La crisi ai tempi di Twitter, una cronaca politica ironica e dissacrante

 – “Berlusconi candida Alfano. Quale delle tre è più fastidiosa?”. Spinoza.it, sito di satira collettiva, in cui gli utenti inviano motti di spirito surreali sull’attualità politica, commenta così l’ipotesi delle elezioni anticipate ventilata dal Presidente del Consiglio. Lo fa con il tono tipico della rete: dissacrante.

Se, da un lato, i quotidiani sono unanimi nel raccontare con fare cupo e allarmato una situazione nel concreto preoccupante, Twitter, Facebook, YouTube, i siti di contenuti generati dagli utenti vanno in un’altra direzione. Ridono, graffiano, sbeffeggiano, prendono per i fondelli la politica che non ce l’ha fatta e che cede il passo alla tecnica, ai supervisori, ai controllori, a chi, alla fine, conserva un barlume di credibilità. La stessa dote di cui gli omini seduti nell’emiciclo sono privati con sagacia e cinismo dagli internauti: non c’è spazio per l’autorevolezza, ce ne è molto, invece, per l’ironia.

La comicità con cui il web affronta la crisi non è, quindi, leggerezza. Perché è feroce, irridente, mostra i denti, come se le bacheche e i profili dei social network fossero diventati tanti Pasquino digitali. Così come la statua capitolina era per i romani il punto di raccolta delle critiche al potere, allo stesso modo il web è spesso il luogo in cui condividere messaggi cinici e ironici insieme, sani sberleffi alla politica.
Twitter, per esempio, è l’ambiente naturale per l’esplosione di un racconto divertito della crisi.

La cronaca dell’8 Novembre, giornata convulsa in attesa di possibili dimissioni di Berlusconi annunciate da Franco Bechis sul social network e da Giuliano Ferrara, comincia con un hashtag festoso: #AEIOUY, il ritornello di Disco do Samba, dei Two Man Sounds, usato per i trenini di carnevale. L’account @tigella lancia la tag che in poche ore diventa prima tra i trending topic mondiali, i contenuti, cioè, più diffusi su scala planetaria. Alcuni profili stranieri, infatti, riprendono divertiti l’hashtag spiegando come si tratti della festa per la probabile caduta di Berlusconi. Beppe Beppetti scrive: “Che giorni tristi. Se Berlsuconi si dimette chi prendo per il culo?”. Fabio Chiusi commenta: “Se poi B si dimettesse davvero lo avremmo saputo su Twitter. Un’altra sconfitta del Cav”.

L’altra hashtag seconda in classifica è #dimissioni. Nasce tramite la diffusione delle notizie Ansa: i commenti non mantengono, però, un tono istituzionale. Scrive Francesca_Me: “Se sarà sfiducia o dimissioni registrerò l’intera edizione serale del Tg4. Voglio vedere Fede in lacrime”. Oppure LorenzoLucon: “Ora Ferrara è andato a pranzo. Notizie sulle dimissioni dopo le 23.00”.
Su Twitter gli eventi non sono solamente commentati e diffusi, ma prendono forma con grande rapidità. Qui è nata la notizia del probabile addio del premier, poi smentito in serata, lanciata tramite l’account di Bechis il quale, per dare prova della veridicità dell’informazione, condivide il file audio della telefonata con un parlamentare di spicco del Pdl. Si tratta di Crosetto, che prima smentisce, poi tentenna, infine ammette, forse rammaricato dal fatto di aver iniziato la conversazione con un appellativo non proprio gentile rivolto a Berlusconi: testa di c.

Al di là del merito della vicenda, e dalla rilevanza dell’informazione in termini giornalistici, conta capire perché Twitter è, più di Facebook e di altri luoghi di condivisione, lo spazio adatto per dare forma alle notizie. Non solo per condividerle, ma addirittura per crearle. Dipende, presumibilmente, dalla natura del legame tra followers, molto diversa da quella tipica delle relazioni amicali o di prossimità affettiva. Su Twitter prevalgono la ragione e l’informazione, su Facebook, l’altro grande contenitore, invece, l’emozione e il gusto personale.
Nei giorni successivi, infatti, è sempre sul social network da 140 caratteri che continua la cronaca irriverente della crisi di Governo: oltre all’hashtag #vivalafuga, tramite il quale gli utenti descrivono le eroiche gesta di chi abbandona il Titanic del Pdl, furoreggia #laresadeiconti. È Il Fatto Quotidiano a lanciare la tag per commentare, minuto per minuto, cosa avviene a Palazzo Grazioli, dove si trova il Premier, prima e dopo il voto sul rendiconto di Stato. Il racconto della giornata è a tratti surreale: “Rientrano i 4 barboncini del conte Grazioli dopo la canonica passeggiatina col domestico”. Oppure, sempre il quotidiano, scrive: “Palazzo, uno dei fedelissimi della scorta rosicchia da minuti la stanghetta degli occhiali da sole”.

In serata, dopo l’esito della votazione alla Camera, scala la classifica dei trending topics #308, numero dei deputati che hanno votato a favore del rendiconto. Luca Sofri scrive: “308 is the magic number”. Lo è, perché diventa il mantra di Twitter.
La stramba dinamica delle annunciate dimissioni del presidente del consiglio, posticipate alla votazione della legge di stabilità, chiesta con sempre maggiore pressione dai partner internazionali, diventa oggetto di un nuovo tam-tam: #poimidimetto. Originata da Reshep86, che scrive: “Guardo l’ultima puntata di Beautiful poi mi dimetto”, diventa la parola chiave per indicare ogni possibile motivo di indeterminato rinvio. Continua l’autore: “Aspetto che Antonio Di Pietro azzecchi un congiuntivo poi mi dimetto”. Prosegue Mammonss: “Ponte sullo stretto, Salerno-Reggio Calabria, Messi, poi mi dimetto”.

Insomma, non c’è sacralità del potere in rete, non c’è autorevolezza intoccabile. Anche dopo l’annuncio della nomina come senatore a vita di Mario Monti, mossa considerata la benedizione di Giorgio Napolitano al Governo tecnico, nasce l’hashtag #FullMonti, che riprende con ironia e storpiandolo il titolo del noto film inglese. La lancia RobertoRao e in tanti lo seguono. FedeManci, per esempio, si chiede: “Che faccia avrà avuto B. mentre controfirmava il decreto di nomina di Monti?”, Marco_Sporte scrive: “Monti, Monti, Monti. (Tre) Monti”.

Il 10 Novembre, invece, prende quota la parola chiave che omaggia la prima pagina de Il Sole 24 Ore: #fatepresto. Il titolo si riferisce all’editoriale del direttore Napoletano il quale, per descrivere lo tsunami della crisi, prende in prestito l’appello che Il Mattino lanciò dopo il terremoto in Irpinia. Circolano, così, false prime pagine del quotidiano il cui obiettivo è fare ironia sulla gravità della situazione: “Sbrigateve!”, recita una. “Dai cazzo!”, è l’altra, con il tormentone del duo I soliti idioti, programma comico di Mtv.

Su Facebook, invece, la pagina con maggior numero di like è “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”, seguita da 439.622 persone. Mentre a essere condivisi sono soprattutto gli articoli di cronaca dei maggiori quotidiani.
Insomma, la narrazione della crisi è soprattutto opera dei twittatori, i quali si distinguono, rispetto ai frequentatori di altri social network, per l’attenzione alla rapidità, all’aggiornamento, come se Twitter fosse davvero, e ormai lo è, uno strumento per fare giornalismo. Quello che non guarda in faccia il potere, ma ama riderci su.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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