Quando il sindaco (Alemanno) si incazza

– I sindaci sono star. O almeno lo sono quelli delle grandi città. Sono personaggi al centro dell’ immaginario politico del Paese, sono uomini che devono “fare” comunicazione.

In questi giorni il sindaco di Roma Alemanno è stato spesso protagonista nei media (battaglia di San Giovanni, allagamenti ecc.), ma è da molto che le sue modalità comunicative sono degne di nota.

Alemanno mette in atto quattro formule di comunicazione diverse:

1)    “iperattivismo”: Alemanno comunica un personaggio iperattivo, al lavoro continuo e senza sosta. E’ la logica dell’infaticabile. E’ ovunque, e ovunque rilascia dichiarazioni. La sera, quando potrebbe riposarsi, lo vediamo, invece, in motocicletta, con giornalisti al seguito, a monitorare lo stato della prostituzione a Roma. Va in giro sulle strade consolari ad accertarsi di quante prostitute ci sono in giro. Ci si ferma, ci parla, si informa sul loro stato. A Roma quando si va in giro per mignotte si parla di “puttan tour”, diciamo che Alemanno più volte si è fatto riprendere in puttan tour istituzionali. Poi, però, agli eventi culturali raramente lo si vede. A Roma la cultura va tagliata. Alemanno è diffidente. Va dove gli altri non vanno, e non va dove gli altri vorrebbero andare, e  a furia di tagli non andranno più.

2)    “dialettica”: Alemanno è dialettico. Ad una attenta analisi delle sue dichiarazioni dopo i tumulti di piazza San Giovanni le sue dichiarazioni sono tutte state all’insegna della dialettica tra le parti, e di una sana equidistanza analitica. Ha ben inquadrato il fenomeno del teppismo (“non sono gli studenti” “arrivano da tutta Italia” “la loro violenza non ha nulla a che vedere con le istanze e con i valori della manifestazione” “sono disperati”) ed allo stesso tempo non ha assolto lo Stato (“la polizia sapeva” “perché l’intelligence ha fallito?”). In questo caso la dialettica alemanniana ha come sottotesto  la sua presa di distanza, in fieri, da Berlusconi. Ma comunque c’è.

3) “local hero”: Alemanno, tanto di cappello, è attento ad incarnare il ruolo di         difensore della romanità, nel senso che pratica una attenta strategia di       contrasto nei confronti del demagogico populismo anti  capitolino della Lega.

E poi c’è la la sua quarta modalità di comunicazione. E’ quella più imprevista. Sembra non appartenere alle sue modalità espressive e poi, così, d’improvviso … si manifesta. Gianni Alemanno, quando meno te l’aspetti, mette in atto quella che potremmo definire la modalità de “l’incazzamento”..

Ho visto un programma su la7 (all’epoca condotto dalla bravissima Luisella Costamagna) nel quale ad una domanda sullo scandalo “parentopoli” (impiegati assunti per nepotismo e cooptazione impropria in una grande azienda municipale) la sua reazione è stata drastica. Come a dire “questa domanda non me la si può fare”, e perché? Cosa dovrebbe chiedere un giornalista al sindaco di Roma?

Qualche giorno fa ho analizzato la registrazione di un programma di Sat 2000. E’ una diretta del giorno dell’allagamento globale di Roma.

Il conduttore Gennaro Ferrara (tra i più preparati e credibili giornalisti italiani) ha in collegamento telefonico Alemanno, e pone al sindaco questa prima domanda: “Vi sono responsabilità del comune negli allagamenti? La manutenzione dei tombini è stata effettuata regolarmente?”. Alemanno risponde pacatamente: “Non ci sono responsabilità dell’amministrazione. Piogge così forti non erano prevedibili e si configurano come un evento eccezionale”. E allora il giornalista gli pone un’altra domanda: “A prescindere da ciò che è accaduto oggi, è vero che a Roma la situazione dei tombini e delle reti di scarico fognarie presenta  problemi di manutenzione e strutturali”. Ed ecco la risposta del sindaco: “è la quarta volta che mi fa questa  domanda, le ho già risposto più volte, queste piogge non erano prevedibili!”. E poi … sbatte giù il telefono … e scompare.

