Ai mercati la promessa di Berlusconi non basta. Via subito

PIERCAMILLO FALASCA – Questa non è una normale crisi di governo, questa è una crisi del debito sovrano. Il numero più importante della giornata di ieri non è 308, ma 500, la soglia che lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha sfondato (mentre scrivo, tocca i 550). Lo scenario che si prospetta dopo l’incontro tra Napolitano e Berlusconi – le dimissioni dopo l’approvazione della legge di stabilità, consentita dall’atteggiamento morbido delle opposizioni – è già stato condannato dai mercati, che non possono tollerare uno stallo che potenzialmente potrebbe durare mesi.
Nessuno, tolto qualche giornalista gonzo che oggi ci ha fatto il titolo di apertura del proprio quotidiano, crede che il maxi-emendamento alla legge di stabilità conterrà davvero le misure contenute nella famigerata lettera d’intenti all’Unione Europea. Un governo senza maggioranza numerica alla Camera, ormai fermo da mesi, non ha la minima chance di presentare all’opinione pubblica e agli investitori internazionali un piano credibile per i prossimi mesi. Gli osservatori di tutto il mondo hanno ormai imparato a capire la politica italiana meglio di quanto crediamo: sanno che l’intento di Berlusconi è portare il paese alle elezioni, di fatto restando in sella fino a febbraio. E’ un lasso temporale troppo lungo, l’Italia ha bisogno in tempi rapidissimi di misure straordinarie di riduzione della spesa corrente, di abbattimento del debito e di riordino del suo sistema fiscale, oltre ai più volte auspicati interventi di liberalizzazione del mercato del lavoro, dei servizi professionali, dell’energia, dei trasporti e del commercio.

Se si vuol rispettare l’iter fissato ieri tra il capo dello Stato e il premier, si approvi la legge di stabilità entro questa settimana, affinché le consultazioni per l’eventuale formazione di un nuovo esecutivo inizino già lunedì. Se Berlusconi fa orecchie da mercante e prova a prendere tempo, per ritrovare 316 voti alla Camera (a quel punto dimettendosi per chiedere un reincarico) o per scegliere tempi e temi delle elezioni anticipate, la soluzione non potrebbe che essere la presentazione immediata di una mozione di sfiducia, lasciando legge di stabilità e manovra aggiuntiva alla responsabilità e alla buona coscienza di chi vorrà poi sostenere un governo di credibilità nazionale.

L’incertezza sulle dimissione del Cav. non è l’unica determinante dello sprofondamento odierno. Per chi ha un po’ di tempo e qualche nozione finanziaria, consigliamo questo post di Phastidio.net


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

5 Responses to “Ai mercati la promessa di Berlusconi non basta. Via subito”

  1. In effetti vi è una ragione per la quale Berlusconi si dovrebbe dimettere immediatamente: per smentirvi.
    Lo spread continuerebbe ad aumentare, e sarebbe chiaro a tutti che il problema non era Berlusconi.
    A quel punto reincarico a Berlusconi e governo alle camere. Fiducia e maggioranza ampia? ok.
    Mancata fiducia? Elezioni subito.

  2. Andre scrive:

    Poniamo l’ipotesi peggiore, che le consultazioni non portassero alla formazione di una nuova maggioranza. In questo caso la situazione sarebbe migliore? Personalmente credo che avrebbe dovuto dimettersi 3 anni fa Berlusconi, ma in questa situazione l’unica è cercare una collaborazione tra maggioranza e opposizione, anche a costo di accettare un Berlusconi quater credo (ho perso il conto) fino alle elezioni in inverno o primavera.

    P.S.
    Comunque Fli avrebbe dovuto dimostrare un pò più di decisione in questa fase, e forse un Fini dimessosi da Presidente della Camera avrebbe avuto più libertà (e a mio parere più dignità, ma questo è una mia personale opinione).

  3. Parnaso scrive:

    Chissa quando Berlusconi uscirà di scena oppure sarà in posione orizontale non su un letto, ma su una bara, se diranno che se le cose vanno male è ancora SOLO e UNICAMENTE colpa sua.
    Anche io sono delusissimo (dal Berlusconi, che mi meno simtipatico dal caso-Boffo)ma perchè non ha fatto la rivoluzione liberale (lo dico da chi ha rapporti con fisco e ci trobviamo peggio del biennio di Visco); ma il dramma è che le riforme imposte dalla ormai famosa lettera BCE non mi sembra costituiscno il DNA dello schieramento avversario di Bersani & co. (il Terzo polo non lo considero, per ora, perchè quando non ci sarà il Berlusca, non servirà che ci sia anche un terzo polo, ossia un CDX senza Berlusconi a capo).

  4. Piccolapatria scrive:

    Insomma è sempre colpa di quell’immondo personaggio, per dritto, per rovescio, di sopra e di sotto, in qualunque modo si ponga egli è l’ideale capro espiatorio. Italiani siamo! Se, a dimissioni concretamente avvenute, la borsa non migliorasse che si farebbe? Lo si fa fuori anche fisicamente, senza tanti complimenti e magari, poi, lo si espone al ludibrio pubblico perchè non ci siano dubbi sulla sua definitiva scomparsa? Ma, davvero, pensate che gli speculatori si fermerebbero? Ma, dai!

  5. Matteo scrive:

    Che pena vedere persone di pseudo cultura liberale ad affannarsi come un Vendola qualsiasi od una bionda giornalista di SKY affannarsi a spiegare che il crollo in borsa è dovuto al fatto che Berlusconi è si andato via, ma non abbastanza.
    Analizzare i numeri e chi li gestirà no?

    Ripeto: che pena.

Trackbacks/Pingbacks