L’Iran costruisce l’atomica e il mondo ha un grosso problema in più

– L’Iran sta costruendo la bomba atomica. Lo dice ufficialmente l’Aiea, portando le prove, argomentando, partendo dal punto di vista di un ente neutrale, della “comunità internazionale”, dell’Onu. Il fatto che Teheran stesse portando avanti un programma militare nucleare clandestino, parallelamente a quello civile legale, era una cosa sospetta da almeno 9 anni. Ma finché erano dissidenti iraniani ad affermarlo, o fonti di intelligence israeliane o statunitensi, c’era sempre, comunque, la possibilità di difendersi dietro alla tesi della “cospirazione” ai danni dell’Iran.

Anche ieri sera Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran, ha puntato il dito contro gli Usa, affermando che il rapporto Aiea sia basato su fonti di Washington. Ma sa che ormai la posizione del suo regime è indifendibile. Sa che l’Onu è consapevole che il suo Paese sta portando a termine un programma nucleare clandestino, illegale. Come minimo dovrà aspettarsi di essere ulteriormente ostracizzato, con nuove sanzioni e rotture di legami diplomatici. E, di fondo, a Teheran aleggia sempre la paura di un attacco preventivo israeliano. Il governo di Gerusalemme, da una settimana, sta alimentando questo incubo, soprattutto per metter sotto pressione i suoi alleati e intimorire l’Iran. Anche ieri ha ribadito di non aver bisogno di alcuna autorizzazione internazionale prima di passare all’azione. Gli Stati Uniti si celano dietro a una cortina di silenzio. La Casa Bianca si riserva di studiare il rapporto Aiea prima di formulare una risposta ufficiale.

Gli Usa hanno già un conto in sospeso con l’Iran. Appena due settimane fa gli iraniani hanno tentato di compiere un attentato in territorio americano. Washington stava appena rispondendo con sanzioni unilaterali e mettendo a punto una proposta di misure punitive da approvare tramite il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ora il dossier atomico, si unirà al dossier terrorismo e le sanzioni saranno molto più rigide del previsto. La Francia si dichiara disponibile ad appoggiarle. La Russia, che ha aiutato l’Iran (stando allo stesso rapporto dell’Aiea) non solo a procurarsi la tecnologia nucleare, ma addirittura a progettare i detonatori per le nuove bombe atomiche, si ritrova in minoranza, sul banco degli accusati. In sede di Consiglio di Sicurezza non avrebbe molti argomenti per opporre un veto alla proposta di nuove sanzioni.

Fin qui la diplomazia. Ma adesso torniamo al mondo reale.

L’ultimo rapporto dell’Aiea afferma che la bomba sia realmente l’obiettivo dell’Iran. E che manchino appena pochi mesi alla sua realizzazione. Ci sarà modo di fermare questo progetto, prima di ritrovarci con una nuova potenza nucleare nel Medio Oriente? Ma soprattutto, qualcuno lo vuole realmente fermare? Giunti a questo punto, le sanzioni non possono fisicamente arrestare il processo di produzione. Avrebbero potuto farlo anni fa, non adesso. Ma anni fa si diceva e si credeva che l’Iran non volesse la bomba. Lo affermava anche il rapporto delle agenzie di intelligence Usa, il Nist, nel 2007: dal 2003, secondo gli “007”, l’Iran aveva rinunciato all’arma atomica. Anche quest’anno il giornalista di inchiesta Seymour Hersh, sulle colonne del New Yorker, pubblicava un lungo articolo in cui spiegava che l’Iran non avesse alcun programma militare. Adesso, invece, siamo quasi certi che ce l’abbia, ma è troppo tardi per far funzionare l’arma delle sanzioni. Alternative? Un isolamento diplomatico dell’Iran è un’azione simbolica, ma non arresta sicuramente l’arricchimento dell’uranio. Un’azione di sabotaggio, come quella effettuata da ignoti con il virus informato Stuxnet, ha bloccato tutto per pochi mesi, ma dal rapporto Aiea apprendiamo che i suoi effetti sono già finiti. Guardando in faccia la realtà, non possiamo non arrivare alla conclusione che l’unico modo per fermare il programma nucleare iraniano è un attacco preventivo. Ma qualcuno può o vuole lanciarlo?

