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In mezzo a tante buone idee, Renzi ne infila una pessima: il servizio civile obbligatorio

– Dalla convention della Leopolda di alcuni giorni fa sono emerse una serie di proposte che giustamente hanno attratto l’attenzione di molti commentatori di area liberale.

I 100 punti di Matteo Renzi includono parecchie riforme innovative rispetto allo status quo e particolarmente dirompenti in relazione al pregresso ideologico della parte politica dalla quale proviene – dall’abolizione del bicameralismo alla soppressione delle province, dalla privatizzazione in prospettiva dei canali RAI all’abolizione dell’IRAP e alla riforma delle pensioni, dalla liberalizzazione di professioni e dei servizi pubblici locali all’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Non c’è dubbio, quindi, che il bilancio d’insieme del “Bing Bang” sia più che positivo.

Forse, però, 100 punti erano un po’ troppi e nell’ultima parte del documento la stanchezza doveva cominciare a farsi sentire, così che al sindaco di Firenze non è riuscito il “percorso netto”.

In effetti il testo dei “rottamatori”, oltre a pagare qua e là qualche pegno al politically correct, ha una brutta caduta di tono proprio sul finale, al punto 99 (“Servizio civile obbligatorio”).

“Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.”

In un programma per ampi versi liberale e liberalizzatore, questo punto è un’evidente concessione a visioni socialstataliste – quasi un tributo ad alcune constituencies di cui probabilmente il sindaco Renzi sente di avere il bisogno.

Non è un mistero che il principale beneficiario di un servizio civile obbligatorio sarebbe quella galassia dell’associazionismo che – fino alla sospensione della leva pochi anni fa – ha prosperato sul lavoro coatto e sottopagato degli obiettori di coscienza e che probabilmente ora ritiene insufficienti le “risorse” garantite dall’attuale servizio civile volontario.

Come sappiamo, peraltro, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, etc. al di là delle specifiche missioni rivestono anche de facto un altro ruolo strategico – quello di incanalare chi vi prende parte verso il sostegno alle polarità politico-culturali più consolidate nel nostro paese, in particolare il mondo cattolico e la sinistra.

E’ chiaro, in questo senso, che la prospettiva del servizio civile non risponde esclusivamente a finalità “sociali”, ma anche inevitabilmente a finalità di arruolamento – e la proposta scaturita alla Leopolda indubbiamente conferirebbe al terzo settore un potere notevole, un vero e proprio “jus primae noctis” su tutti i giovani italiani.

Nei fatti si tratterebbe di tornare indietro ad un passato che è durato anche troppo ed a tutta una serie di questioni che sembrano irrilevanti in ottica di pianificazione politica, ma che poi diventano importanti quando riguardano la vita delle persone.

La reintroduzione di una “naja civile” – va da sé – farebbe riemergere la figura del “renitente”. E allora come si pensa di punirlo? Con il carcere come ai vecchi tempi?

E che potere avranno le associazioni sui nuovi servitori civili? Cosa succederà se il giovane non si presenta, non è puntuale o “non lavora bene”?

Gli enti potranno richiamarlo formalmente? Ricusarlo? Saranno possibili trasferimenti punitivi?

In un bel libro pubblicato alcuni anni fa, “Il Servizio Incivile”, l’attivista per i diritti umani Valentina Piattelli metteva in luce le mille contraddizioni pratiche ed etiche del “volontariato coatto” – con le associazioni che erano diventate a tutti gli effetti “soggetti preposti all’attuazione della coscrizione, al pari di caporali o di altro personale addetto alla leva” e con i giovani obiettori costretti ad un’esperienza “nella stragrande maggioranza dei casi deludente, frustrante, inutile e spesso anche avvilente e mortificante”.

In ogni caso, il servizio civile obbligatorio è una forma di corvée e dal punto di vista liberale rappresenta una violazione inaccettabile del diritto alla libertà individuale di movimento, di lavoro e di associazione – va detto che, così concepito, sarebbe anche problematico dal punto di vista di varie convenzioni internazionali di cui l’Italia è firmataria.

Ad esempio secondo la Convenzione sul Lavoro Forzato del 1930 si configura come lavoro forzato “qualsiasi lavoro o servizio che è estorto ad una persona sotto la minaccia di una sanzione e per il quale quella persona non si è offerta volontariamente.

Similmente nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali riduzione in schiavitù. C’è un comma apposito che esclude dall’applicabilità dell’articolo il servizio militare ed il servizio sostitutivo imposto agli obiettori di coscienza. Questa menzione esplicita da un lato dimostra che il servizio militare ed il servizio sostitutivo per gli obiettori rientrerebbero altrimenti a tutti gli effetti nella definizione di riduzione in schiavitù – dall’altro non lascia spazi di ammissibilità ad istituti diversi quali un servizio civile generalizzato.

Risulta, tra l’altro, cogente anche l’articolo 20 comma 2 della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” che prescrive che “nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione”.

Insomma l’introduzione di una coscrizione civile è qualcosa che stona parecchio con l’impianto complessivo del “programma” scaturito dall’evento fiorentino.

Dato che nei programmi di solito le parti “peggiori” hanno più chances di trovare sostegno e realizzazione di quante ne abbiano le parti “migliori”, su questa questione tutti i liberali dovranno stare all’erta

 


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “In mezzo a tante buone idee, Renzi ne infila una pessima: il servizio civile obbligatorio”

  1. jj scrive:

    Cosa c’entra il servizio di leva con il volontariato?????????? Aiutare gli altri è proprio un limitare la libertà personale vero??? Magari crescerebbero giovani con più sani principi, piuttosto che questa generazione di m***a incapace di fare qualcosa di costruttivo se non andare ad ubriacarsi nei locali o a strusciarsi nelle discoteche. Aiutare i meno fortunati è una cosa bella invece e non dovrebbe nemmeno essere una cosa obbligata da renzi, ma dovrebbe essere una cosa che in cuor suo ognuno dovrebbe pensare di fare. Che articolo del cazzo.

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