di SIMONA BONFANTE – Mario Monti ha – in potenza – una larga maggioranza parlamentare. Trasversale, meta-politica. Diversa da quella risultata alle elezioni tenute quasi quattro anni fa. Ma la Costituzione, questo argomento, non lo prefigura. La democrazia si regge sulle regole, quelle formali, non sui costumi ‘materiali’. E quanto sia sostanza la forma, per chi svolge ruoli istituzionali, dovremmo averlo appreso nel corso accelerato di economia e finanza che, più o meno proficuamente, siamo stati costretti tutti a frequentare, in questi mesi in cui quello che ci eravamo abituati a vedere come una ‘vezzosa anomalia’ si è poi rivelato essere una ‘sciagurata patologia’: lo spread che cresce, ovvero il nostro debito che gonfia, ad ogni nuova, sebbene consueta, manifestazione della unfitness berlusconiana, ad esempio.

Non so che pensare di Ferrara, Feltri, Sallusti ed accoliti che hanno indetto per il 12 a Milano l’inaugurazione del partito ‘elezioni subito’. Né mi interrogo più di tanto sul perché a condividerne la posizione ‘plebiscitaria’ si trovino Di Pietro, Bossi e – con dei distinguo – persino il Pd. È in gioco la nostra sovranità, certo. Ma nei mercati non nelle urne. Possibile che dell’onere di tutelarla, in una circostanza di così incombente gravità, si ritenga investito solo il Presidente della Repubblica?