Che senso avrebbe la democrazia a scapito della libertà?

– Chi ha iniziato ad accendere il fuoco!

Chi ha inventato la ruota!

Chi ha ideato la scrittura!

Consegnatemeli  perché mostri loro le conseguenze delle loro “magnifiche” idee!

Che osservino  i milioni di morti falcidiati  sulle strade  dal metallo lanciato sulle ruote!

Che rabbrividiscano sapendo che uccide più la penna della spada!

Che osservino la desolazione dei boschi distrutti dalla mano criminale dei piromani!

Essi mi risponderanno:

“Non ho inventato la scrittura per uccidere, ma perché Omero o Dante o Shakespeare potessero trasmettere alle generazioni future poesie e prose immortali!”

Ho controllato il fuoco perché l’uomo possa riscaldarsi nei  gelidi inverni e cuocere il cibo prima che marcisca!

Ho inventato la ruota per sollevare il debole essere umano da sforzi sovrumani per trasportare se stesso e i suoi beni!”

Il senso è che qualunque cosa o azione ideata per il bene dell’umanità rischia di danneggiarla se gli esseri umani non la utilizzano con saggezza.

Allora anche gli hedge funds, i derivatives ed i mutui subprime non sono stati ideati da menti diaboliche per distruggere l’economia mondiale! Sono strumenti finanziari che necessitavano di regole. Regole che i politici non hanno voluto scrivere perché faceva loro comodo, per accumulare consenso elettorale, lasciando che si creassero delle bolle speculative di vasta proporzione.

Anche la  “Democrazia” inizialmente è stata ideata per il bene del popolo, per la sua felicità, per renderlo libero di scegliere i propri rappresentanti.

Se è così  perché questo degrado  in cui è ridotta la res publica italiana?

Come è possibile che chi ha causato questo disastro si faccia scudo della “Democrazia”  per compiere le peggiori azioni nel suo nome, nel nome della “volontà del popolo” elettore?

La “Democrazia” non deve degenerare in  un feticcio da venerare , per il quale avere “una passione stravagante e irrazionale” , si tratta in realtà di uno strumento di gestione e regolazione della vita pubblica e come tale migliorabile nel tempo, perfezionabile, ma sempre soggetto al reale utilizzo da parte degli uomini.

Innumerevoli sono state nei millenni le varianti della “Democrazia”.

Non tutti gli abitanti dell’antica Atene potevano partecipare alla gestione della Polis ma solo gli uomini liberi cittadini, non gli stranieri residenti (meteci), non gli schiavi né le donne. Naturalmente oggi non esistono più gli schiavi, e’ auspicabile il diritto di voto allargato agli stranieri stabilmente residenti per evitare sacche di apharteid e le donne in Italia  votano dal 1946 .

Dal1946 inpoi le norme che regolano il voto si sono susseguite in un crescendo bulimico di riforme, controriforme, leggi più o meno “truffa” e via dicendo.

Oggi una ulteriore riforma elettorale con la reintroduzione del voto di preferenza è senz’altro condivisibile ma a patto che si applichi finalmente l’art 49 della costituzione che recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Altrimenti il rimedio della reintroduzione del voto preferenziale sarà peggiore del male.  E’ fondamentale attuare una reale trasparenza nell’organizzazione interna dei partiti. Ed anche all’interno delle organizzazioni sindacali, con l’applicazione di un altro articolo troppo a lungo negletto della nostra Costituzione:  l’articolo 39. Solo così si potrà superare il patto scellerato che accomuna i sindacati ai partiti nella strenua difesa della loro castale opacità. E realizzare così una “democrazia informata” , auspicio che ho sentito risuonare nell’aria nel corso del convegno promosso da Libertiamo e il Futurista a Viterbo lo scorso fine settimana.

Non cascate tuttavia nell’illusione di contribuire alla creazione di  una democrazia perfetta. Qualunque miglioramento sarà apportato alla “macchina” dell’organizzazione politica del popolo  essa sarà sempre  inevitabilmente soggetta allo stato della società in quel momento. Se la società  è corrotta e se la meritocrazia non prevale sul pressappochismo si potranno  ideare i criteri di governo più avanzati, si potranno  stabilire le sanzioni più dure per combattere la corruzione, ma a cosa  serviranno se il cuore della società è marcio?

Tra i numerosi interventi cui ho assistito durante la due giorni di Stra.de a Viterbo, quello di una giovane ragazza mi ha colpito particolarmente. Non ricordo bene le sue parole il concetto era più o meno questo:

Il marcio nella società non sarà certo estirpato da chi scende in piazza gridando slogan di fuoco contro le istituzioni, le banche, le multinazionali, e poi, invece, nella vita di tutti i giorni continua ad accettare compromessi, a rendersi disponibile ad andare a letto con un professore per superare un esame, a chiedere che il padre che attivi tutte  le sue relazioni per trovargli un posto fisso in qualche elefantiaca impresa partecipata, ad indebitarsi fino al collo per disporre subito del gingillo elettronico più alla moda”.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

3 Responses to “Che senso avrebbe la democrazia a scapito della libertà?”

  1. Andre scrive:

    Perdonami, ma non ho capito il concetto di fondo. Sarà che mi sono lasciato distrarre dal titolo, che poi nell’articolo è poco sviluppato (non si parla più di libertà ma di altre cose).

  2. Giovanni Papperini scrive:

    Caro Andre,

    In effetti ho dato quasi per scontato , in ambito liberale e liberista, la consapevolezza che ,pur vivendo all’interno di un’organizzazione statuale con caratteristiche esteriori e formali di democrazia rappresentativa e liberale, in realtà tutta questa libertà non ci sia. Gli Italiani troppo spesso sono trattati più da sudditi che da liberi cittadini . Rivolgersi alla giustizia civile per combattere un sopruso, come ad esempio la mancata restituzione di un deposito cauzionale, è un azzardo costoso e spesso le spese ed il tempo perso non valgono la candela. Tuttavia , ed è questo il concetto di fondo che desideravo emergesse dall’articolo: noi cittadini non dobbiamo attenderci miracoli da una, sempre perfettibile, organizzazione del governo della società sia che si chiami Democrazia rappresentativa ,sia che assuma un’altra veste. Dobbiamo agire in prima persona per conquistarci giorno per giorno la nostra Libertà.

  3. Andre scrive:

    Ora è molto più chiaro, nonchè condivisibile. La mia era una critica più alla forma dell’articolo, forse con troppa carne al fuoco.
    Il problema è cambiare totalmente il punto di vista del cittadino nei confronti dello Stato, cosa a mio modesto avviso attualmente impossibile.

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