Per licenziare una vera riforma del lavoro, licenziare Sacconi

di LUCIO SCUDIERO – Dovessi scegliere un volto da dare all’immagine collettiva del governo Berlusconi, sceglierei quello di Maurizio Sacconi. Spregiudicato tutore dello status quo, abile burattinaio delle forze sociali – della cui divisione si è sempre servito per nascondere il deficit di riformismo dell’esecutivo – perciò dunque efficace stregone della distrazione di massa, il ministro del lavoro e del welfare ha preso a gestire la supposta riforma dei licenziamenti da par suo, con quel mix di ambiguità e cialtroneria che sempre prelude al più sonoro dei fallimenti dolosi.

Incalzato dal premier, che nei giorni scorsi ha espresso apprezzamento per la proposta di contratto unico elaborata dal senatore PD Pietro Ichino, il ministro sembra tornato a Canossa, dichiarandosi “interessato” a valutarla nell’ottica  di una riforma strutturale del mercato del lavoro e del welfare.

Esattamente il contrario di quanto si era sempre affannato a sostenere, che cioè non bisognasse svegliare il “can” delle tensioni sociali che dormivano sotto la bufera della crisi economica finanziaria.In un’intervista rilasciata a Repubblica il 30 maggio 2009, alla domanda di chi gli chiedeva i tempi di approvazione di una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, che l’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi già riteneva indifferibile, il nostro campione di “Un, due, tre, stella!”, rispondeva così: «Faremo le riforme quando ci saranno le condizioni», esplicitando più avanti il pensiero di non poter agire in una fase di crisi, e vantandosi altresì di avere esteso le tutele a tutti assicurando il sistema contro shock eccessivi. Ma rimuovendo, come da tradizione, quella larga parte di lavoratori italiani priva di qualsiasi garanzia normativa e welfaristica, stimata in un milione e seicentomila unità dalla stessa Banca d’Italia (e senza contare che ai co.co.pro. in monocommittenza, i famosi ammortizzatori in deroga offrivano un misero forfait pari al 20% dell’ultima misera retribuzione…).

Quando poi Sacconi trovava la sponda del collega, nobel mancato, Renato Brunetta, il governo Berlusconi raggiungeva la summa della propria politica di lavoro e welfare (nda: i due ministri sarebbero gli estensori materiali del contratto con gli europei stipulato la scorsa settimana a Bruxelles).Quoto Brunetta:

«il mercato del lavoro italiano, al di là delle sue contraddizioni, è mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo».

«(L’assegno unico di disoccupazione è, ndr) roba da apprendisti stregoni. Da riformatori immaginari. Un po’ ignorantelli, un po’ radical chic, che non riescono a capire il funzionamento del mercato del lavoro e i valori sottesi. Gli ammortizzatori sociali funzionano proprio in quanto segmentati e diversificati. Sarà una balcanizzazione; ma funziona».

E leggete come ancora Sacconi, per interposto Michele Tiraboschi (giuslavorista consulente del ministro del Lavoro) marcava le distanze tra la proposta Ichino e il Libro Bianco presentato nel 2009:

«Da un lato, nella proposta del senatore Ichino, prevale l’idea di cristallizzare la multiforme realtà del lavoro in una unica tipologia contrattuale di lavoro dipendente, il cosiddetto “contratto unico”. Dall’altro lato, nella filosofia del Libro Bianco, c’è l’idea, in linea con le tendenze del mercato del lavoro a livello mondiale, della necessità di garantire diritti di base a tutte le forme di lavoro rese indifferentemente in forma autonoma o subordinata».

Sempre il professor Tiraboschi, su “il Giornale” di ieri, faceva il “lavoro sporco” di incalzare il senatore del PD sul tema del licenziamento: «Se Ichino vuole davvero buttare via il ferro vecchio dell’articolo 18 dovrebbe sostenere la proposta Sacconi (e quale sarebbe? Nda) e non seguire una strada isolata».

Ci saltano agli occhi un paio di vistose contraddizioni.

