IL FUTURISTA e LIBERTIAMO- “Rinnovamento” pare essere diventata – finalmente – la parola chiave del dibattito pubblico italiano. Si invoca il “ricambio” della classe politica e si chiede il ripristino di meccanismi di selezione dei candidati e degli eletti più trasparenti e diretti. Parla di rinnovamento la sinistra di Vendola, il Partito democratico (con toni anche accesi, come dimostra lo scontro fra i “rottamatori” di Matteo Renzi e l’establishment incarnato dal segretario Bersani), parla di rinnovamento – sfidando il senso del ridicolo – persino il Popolo della libertà, mentre si appresta a ricandidare per la sesta volta a Palazzo Chigi un leader ultrasettantenne.

Ma tanta insistenza sul “ricambio generazionale” e sulla “rottamazione” delle vecchie burocrazie di partito individua il problema, ma rischia di non risolverlo. Il dramma della politica italiana – l’inconcludenza, lo scarso coraggio delle riforme, la paralisi indotta dai mille veti incrociati – potrebbe ripetersi ancora, se alle prossime elezioni la principale alternativa al duo Berlusconi e Bossi apparirà essere la riedizione dell’Unione prodiana. La riedizione dell’identico.

L’altra grande piattaforma politica, il Terzo polo, ha la chance di offrire agli italiani una proposta credibile e vivace, ma per farlo ha bisogno di costruire un tessuto di idee coerente con una tensione e una visione nuova, oltre ad una leadership capace di parlare a un elettorato ampio e potenzialmente maggioritario.
 Oltre le storiche divisioni tra laici e cattolici, conservatori e riformatori, destra e sinistra, il vero discrimine oggi è tra chi vuol costruire la propria opzione politica di governo intorno alle categorie della libertà individuale e dell’innovazione sociale, civile ed economica e chi, di contro, continua a preferire stantìe logiche settarie, utili forse a difendere posizioni acquisite ma non all’Italia.

C’è bisogno di mettersi in cammino con la voglia di esplorare territori nuovi (e forse pericolosi), mettendo a rischio le proprie certezze, abbandonando vecchi percorsi per trovarne di nuovi e inaspettati. La politica come pellegrinaggio, più che come “guerra”: è con questo spirito che Il Futurista e Libertiamo organizzano la tre giorni viterbese di “Stra.De”, da venerdì 4 a domenica 6 novembre. Una scommessa costruttiva, una sfida alle acque stagnanti di una politica noiosa, incattivita e miope.

Non vogliamo essere “rottamatori” di niente e nessuno, ma piuttosto “camminatori”. La politica italiana è immobile, perché ha paura di decidere dove andare, noi vogliamo invece provare a scegliere la strada da percorrere, per noi stessi e per la parte politica a noi più vicina.
 La meta è forse lontana, ma non abbiamo fretta. In fondo “un viaggio di mille miglia – scriveva Confucio – comincia con un solo passo“.