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Lo Small Business Act, una ricetta per la crescita?

– A volte l’Europa fa comodo. Mentre i media si sfogano ad interpretare la mimica facciale di leader europei, e a valutarne i contraccolpi politici, in Italia si ottiene una buona convergenza sullo statuto delle imprese. Dietro le firme del deputato Pdl Raffaello Vignali, si leggono i cognomi di parlamentari leghisti, finiani, centristi e anche qualche democratico, che siglano un testo intitolato «Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese». Il nuovo statuto delle imprese riprende punto per punto la normativa europea in tema di entrepreneurship. Il testo italiano segue la traccia dello Small Business Act, appena presentato a Bruxelles, sintetizzabile con il motto “pensare in grande per la piccola impresa“.

E’ questa infatti  la sintesi più efficace per capire come ripartire, con un nuovo input che viene dall’Europa con il piano per le Piccole e Medie Imprese. Il 98% delle aziende italiane sono infatti di minime dimensioni ma forniscono lavoro, direttamente o con l’indotto, ai due terzi delle persone impiegate nel settore privato. Nel nostro Paese, dati Eurostat alla mano, si possono contare ben 3.762.921 micro industrie. Per questi motivi e per trovare nuova linfa vitale e nuovi mezzi per uscire dalla crisi economica, la Commissione Europea ha organizzato a Bruxelles la European Sme Week. Sme è l’acronimo inglese di Small and Medium Enterprise, l’equivalente delle nostre Pmi, che sono state infatti al centro del confronto tra membri del Parlamento europeo, imprenditori, economisti e tanti ospiti da tutti e ventisette gli Stati europei.

La European Sme Week è stata l’occasione per far conoscere al grande pubblico i nuovi strumenti legislativi messi a punto dalle istituzioni comunitarie tra cui lo Small Business Act. Lo Sba è un pacchetto di misure a favore delle imprese per rendere la vita più semplice alle Pmi. Esso si articola partendo da tre parole chiave: semplificazione, accesso ai finanziamenti e internazionalizzazione. Per quanto riguarda il primo punto, per semplificare il rientro dei crediti in azienda sono state prese delle misure per rendere più severi i ritardi nei pagamenti. Inoltre, mettendo a confronto i diritti societari dei vari Paesi europei, sono state adottate le migliori formule legislative per velocizzare le pratiche burocratiche necessarie all’apertura di una nuova impresa.

Il secondo pilastro, quello che riguarda l’accesso al credito, ha al suo interno soluzioni innovative come il microcredito e l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti. E’ stato previsto che, fornendo garanzie sui prestiti, l’Unione Europea assicurerà il sostegno agli intermediari finanziari che erogano crediti alle Pmi in modo che queste riescano a mobilitare  un volume di crediti maggiore di quanto non sarebbero altrimenti in grado di fare. Sono stati poi previsti degli sportelli unici, in ventidue Paesi è stato attivato un punto di contatto per assistere le aziende che intendono prestare servizi a livello internazionale. Per quanto riguarda poi l’internazionalizzazione è stato istituito l’Enterprise Europe Network una rete di 589 associazioni che forniscono servizi alle imprese. Altri sforzi sono stati compiuti per abbattere le barriere digitali, perché l’economia digitale può offrire grandi opportunità di crescita alle Pmi ad alta tecnologia che possono produrre prodotti di nicchia.

E ai non poliglotti che vogliono fare affari all’estero sono dedicati servizi ad hoc, con nuovi ausili linguistici e per la traduzione.

Dentro lo Small Business Act ci sono poi altre nuove misure interessanti studiate per le giovani generazioni, come la possibilità di lavorare all’estero con il progetto Erasmus-imprenditori, oltre a numerosi Premi Impresa.

Tornando in Italia, nell’articolato del neo statuto per le imprese si legge  l’istituzione di una commissione parlamentare per le micro, piccole e medie imprese, composta di deputati e senatori,  il cui costo andrà a ricadere sui bilanci delle due Camere, che dovrà valutare l’attuazione degli accordi internazionali. Ma c’è proprio bisogno di questa ulteriore commissione? Non potrebbe pensarci la commissione attività produttive? Chissà.


Autore: Chiara Masini

Nata nel 1978 sotto il segno dei gemelli, vive e lavora tra la Toscana e Bruxelles. Laureta in Lingue e Letterature Straniere e, successivamente anche in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha lavorato nel marketing in Inghilterra. Dopo la specializzazione in Relazioni Internazionali e Diplomatiche, scrive per quotidiani, riviste e siti web.

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