E’ difficile, se non impossibile, che Israele attacchi da solo. Non lo può fare per motivi geografici: i suoi aerei dovrebbero sorvolare territori ostili (Arabia Saudita, Siria, Libano) o territori neutrali che potrebbero opporre un veto al loro passaggio (Iraq, la cui difesa aerea è ancora nelle mani degli Usa). Un raid è reso difficile per motivi tecnologici. Se vuoi colpire un Paese dal mare, lo puoi fare efficacemente solo con missili da crociera, Tomahawk o equivalenti. Israele ha chiesto i Tomahawk agli Stati Uniti, ma non li ha ottenuti. I suoi sottomarini potrebbero (il segreto è d’obbligo) essere armati con missili Popeye, non abbastanza precisi per condurre un raid preventivo. Gli aerei israeliani non sono invisibili ai radar iraniani. Potrebbero essere avvistati sul Golfo Persico e attaccati da forze soverchianti. Anche nel caso riuscissero a giungere sugli obiettivi, ad Arak, Natanz, Qom, verrebbero individuati dopo il lancio dei primi missili o lo sgancio delle prime bombe e avrebbero ancora un migliaio di km di volo prima di uscire da uno spazio aereo ostile e rientrare in Israele. Non avrebbero alcuna base amica in cui atterrare nei pressi dei loro obiettivi.

Se Israele, da solo, non ha la possibilità di attaccare (a meno che non ci sorprenda di nuovo con “effetti speciali” totalmente imprevedibili), chi potrebbe dargli una mano? Le risatine di Barack Obama e Nicolas Sarkozy su Benjamin Netanyahu, ai margini del G20 di Cannes, dicono tutto. «Non lo posso più vedere, è un bugiardo», dice Sarkò. «Tu ne sarai anche stufo, ma io devo averci a che fare tutti i giorni» gli risponde Obama. Un teatrino che spiega tante cose. Di sicuro spiega che i due presidenti non vogliono rischiare di far morire dei loro cittadini per difendere questo “rompiscatole”, alla testa di un Paese che un diplomatico francese definì, giusto pochi anni fa, un «piccolo Paese di merda», che ci trascinerebbe tutti in guerra.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

5 Responses to “L’Iran costruisce l’atomica e il mondo ha un grosso problema in più”

  1. fabrizio scrive:

    La IAEA é la stessa che diceva che Saddam NON aveva armi di distruzione di massa, ma allora, siccome quella non era la risposta giusta, le Nazioni se ne sono fregate ed hanno attaccato l’IRAK..salvo poi scoprire che Saddam NON aveva tali armi…
    Adesso la IAEA dice che l’IRAN vuole dotarsi dell’arma atomica ed allora tutte le Nazioni: ….vedi, lo dice anche la IAEA…. (che la IAEA abbia imparato la lezione di non “scontentare” mai i potenti??).
    Ed anche se fosse la veritá che l’IRAN vuole il nucleare, beh?? perché no?? solo perché non piace agli USA ed a Israele??
    Israele HA il nucleare e nessuno ci trova nulla da dire. Perché l’Iran, quindi, non dovrebbe potersi dotare del nucleare – fino a prova contraria – a scopo energetico??
    Vogliamo davvero farci trascinare in un altra guerra per la “sopravvivenza” di Israele??

  2. fabrizio c’e’ un piccola differenza tra israele e iran.
    israele non ha mai celebrato la distruzione dell’altro, l’Iran si.

  3. donato scrive:

    Dopo Gheddafi uno così scemo da rinunziare alla Bomba non si troverà più.

  4. Paolo scrive:

    Ma ci vuole un corso accelerato di logica per capire cosa significa l’atomica in mano a Ahmadinejad?! Forse comincio a capire perché molti Ebrei Israeliani si affidano a Bibi.

  5. Andrea B. scrive:

    Se le cose ormai stanno a questo punto, affidiamo le nostre speranze al concetto della “M.A.D.” Mutually Assured Destruction… del resto la consapevolezza della certezza di una reciproca distruzione ha funzionato per tutta la guerra fredda.
    Se Isreale venisse un domani realmente attaccato con una bomba atomica ( una basterebbe ed avanzerebbe per distruggerlo), i suoi missili, al sicuro in bunker protetti e sui sottomarini sarebero in grado di trasformare l’ Iran in una distesa di cenere radioattiva.
    Non è una prospettiva tanto incoraggiante però…

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