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In Occidente un conflitto antico, tra azione e morale

– Gli esseri umani  per risolvere un problema sono per natura portati a prendere le decisioni che appaiono più semplici e rapide. Spetta a coloro che hanno assunto responsabilità di governo non assecondare pedissequamente l’impero della massa , ma ricercare la soluzione migliore anche se comporta provvedimenti impopolari.

Quando la leadership  di una nazione è in crisi perché, ad esempio, impreparata ad affrontare fasi di cambiamento epocale , è auspicabile che outsider, giovani e meno giovani,  provenienti dal nocciolo duro fondante della società,  si facciano avanti per coprire il vuoto di potere, altrimenti saranno altri poteri al di fuori della nazione (ad esempio la Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale ecc.) o autorità morali sopranazionali ( ad esempio il Vaticano) a dettare le direttive.

Il nocciolo duro produttivo di una  società come quella italiana è composto anche da manager, imprenditori e banchieri – la cd. poiesis,  utilizzando una terminologia aristotelica recentemente ripresa dal Vaticano – che in questi anni sono riusciti a creare ricchezza nonostante abbiano dovuto convivere con colleghi e concorrenti  pesantemente avvantaggiati dall’appartenenza a caste e cricche varie.

Essi non dovranno farsi intimorire dai violenti attacchi che in  maniera indiscriminata vengono lanciati nei loro confronti. Ingiurie, pesanti insulti ed azioni dimostrative violente non rivolte contro  individui per loro specifiche responsabilità ma in quanto appartenenti a specifiche categorie ed in quanto tali considerati come novelli untori della ‘peste’ che sta sconvolgendo le nostre economie e le nostre società.

Così come infamanti accuse razziste o sessiste amareggiano ma non piegano lo straniero che ha scelto la nostra nazione come sua nuova patria o la donna in carriera in un ambiente di lavoro maschilista, le nostre migliori risorse devono andare avanti per la loro strada anche se macchine frettolose ed incoscienti spruzzano il fango delle pozzanghere su di loro.

Veramente pensano i black bloc e chi li istiga, nonché quanti nella rete e nelle librerie sprizzano odio viscerale contro i produttori di beni e servizi,  di poterne fare a meno improvvisamente?

Insomma un cambiamento  in senso umanistico dell’attuale processo di globalizzazione è certamente auspicabile e non è la prima volta che lo scrivo.

In altre occasioni ho specificato che la necessità di non mandare in frantumi il sistema non deve significare continuità di un sistema malato e profondamente corrotto.

Il nucleo fondante produttivo  della società tuttavia non appartiene in esclusiva  ad alcuno schieramento politico e di questo se ne devono rendere conto sia le forze che sono, momentaneamente, al governo sia quelle che sono all’opposizione. Anche  il Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace in un documento estremamente duro nei confronti del «liberismo assolutistico»  si è ben guardato  dall’imporre soluzioni tecnico-gestionali alternative rispetto al modello economico attuale, chiedendo invece una seria  riflessione sui fini ultimi dell’economia che deve essere al servizio dell’Umanità.

Questo senza tuttavia schiacciare la componente produttiva della società, all’interno della quale va certamente annoverata anche la componente finanziaria. Non è possibile dimenticarsi che parole come lettera di cambio, banco, Lombard etc sono tutte parole di origine italiana, quando i commercianti e banchieri toscani, genovesi e lombardi hanno contribuito con geniali invenzioni, diremo adesso di ingegneria finanziaria, allo sviluppo del commercio mondiale sottraendo i mercanti dai rischi di assalti dei briganti durante i viaggi perché non più appesantiti dall’oro. Altri popoli ora hanno coniato parole come Hedge Fund o derivatives, prodotti finanziari complessi che certamente necessitano di regole e di capacità gestionali che non tutti hanno, in particolare alcuni amministratori locali nostrani che si sono fatti abbindolare da promesse di guadagni senza limiti da scaltri speculatori.

Il richiamo del Vaticano al primato dell’ alta politica rispetto all’economia rientra perfettamente nel millenario, complesso, equilibrio tra le tre simboliche componenti essenziali della società.  

Fin dagli albori della civiltà indoeuropea infatti , tramite il mito  della tempestosa convivenza delle tre famiglie/tribù dei re/sacerdoti o  Intelligenti (Alaegatae), i Guerrieri o i Forti (Aehasaergkatae) e degli artigiani/commercianti o i  Ricchi (Boratae)  e dei conflitti che  li coinvolgevano,  le prime due componenti della società riaffermavano periodicamente la loro supremazia sulla terza componente.

In particolare quando la poiesis sembrava prevalere troppo rispetto alla morale praxis. Mai tuttavia  nostri progenitori hanno pensato sia opportuno annientare la famiglia/tribù creatrice di ricchezza  per la comunità dei Boratae. Vogliamo iniziare oggi?


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

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