Il crocevia di Napolitano, prestatore di ultima istanza della politica italiana

di PIERCAMILLO FALASCA – Silvio Berlusconi sta riuscendo nell’impresa di trasformare – senza mettere mano alla Costituzione – la repubblica parlamentare in un semi-presidenzialismo (all’italiana), costringendo il capo dello stato ad un attivismo cui non erano mai giunti i suoi predecessori. Ciò che rileva poi, è che l’atteggiamento di Napolitano non è solo giustificabile, ma necessario. Senza l’inquilino del Quirinale, oggi l’Italia sperimenterebbe probabilmente un sostanziale vuoto di potere senza precedenti per un paese dell’Occidente democratico, tale da trasformare il nervosismo dei mercati in una vera e propria psicosi finanziaria. Ma anche il credito che Napolitano gode all’estero non durerà molto, se esso non si tradurrà nell’unica possibile azione che tutti attendono: il licenziamento di Berlusconi.

La Costituzione affida al presidente della Repubblica il compito di nominare il presidente del Consiglio, non esplicitamente quello di revocarlo. Napolitano, insomma, non può agire direttamente, anche perché tutti i suoi atti vanno controfirmati dal ministro della giustizia (e Dio solo sa quali sarebbero le conseguenze di un conflitto tra poteri). Eppure il presidente può influenzare le scelte dei singoli parlamentari, convincendone molti dell’attuale maggioranza a sostenere un governo tecnico “di bonifica”, affermando il suo impegno a tenere in piedi la legislatura fino alla sua scadenza naturale. Troppe volte, negli ultimi anni, Berlusconi ha agitato lo spettro delle elezioni anticipate, quasi sempre allo scopo di compattare i suoi capponi. Oggi quelle elezioni avrebbero un esito pressoché scontato: la pattuglia del PdL si ridurrebbe drammaticamente, con Berlusconi che avrebbe l’esigenza vitale di garantire l’elezione o la rielezione ai suoi pretoriani, che nella prossima legislatura avranno il solo mandato di difendere con i denti gli interessi aziendali di Sua Emittenza il Cavaliere. Solo un governo tecnico da oggi fino alla primavera del 2013 garantirebbe ai suddetti capponi il tempo necessario per riorganizzarsi politicamente, in un quadro politico inevitabilmente mutato.

A differenza della Spagna, dove le prossime elezioni consegneranno con ogni probabilità una maggioranza guidata dal Partito Popolare, il cui programma di austerità finanziaria e libertà economica rassicura i mercati, le elezioni in Italia mostrerebbero un insostenibile quadro di incertezza per il futuro: con l’attuale legge elettorale, al Senato il centrosinistra avrà probabilmente bisogno dell’appoggio del Terzo Polo per godere di una maggioranza; lo sbarco in Parlamento delle truppe vendoliane, insieme al rafforzamento della schiera dipietrista, renderebbero vano ogni tentativo di realizzazione di quel programma improrogabile di riforme elencate nell’ormai famigerata lettera della BCE.

Napolitano, da vero comunista d’altri tempi, è a un crocevia: sa che l’Italia non può permettersi di aspettare, né di offrire incertezza ai mercati già molto nervosi. Molti si aspettano da lui che sia esplicito, che dichiari alle forze politiche e all’opinione pubblica il suo impegno fermo a cercare in questo Parlamento e per tutta la restante parte della legislatura i voti necessari a tenere in piedi il governo delle scelte obbligatorie. E’ lui in questo momento il prestatore di ultima istanza del sistema politico italiano, l’unico in grado di iniettare ai mercati internazionali la dose necessaria di fiducia nell’Italia.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Il crocevia di Napolitano, prestatore di ultima istanza della politica italiana”

  1. Parnaso scrive:

    La costituzione quando conviene. Nella prima repubblica le crisi erano pilotate, ora questo giochino non funziona più grazie al motto “o con o contro di me” del capo; spero che sia sfiduaciato e si vada alle elezioni: dopo 18 mesi di governo non eletto dal popolo, con i provvedimenti che deve approvare (patrimoniale, licenziamenti facili, etc.) berlusconi rivicerebbe di nuovo nel 2013, dandogli molti motivi per farlo ri-vincere. La gente ha la memoria corta e si ricorda ciò che è successo negli ultimi anni: delle mignotte di Berlusconi nessuno si ricorderà nella prossima campagna elettorale.

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