Obama e il fallimento degli incentivi “cash for clunkers”

– Riqualificare il settore automobilistico dopo la crisi del 2008 è uno degli obiettivi primari della presidenza Obama.

Coniugare l’incremento nelle vendite di automobili e il rispetto dell’ambiente – posizione che valse a Obama l’importante sostegno delle lobby ambientaliste – sembrerebbe, però, contraddittorio; tuttavia nel 2009 il neoeletto presidente estrasse dal cilindro la mossa vincente per mettere d’accordo Detroit e gli attivisti verdi: importare il modello europeo degli incentivi all’acquisto di nuove auto, meno inclini al consumo e all’inquinamento, in cambio della rottamazione dei vecchi veicoli poco ecologici.
Un provvedimento dispendioso ma, si sperava, dai buoni propositi. Sebbene nel breve periodo Obama ne abbia guadagnato in termini di consenso, il cosiddetto piano “cash for clunkers” (letteralmente “denaro in cambio di rottami”) non ha risollevato le sorti dell’automotive americano come sperato, né ha diminuito il tasso d’inquinamento come previsto.
Un nuovo paper pubblicato dal think tank Resources For The Future dimostra come il 45% degli oltre 650.000 americani che hanno usufruito degli incentivi avrebbe comunque acquistato un nuovo veicolo nell’arco di pochi mesi, a prescindere dalle sovvenzioni; il sussidio che variava dai 3.500 ai 4.500 dollari si è dunque limitato a comprimere la domanda di nuove auto nel luglio 2009, anziché incrementarla nel lungo periodo. Una spesa pubblica di 2.85 miliardi di dollari, dunque, che il governo americano avrebbe potuto risparmiare.

Per quanto riguarda l’obiettivo della tutela dell’ambiente, invece, la riduzione nelle emissioni di CO2 sembra persino trascurabile. Analizzando il trend del consumo di carburante nel periodo giugno-dicembre 2009, infatti, si nota che il risparmio delle vetture sovvenzionate equivale soltanto a 0,23 miglia percorse in più con un gallone, ovvero 87 metri circa per ogni litro; un dato così modesto da mettere in discussione, ancora una volta, l’efficacia dell’intero programma.

A due anni di distanza da “cash for clankers” gli effetti dell’obamanomics sull’automotive cominciano a diffondersi nell’opinione pubblica, insieme al fallimento di Solyndra e i tagli a Medicare. Sono sempre di più gli americani convinti che il piano auto varato nel 2009 sia stata una bufala populista, con effetti indotti soltanto nel breve periodo. Ammantare di ideologia ambientalista – come accaduto anche con i green jobs – il solito interventismo keynesiano è una tattica che gli americani hanno ormai smascherato. Rimane da vedere se faranno tesoro di questa esperienza alle prossime presidenziali.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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