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Il segnale della fine (o quasi): si è invertita la curva dei tassi italiani

– Dopo la giornata politica di martedì scorso, culminata nell’impegno del premier Berlusconi di rassegnare le dimissioni dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, i mercati hanno reagito negativamente. Perché? La situazione politica, che nel frattempo sembra aver imboccato l’unica soluzione capace di restituire credibilità al Paese, cioè quella di un governo ad interim per le riforme, negli ultimi giorni era stata dominata dall’ incertezza della prospettiva di elezioni, evento giudicato catastrofico dai mercati finanziari.

I mercati azionari scendono, un segnale preoccupante. Lo spread ha sfondato la quota psicologica dei 500 punti base, situazione drammatica. Il tasso sul decennale è arrivato al 7%, soglia del non ritorno. Tutto qui? No.

L’innesco per l’esplosione del Paese è in un altro fattore, molto tecnico e non citato da nessun commentatore. E’ avvenuta l’inversione della curva dei tassi italiani. Cosa significa?

Osservate il grafico sottostante:

L’asse orizzontale rappresenta le diverse scadenze (gli anni). L’asse verticale del primo grafico rappresenta il rendimento richiesto dagli investitori per i nostri titoli di Stato, che varia per ogni scadenza. L’asse verticale del secondo grafico mostra l’incremento/decremento del rendimento richiesto alle diverse scadenze, rispetto al livello di inizio anno.

Ci sono 3 effetti pericolosi:

  1. L’innalzamento di tutta la curva arancione (aggiornata a ieri), rispetto a quello di inizio anno (in blu), sinonimo di maggiore percezione di rischio da parte degli investitori nei confronti del nostro Paese. Questo effetto è stato ampiamente descritto da tutti i commentatori economici e politici. E’ quello che crea l’aumento dello spread.
  2. La progressiva inversione della curva: in sostanza, il mercato richiede tassi maggiori per i titoli di Stato con scadenze minori. Chiedo più rendimento per un titolo a scadenza 5 anni che non per uno a 10 anni. Cosa significa? Che penso che ci sia maggiore probabilità di un default nel breve termine, quindi voglio un rendimento maggiore per assumermi questo rischio. Lo stesso fenomeno è accaduto alla Grecia. Questo è un indicatore molto importante per prevedere un evento creditizio. E noi ci siamo quasi.
  3. Il secondo grafico, che mostra la variazione dei rendimenti alle diverse scadenze rispetto ad inizio anno, mostra come l’incremento sia oggi focalizzato sulle scadenze più brevi, ulteriore prova della nostra debolezza.

Insomma, siamo in mezzo ad un grosso pasticcio. Inoltre, consideriamo che la BCE sta continuando a comprare, senza però che ciò produca effetti di contenimento dello spread (oggi a 520 punti base).

Infine, è notizia di mercoledì 9 novembre che la LCH. Clearnet, la cassa di compensazione europea, ha deciso di aumentare i margini (dal 3 al 5,5%) per tutte le istituzioni finanziarie che decidono di dare come collateral (che rappresenta la contropartita “materiale”) titoli di Stato italiani per operazioni di rifinanziamento a breve termine (in gergo le operazioni di repo). In sostanza, i nostri titoli di Stato sono considerati poco sicuri.

E’ ovvio che a questo punto difficilmente potremo continuare a rifinanziare il nostro debito sul mercato. I tassi richiesti sarebbero insostenibili (già oggi si stima un incremento della spesa per gli interessi tra gli 8 ed i 10 miliardi di euro), con il rischio che l’offerta non sia interamente coperta dalla domanda, o peggio che le aste vadano deserte (si ricorda che la BCE non può operare sul mercato primario ma solo sul secondario). Le banche italiane, già oberate dai titoli di Stato, non possono appesantire ulteriormente i loro attivi, stante l’aumentato rischio di dover effettuare una svalutazione, il che richiederebbe significativi aumenti di capitale per ripristinare la robustezza del patrimonio (oggi si richiede un Core Tier 1 del 9%).

Siamo ormai entrati nel tanto temuto avvitamento della crisi. Siamo commissariati dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Solo un fortissimo shock politico ed economico ci darà la possibilità di uscire da questo lungo e buio tunnel. La strada intrapresa ieri, con la nomina di Mario Monti a senatore a vita, e la convergenza delle forze politiche principali su un eventuale governo da lui guidato,  era l’unica responsabile. Speriamo basti, speriamo non sia già troppo tardi.


Autore: Davide Burani

Nato a Saronno nel 1983, liberaldemocratico di formazione, laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, ha sempre lavorato nel mondo della finanza, di cui è appassionato cultore. Oggi è in fase di "riconversione professionale".

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