Matteo Renzi, tocca a te

di SIMONA BONFANTE – Cominciamo dalla fine. Togliere i partiti dalle municipalizzate – dice Matteo Renzi, l’unico vero candidato-inquilino di Palazzo Chigi a calcare le scene della tre-giorni fiorentina alla ex stazione Leopolda. Questa cosa non mi convince. Togliere i partiti dalle municipalizzate è altra cosa dal togliere le municipalizzate dall’economia. Glielo chiedo in conferenza stampa. E lui risponde più o meno così: i partiti attuali non rappresentano gli interessi dei cittadini, ma i loro. Gli interessi dei cittadini non possono non essere rappresentati dalla politica. Spetta alla politica il compito di individuare il modo migliore per tutelare i propri rappresentati.

Bene, il modo migliore per Renzi è privatizzare – aziende pubbliche e municipalizzate.  E questo giusto per marcare la propria alterità al neo-collettivissmo imperante nel Pd. “All’idea che io debba prendere la linea economica di questo Paese da un signore che non prende nemmeno i voti nel suo condominio aveva detto replicando al guru economico bersaniano, Stefano Fassina – io non ci sto”.

Mi ricorda molto Tony Blair, Renzi – ed il New Labour, il suo wiki-Pd. Di Blair la citazione alla ‘eguaglianza delle opportunità’, di Cameron l’evocazione della Big Society. Quindi cos’è, Renzi? Un sinistro destrorso o un destro sinistrorso?  Renzi è pop, che non sta per fuffa. Va a Che tempo che fa e dice che l’età pensionabile va alzata per una questione di ‘giustizia sociale’. Vuol passare alla storia – e questa è ambizione diffusa, sebbene non sempre fondata, tra le prime donne della politica nazionale. Il fatto è che lui vuol farlo come quello capace del miracolo di rendere l’Italia il paese dei suoi sessanta milioni di cittadini, non delle sue poche centinaia di ‘eletti’. E questa, personalmente, la trovo una gran buona ragione per vedere se sul ‘come’ questo obiettivo vada perseguito Renzi sia capace di mettere sul fuoco della carne vera.

Renzi è solo all’inizio. Alla Leopolda non ha illustrato un programma, ma messo i paletti tra il suo Pd – il Pd supermercato – ed il Pd(s) di Bersani – la Ditta. Ha portato Nicola Rossi e Luigi Zingales, alla Leopolda mentre alla contemporanea (ma millenni politici anteriore) scuola di formazione napoletana del Pd, Bersani ci portava i non-anagraficamente-vecchi proto-socialisti del suo entourage.

Le sue 100 idee per il Big Bang, Renzi, le ha messe in rete ieri sera, a Leopolda chiusa.
Ed è a Leopolda chiusa che trovo online un commento inatteso. È di Benedetto Della Vedova: “L’iniziativa della Leopolda, che mi intriga, deve portare novità nell’età, ma soprattutto nelle idee, nella capacità di andare oltre gli schemi del passato, nel coraggio di provare a dire la verità agli italiani, nella forza di guardare ad un futuro che sarà difficile e richiederà lucidità, pragmatismo e unità. E questo vale per tutti noi che amiamo la politica perché amiamo l’Italia.”


P.s.
Il post di Della Vedova si conclude così: “politicamente siamo già tutti oltre Berlusconi e per questo dobbiamo cercare una via fatta di idee, facce e programmi che uniscano chi ci sta, non semplicemente chi – da tanto o da poco e per ragioni e con obiettivi diversi – é contro il Cavaliere. E magari su quella strada ci si può incontrare”.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

6 Responses to “Matteo Renzi, tocca a te”

  1. lodovico scrive:

    Su quella strada ci sono ancora poche persone molte si trovano su strade parallele che per definizione si incontrano all’infinito. Non sarà facile. Fini ad esempio viaggia su una retta parallela a queste in perfetta solitaria.

  2. Pietro Deligia scrive:

    Se i fatti saranno affini alle parole, credo sia normale convergere nello stesso punto!

  3. fabrizio maltinti scrive:

    Cara Signora, sarà ma, io che sono un elettore di Fini, se alle prossime politiche Renzi si presenterà quale Premier, voterò per lui perché mi ha convinto.
    Grazie e buon lavoro

  4. donatella natali scrive:

    Vorrei evidenziare un passaggio del discorso di Renzi sui dipendenti pubblici. Lavoro in un grosso comune. Ho sentito sempre il mio sindaco schierarsi dalla parte dei dipendenti, evidenziando ciò che di buono c’è; sentire le parole di Renzi mi ha intristito ed amareggiato. Brunetta docet.
    E’ sicuro, Renzi, di conoscere come e quanto lavorano i suoi dipendenti?
    Prendiamo gli operatori dei servizi sociali (di cui io faccio parte). siamo proprio sicuri che non si fermano a fare straordinari? Per quanto mi riguarda io li faccio eccome, sempre senza essere pagata e a volte, regalo i mio tempo al comune per cui lavoro. I Servizi sono al collasso. Se gli amministratori hanno pochi ritorni negativi è solo merito delle capacità e della professionalità degli operatori. Se fossi in lui mi affaccerei un po’ di più negli uffici!

  5. alex PSI scrive:

    Accostamento Renzi – Blair fatto da una che ci capisce di laburisti inglesi, interessante. Perchè il riformismo in Italia oggi è l’unica strada, ma tutti cavalcano il termine che presuppone tuttavia una capacità ad agire più che a chiacchierare e a fare demagogia. Oggi il riformismo, e Renzi deve ancora mangiarne di pane prima di definirsi riformista, è quel progetto politico che si prefigge di modificare alcune leggi che sono state “tagliate” per una società italiana di venti-trenta-quaranta anni fa. Questa opera riformatrice deve avvenire senza provocare traumi sociali e con il più ampio consenso possibile da parte di tutti i corpi intermedi, rappresentanze sindacali (escluse quelle movimentiste), confindustria e cittadini. Il riformismo di Blair è stato in grado di incidere sulla società inglese ed ha avuto il coraggio di sfidare “a campo aperto” i massimalisti alla sua sinistra creando un alleanza con i centristi. Renzi, Bersani, Veltroni o chi sarà il futuro leader oppure addirittura Montezemolo o Fini stesso, dovrà creare attorno al proprio progetto un idea di cambiamento con il concorso di una competente squadra di esperti che abbiamo la giusta statura. Al nostro paese non occorre un premier che si limiti a ricalcare il disegno della BCE ma che abbia l’autorevolezza di capire quello che sta accadendo a livello economico-globale. Siamo sicuri che somministrando “cure da cavallo” stile Grecia noi usciremo da questa situazione?

  6. Paolo scrive:

    Renzi? Un giovane populista democristiano.

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