Categorized | Economia e mercato

Mario fa l’americano

– Due giorni dopo il suo insediamento al vertice dell’Eurotower, Mario Draghi ha tagliato i tassi di 25 basis points.  La mossa potrebbe non avere particolare rilevanza giacché è nei compiti della Banca centrale europea orientare la politica monetaria, ma il debutto di Draghi potrebbe anche  significare un cambiamento di strategia nel governo dell’economia europea in questo difficile momento.

Sin dalla sua nascita infatti la banca centrale ha ottemperato il suo mandato sempre con particolare attenzione al contenimento dell’inflazione nel rispetto dell’articolo 105 del trattato istitutivo. Anche nei momenti di crisi degli anni scorsi, laddove la Federal Reserve attuava una politica espansiva dando sostegno alla circolazione di denaro, i predecessori di Draghi si preoccupavano di contenere anche i più trascurabili segnali di riscaldamento dell’economia.

Il taglio dei tassi è ancora più sorprendente se si considera che l’inflazione media in area Euro è intorno al 3% (un punto abbondante in più rispetto agli obiettivi di Maastricht), che il nostro Paese, uno dei più a rischio, ha recentemente aumentato l’iva e che il prezzo del petrolio ha ricominciato a salire.

Dunque la scelta di Draghi è sicuramente di rottura rispetto al passato e indica una nuova strada per combattere le debolezze dell’Europa.  Coerentemente con i suoi ripetuti appelli alla crescita lanciati al governo italiano e rimasti inascoltati, non si limita a immettere liquidità nel sistema ma utilizza l’arma più potente in suo possesso perché la macchina si riavvii. Contemporaneamente fa un duro monito ai governi perché mettano in campo quelle azioni atte a ridurre il debito e le tensioni sui titoli di stato.

E’ possibile che l’esperienza maturata negli Stati Uniti, prima in Goldman Sachs e poi a Princeton, gli abbia dato una formazione  diversa  da quella che caratterizza coloro che spesso abbiamo definito spregiativamente come i “burocrati di Bruxelles”. Indubbiamente inizio più autorevole e coraggioso del suo mandato non poteva esserci. E’ forse l’inizio di una stagione nuova, in Europa come in Italia.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

One Response to “Mario fa l’americano”

  1. Roberto Patrone scrive:

    ma pensate veramente che l’aumento della leva creditizia sia utile, e un bene, in queste condizioni? Lasciamo stare pure l’inflazione: http://www.cmegroup.com/tools-information/lookups/advisories/clearing/files/Chadv11-399.pdf , ma chi è che ritiene veramente utile un taglio dei tassi data la situazione attuale? perchè a me ste cose fanno molto ridere

Trackbacks/Pingbacks