Londra- Praga, l’asse degli euroscettici avanza

– La tempesta mediatica sulla crisi dell’Euro ha ridato vigore agli euroscettici in Inghilterra e Repubblica Ceca. Il dibattito sull’Europa viene riaperto in momenti in cui l’Unione Europea (UE) avrebbe bisogno di maggiore solidarietá ed integrazione. Poco importa che la crisi non sia dell’Euro, ma solo di alcuni paesi membri non in grado di coniugare rigore finanziario con crescita economica. Le forze consevatrici in Europa sono sempre in agguato e le loro azioni pongono l’UE davanti ad un grande dilemma.

Da un lato, l’uscita dalla crisi e la sopravvivenza dell’Unione dipendono da una maggiore e migliore integrazione politica, ma dall’altro lato, una maggiore integrazione politica potrebbe innescare delle controreazioni letali per la sopravvivenza della stessa UE.

Le turbolenze di questi giorni erano di facile previsione. Durante le discussioni che portarono al trattato di Maastricht, in molti fecero notare come la Comunitá Europea non fosse un’Area Valutaria Ottimale (AVO), ovvero un’area in cui una moneta unica non sarebbe stata economicamente efficiente e l’adozione prematura di una moneta comune avrebbe potuto portare ad un corto circuito nella politica macroeconomica del vecchio continente. La politica monetaria dell’Europa fu unificata ed affidata alla Banca Centrale Europea (BCE), mentre agli stati membri rimase la sovranitá in ambito fiscale affidando il coordinamento dei conti pubblici ad un improvvisato patto di stabilitá.

Questo accordo lascia Bruxelles senza la possibilitá di utilizzare i fondi provenienti dalle politiche fiscali degli stati membri per, ad esempio, salvare la Grecia dal collasso. In un momento di crisi economica appare evidente come le istituzioni europee dovrebbero avere la possibilitá di affiancare alla politica monetaria anche la possibilitá di gestire la politica fiscale dell’eurozona, ma questo passo paventato nei giorni scorsi (la crezione di un ministro EU per le finanze o di Mr Euro, come pure l’emissione di eurobonds sono tutte misure che vanno in questa direzione) ha allarmato le forze conservatrici che da tempo osteggiano il progetto europeo come successo in Inghilterra e Repubblica Ceca negli ultimi giorni.

Il Parlamento inglese ha respinto una mozione che chiedeva di istituire un referendum confermativo sulla memership del Regno Unito nell’UE. La mozione é stata respinta con larga maggioranza, ma ben 81 Tories hanno votato a favore della mozione nonostante il premier Cameron avesse dato indicazioni chiare affinché questa mozione fosse respinta. Questo segno di ribellione del partito di governo ha una dimensione quasi unica dal dopoguerra ad oggi. Il clima in Inghilterra é pesante, il paese sente il peso della crisi economica e, come spesso accadde in passato, si cerca il capro espiatorio a Bruxelles.

Anche in Repubblica Ceca gli euroscettici hanno vita facile in questi giorni. Le posizioni del presidente Klaus sono note sin dalle resistenze opposte alla ratifica del Trattato di Lisbona, e a queste si aggiunge la richiesta del primo ministro Necas di un referendum confermativo sull’Euro e sull’Europa qualora venissero decise importanti revisioni ai trattati secondo i quali la Repubblica Ceca entró nell’UE. Il premier ceco ha fatto notare come qualsiasi cambiamento ai principi fondamentali, come ad esempio la creazione degli Eurobonds, renderebbe necessario un ulteriore consultazione popolare.

Il futuro dell’Unione Europea passa non solo da quello che Sarkozy e Merkel decideranno sull’EFSF in accordo con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea, ma anche dalle decisioni e dei sentimenti pro-europeisti in altri stati membri chiave come l’Inghilterra e la Repubblica Ceca. L’UE non puó pensare di mantenere a lungo una condizione ibrida a geometria variabile secondo la quale alcuni paesi hanno l’euro, altri lo adotteranno, altri potrebbero adottarlo ed altri non lo adotteranno mai. Il superamento di questa fase potrá avvenire solo grazie a decisioni chiare che andranno nella direzione di una maggiore integrazione politica fra i paesi membri dell’UE, ma questo aprirá nuovi fronti sui quali il progetto europeo dovrá necessariamente confrontarsi.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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  1. […] calmare gli animi più intransigenti verso una nuova unione fiscale e politica. La Repubblica Ceca, che aveva negato la possibilità di nuovi trattati solo alcune settimane fa, ha dato disponibilità a discutere il testo uscito dall’eurovertice con il Parlamento a Praga, […]