di CLAUDIA BIANCOTTI – Ammettiamo che davvero, come chiede Berlusconi, si vada a votare nelle prime settimane del 2012. Per allora le tensioni sui mercati potrebbero peggiorare gravemente, rendendo sempre più pesante per l’Italia finanziarsi. Verrebbero di riflesso compromesse ulteriormente le prospettive degli operatori economici privati, a cominciare dal comparto creditizio. Anche se si scansasse un diluvio di disgrazie nel breve termine (perché la legge di stabilità è buona, per un paracadute della BCE, per un intervento del FMI, per il sorgere di nuove opportunità di trading al ribasso su altri paesi), rimarrebbero irrisolti i problemi strutturali. Per quanto si possa fare oggi per decreto, non sarà sufficiente a sciogliere i nodi alla base della bassa crescita: lentissima dinamica della produttività, scarso capitale umano e sociale, proliferare di rendite di posizione, clima poco favorevole all’investimento nazionale ed estero, morale rovinoso. E il premier-forse-dimissionario non sembra intenzionato a consentire la formazione di un governo tecnico di transizione in grado di agire su questi punti.

Quindi: si possono risolvere i problemi andando alle urne? Sì, ma le opzioni sono poche. Anzi, l’opzione è solo una. Si formi una coalizione riformista che comprende donne e uomini di buona volontà di PDL, PD, UDC, FLI e API, che vinca le elezioni con un’agenda precisa, ovvero: rivedere in senso liberale, con grande urgenza, la regolamentazione del mercato del lavoro, il funzionamento della giustizia civile, le modalità e la consistenza dell’intervento pubblico in economia, il sistema di istruzione. Ciascuna altra possibilità è alternativamente preoccupante o disastrosa. Occorre isolare gli estremisti, nessuno escluso: la Lega pronta a bloccare la riforma delle pensioni, ma anche SEL, che renderebbe impossibile mettere mano non solo all’articolo 18 ma anche a tutti gli altri. Via subito dal dibattito le ampolle d’acqua del Po, ma anche il mito della decrescita e la creazione di un mondo alternativo tramite il giardinaggio urbano. Via, in maniera inequivocabile, il populismo: niente culto del capo, che sia Berlusconi o Di Pietro. Si faccia, insomma, una vera rivoluzione borghese, lontani da figure tribunizie e da posizioni irrazionalistiche dell’uno o dell’altro segno.

Non è facile. All’interno del PD prevalgono, almeno per ora, posizioni economiche lontane da quelle che servirebbero. Altrove si pensa più che altro al mercato delle candidature, facilitato da una pessima legge elettorale. I blocchi di potere consolidati in ciascun partito sono difficili da smuovere; potrebbero paradossalmente rivelarsi più liberi di tutti proprio i berluschini orfani del condottiero. E così si rischia un governo di sinistra-sinistra che non sarà in grado di dare risposte adeguate, un governuccio di destra-più-centro ostaggio di Bossi e Calderoli, un’onda di popolarità di Beppe Grillo, o chissà quale altra scemenza, con annessa spirale involutiva dell’economia.

Se davvero si andrà ad elezioni, due elementi saranno necessari a salvare il paese. Uno, la disponibilità dei leader di partito ad allearsi al di là degli schemi odierni, perseguendo obiettivi ben definiti e comunicati in modo trasparente agli elettori. Due, una campagna elettorale fatta casa per casa, che segni il ritorno della creatività nazionale sulla scena pubblica, e che si fondi su un “ci provo quia absurdum di tutti i militanti, gli attivisti, i simpatizzanti, gli intellettuali, i lobbisti, gli imprenditori giovani e meno giovani, gli insegnanti, i presidenti di circolo politico e i membri dei consigli pastorali. Ai cosiddetti “rappresentanti del popolo” che dimostrano di non sapere che cos’è lo spread rispondiamo con scuole di economia gratuite in mezzo alla strada. Ai cosiddetti “visionari” che inveiscono contro l’ormai onnipresente neoliberismo spieghiamo nei dettagli cosa vorrebbe dire per i loro figli poter accedere a un sistema di prestiti d’onore. Si concordi un programma di buon senso economico, poi ognuno si prenda il suo pezzetto di causa. Lo vada a vendere di porta fisica in porta logica, sorpassando a destra e a sinistra le televendite berlusconiane.