La prima: non è più vero il teorema per cui, in una fase di crisi economica, le riforme strutturali non s’hanno da fare? Cosa è cambiato dal 2009? Forse che la crisi è passata o ha ridotto la propria intensità? Al contrario, pare oggettivo a chiunque che essa si sia aggravata. Dunque abbiamo gettato alle ortiche tre anni, durante i quali il Governo avrebbbe potuto e dovuto fare ciò che oggi pare non più procrastinabile, cioè una vera riforma organica del diritto del lavoro, che facesse pulizia delle superfetazioni normative, chiudesse le scappatoie verso gli abusi e rimodulasse le tutele di welfare in chiave universale e automatica, senza distinzioni di sorta e in funzione della ricerca di un nuovo impiego.

Secondo: se il nostro sistema di welfare è «mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo» che ragione c’è di rivederlo?

Per lorsignori al Governo, scommetto che sotto sotto, al di là delle dichiarazioni pubbliche, la risposta a questa domanda continui ad essere: «Nessuna».

Dunque non metteranno mano a un bel nulla, statene certi e tenetevi pronti. Trattano Ichino come Gheddafi, amico o nemico a seconda delle convenienze di breve termine. Per riformare il lavoro, e superare la disciplina anacronistica sui licenziamenti, va innanzitutto licenziato Sacconi.    


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

6 Responses to “Per licenziare una vera riforma del lavoro, licenziare Sacconi”

  1. alex PSI scrive:

    La visione giuslavoristica di Sacconi e Tiraborschi sono completamente opposte a quella del Sen. Ichino. I primi hanno deformato il libro bianco di Marco Biagi valorizzando solo le norme in esso previste riguardanti la moltiplicazione delle tipologie contrattuali, senza tuttavia approfondire il sistema ammortizzatori sociali, le agenzie di collocamento al lavoro non hanno mai decollato e, in conclusione la riforma del mercato del lavoro del centro destra si è tradotta in un fallimento totale. Ichino propone un contratto unico, che toccherebbe ovviamente soltanto i nuovi assunti e andrebbe ad ampliare le tutele in relazione all’anzianità maturata. Tutto deve essere ricompreso ovviamente a una maggior semplificazione legislativa che dovrà portare alla conseguente semplificazione per gli organi di controllo che dovranno diventare più severi coi furbi che sfruttano il caporalato e violano le norme sulla sicurezza dei lavoratori. Altro capitolo: I VOUCHER, Sacconi gli ha lanciati per i lavori dell’agricoltura, ma chi non assicura i dipendenti è stato sanzionato? alla carota bisogna saper abbinare anche il bastone. Io ti dò, a te imprenditore, una legge che semplifica i tuoi adempimenti, ma nel contempo se vedo che tu fai il furbo ti sanziono con severità maggiore.

  2. Paolo scrive:

    Ottimo.

    Piccola nota di stile: esiste il verbo “citare”; usiamolo, giacché “io quoto” può dirlo il geometra mentre rileva la misura da pavimento a solaio.

  3. Lucio Scudiero scrive:

    Concordo Paolo, l’ho usato per la prima volta, e non lo farò più. Non piace nemmeno a me.

  4. enzo51 scrive:

    @ Lucio e Paolo

    E perchè!!

    Fa tanto trendy!

    A prescindere, Sacconi,l’uomo buono per tutte le stagioni è la quintessenza dell’inutilità di certi personaggi che non hanno avuto il pudore di eclissarsi quando la parabola politica del loro”padrone” – leggi Craxi- era abbondantemente tramontata.

    Ma tantè!! Un pò di socialistume e della peggiore specie questo governo ha ancora bisogno,non fosse altro che per illudere ancora le cosidette masse operaie che tutto ciò che sa di sinistra è a loro vantaggio.Niente di più spudoratamente falso!

    Una sana economia vista da destra con un must di giusto sociale potrebbe raddrizzare la barca Italia in contesto europeo e mondiale.

  5. ALESSANDRONOLI scrive:

    Guarda sicuramente meglio Sacconi che Gasparri e La Russa che sono degli inetti.

  6. lodovico scrive:

    Riforma assai difficile: ma in Italia si può licenziare in presenza di un art.4 della Costituzione che ne tutela il diritto?

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