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Berlusconi e il golpe giudiziario

– Se le parole in Italia valessero qualcosa, quelle con cui Berlusconi ha descritto, durante l’assise del movimento del fido Mimmo Scilipoti, la fine della prima repubblica sancirebbero la definitiva frattura fra questa classe politica e i cittadini.
Il nuovo risveglio della società civile, i movimenti semi-spontanei contro la casta, infatti, per sfortuna del premier, ricordano pericolosamente il lancio di monetine di cui fu oggetto il suo mentore Craxi.

A quasi 20 anni di distanza da Tangentopoli si potrebbe forse tracciare una serena ricostruzione del terremoto che sconvolse la politica italiana e travolse i partiti di allora. Si potrebbe persino concordare sul fatto che quella “rivoluzione” fu strabica, indagando, colpendo, carcerando una parte dei partiti e non l’altra. Si potrebbe ragionare su cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perso con il cambiamento. Cresceremmo come cittadini e società se solo riuscissimo a capire cosa sconvolse la vita democratica.

Invece quando Berlusconi descrive l’azione del pool di Milano come un golpe, ricordando come fossero medaglie all’onore gli oltre 130 provvedimenti giudiziari ai quali è stato sottoposto, vanifica e annulla 17 anni di storia.

Tangentopoli non fu soltanto errori giudiziari, che pure ci furono, fu soprattutto la scoperta di un fiume di denaro e di illegalità che ingrassava a spese dei cittadini tesorerie dei partiti e conti correnti personali. Fece luce su appalti truccati, sui 130 miliardi di lire della tangente Enimont, sui lingotti d’oro di casa Poggiolini, sui i finanziamenti illeciti e le continue ruberie. Fu, in una parola, la rivoluzione che restituì agli italiani la democrazia tenuta fino ad allora in ostaggio.

Schierandosi apertamente dalla parte di quella classe politica, manco a dirlo per fini personali, Berlusconi mette la firma sulla fine della sua esperienza romana. Sempre che, ovviamente, quando si andrà a votare, gli italiani se ne ricordino.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

One Response to “Berlusconi e il golpe giudiziario”

  1. Stefano scrive:

    Non capisco: il fatto che alcuni colpevoli di una sola parte politica siano stati correttamente giudicati e condannati emenda la magistratura dall’orbismo dimostrato e dal prodotto ultimo della sua azione che è stato Berlusconi? A parte la considerazione che giacobinismo e scuola di Chicago si trovano assieme solo nella sua autobiografia.

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