Di casi di questi tipo, che riguardano il sindaco di Roma, ne potremmo citare molti altri. Questa parrebbe essere la, cosiddetta,  sindrome de “il bambino viziato”. Alemanno cerca, con tutte le sue forze, di apparire all’insegna dell’iperattivismo e della dialettica conciliatoria tra le parti, ma poi, come fa notare Nicola Ravera Rafele, ogni tanto regredisce al suo inconscio fondativo e si comporta come il protagonista del film di Kubrick “Il dottor Stranamore”. Ve lo ricordate? Era lo scienziato, ex nazista, che, sulla sedia a rotelle e al soldo degli americani, ogni tanto … nei momenti di tensione emotiva … quando si sentiva dire cose che non voleva sentirsi dire … quando non poteva essere sincero … la sua mano destra, inconsciamente e per riflesso condizionato … zac …  gli partiva col saluto nazista.

Nessuno, ovviamente, pensa che Alemanno abbia una deriva dittatoriale, ci mancherebbe, ma ogni tanto getta la maschera. Dismette le sue sovrastrutture, forse posticce, di uomo di governo della contemporaneità, e torna al suo romanzo di formazione. Quando la politica, a Roma, nei quartieri militarizzati dalla militanza, era, brutti ricordi, all’insegna del “stai  zitto!” “mo’ te spacco la faccia” “tu non hai il diritto di parlare” ecc. ecc. Questo nei casi migliori – in altri si brandivano le chiavi inglesi, o si sparava, o si dava fuoco all’avversario.

 

Ecco. La dialettica – se non è una istanza interiore dell’individuo, un suo tema profondo – quando è una sovrastruttura posticcia, nei momenti di tensione si dissolve e lascia spazio alla verità del Sé.

Il Sé di Alemanno non è che ci interessi molto, ci interessa piuttosto (visto che qui non può né metter giù la cornetta, né rispondere incazzati) fargli una ulteriore domanda: “molte delle opere pubbliche messe in progetto ed in cantiere a Roma  stanno subendo forti rallentamenti, altre sono in stand by, altre ancora si sono arenate. Ci sono speranze? O ce le dobbiamo dimenticare … magari aspettando il prossimo sindaco?”


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

6 Responses to “Quando il sindaco (Alemanno) si incazza”

  1. foscarini scrive:

    Alemanno?
    Il fasciocomunista allo stato puro.
    Strano che non sia in fli.
    Fini se lo sarà dimenticato.

  2. creonte scrive:

    quelli stanno bene assieme a La Russa

  3. Demata scrive:

    Diciamo che Alemanno ci ha provato ad essere “iperattivista”, “local hero” e quant’altro, ma ha dimostrato di non esserne capace.
    Le cause di questo ennesimo fallimento capitolino, oltre che nelle “doti” di Alemanno, sono sicuramente da ricercarsi nella città di Roma e nel tipo di elettorato che prima ha sostenuto Veltroni (sindaco di tutti) e poi (in misura minore) l’attuale Primo Cittadino.
    Un elettorato con cui sia il primo sia il secondo, a differenza di Rutelli, hanno tentato di instaurare un rapporto molto simile a quello di Commodo nella Storia e nel film “Il Legionario”: un vacuo distributore di panem et circenses che tenga a bada i “senatori di Roma”.
    Rispetto a Veltroni, Alemanno paga certamente l’impossibilità di sperperare denari in “cultura” e “sociale” e, dunque, il suo rapporto con una “certa Roma” ed il suo appeal è inficiato all’origine. Inoltre, ricordiamo tutti che RAI3 è “storicamente di sinistra” e, di conseguenza, il TG regionale “non ci sta” a parlare solo del Sindaco di Roma, come accadeva per l’onnipresente Veltroni.
    Per concludere, le opere pubbliche e la cultura a Roma … che hanno un costo e che la città, al momento, non può permettersi essendo in deficit …
    Capisco che lei si occupa di “segni” e “segni” vorrebbe vedere, ma un buon amministratore (come dovrebbe esserlo un Sindaco) si occupa di soldi … ma, diciamocela tutta, il problema è che Roma non voterebbe mai nè Moratti, nè Pisapia, nè De Magistristis, nè Fassino …

  4. foscarini scrive:

    x creonte
    Anche Fini è dichiaratamente un fasciocomunista.
    E non sorprende che stia a suo agio con i cattocomunisti di Casini.

  5. creonte scrive:

    @foscarini
    i “fasciocomunisti” stanno anche nel PDL, qualcuno persino fa una trasmissione dopo il TG1

  6. Andre scrive:

    C’è da dire che, purtroppo, per molti di noi il carattere è un problema, essere sanguigni e facili alla collera è un difetto che nulla ha a che vedere con la formazione politica. Mitigarlo con una ricercata dialettica è già un buon passo avanti, accettiamo che qualche volta parta la vena.
    E comunque che articolo è Linguiti?! tu-tu-tu-tu-tu…

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