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Quale futuro per il Belgio? /2

Pubblichiamo a due riprese (la prima parte, uscita ieri, è disponibile qui) un articolo di Olivier Dupuis, ripreso dal numero di settembre 2011 della Revue Nouvelle, sulle eventuali soluzioni di una situazione politica che in Belgio si fa sempre più esasperata.

Eccoci all’incrocio delle vie del processo di riforma istituzionale. Traiamo le conclusioni del metodo fin qui seguito, un metodo che spesso ha troppo a che fare con lo smembramento per piccoli pezzi, senza che si veda un progetto articolato, pensato, voluto.

Invertiamo i termini della problematica: chiariamo le modalità di un “divorzio” eventuale e definiamo le competenze che dovrebbero rimanere di dominio federale, il “resto” essendo automaticamente (e progressivamente) devoluto alle regioni.

Accordiamo i nostri violini :

1. per la riorganizzazione istituzionale del Belgio sulla base di quattro regioni costitutive: le Fiandre, la Wallonia, la regione di lingua tedesca e la regione di Bruxelles;

2. per il trasferimento di tutte le competenze che non devono rimanere di dominio federale verso le regioni;

3. per l’introduzione di una procedura referendaria destinata a consentire ai cittadini delle Fiandre o della Wallonia di optare per l’indipendenza della loro regione; questa procedura potrebbe essere attivata non prima di dieci anni dalla sua adozione, al fine di consentire alle quattro regioni di organizzare la gestione delle loro nuove competenze. Potrebbe essere avviata dai parlamenti regionali fiammingo o wallone, attraverso un voto favorevole dei due terzi. L’indipendenza della regione richiedente verrebbe riconosciuta qualora almeno la metà dei cittadini aventi diritto della regione interessata partecipasse al voto e qualora la metà dei votanti si esprimesse a favore dell’indipendenza;

4. per la dissoluzione della Federazione Wallonia-Bruxelles (3) (e/o della Comunità francese) e la devoluzione delle sue competenze alle regioni;

5. per un accordo che renda impossibile per la regione di Bruxelles di essere associata o integrata, in caso di scioglimento del Belgio, alla Wallonia o alle Fiandre così come a qualsiasi altro Stato, fatta salva l’Unione europea nel caso essa diventasse uno Stato riconosciuto internazionalmente come tale

6. per l’allargamento della regione di Bruxelles ai comuni detti “a facilità” (4) (Crainhem, Drogenbos, Linkebeek, Rhode-Saint-Genèse, Wemmel e Wezembeek-Oppem), ai comuni, o a parti di essi, della provincia del Brabant fiamingo (Asse, Beersel, Dilbeek, Grimbergen, Hal, Hoeilart, Leeuw-Saint-Pierre, Machelen, Meise, Overijse, Steenokkerzeel, Tervuren, Vilvorde, Zaventem), ai comuni del Brabant wallone (Braine-l’Alleud, Braine-le-Château, La Hulpe, Lasne, Tubize, Rebecq, Rixensart, Waterloo, Wavre), della provincia di Hainaut (Enghien). Ovvero circa il 6% della popolazione e circa il 2 o 3% del territorio delle Fiandre e della Wallonia ;

7. per l’instaurazione di un tri-linguismo di servizio (5) (francese, fiammingo, inglese) nella regione di Bruxelles e la promozione dell’insegnamento in immersione parziale;

8. per la creazione intorno a Bruxelles di 7 zone ad alta protezione ambientale e rurale dove qualsiasi estensione delle zone di abitazione sia proibita. Una tale misura avrebbe il triplice vantaggio di creare una cintura verde intorno alla regioni di Bruxelles, di frenare il processo anti-ecologico, anti-economico e anti-estetico dell’urbanizzazione delle campagne e di fermare il processo di francesizzazione delle zone vicine a Bruxelles.

Bruxelles cosi allargata conterebbe tra un 1.500.000 e 1.800.000 abitanti, di cui tra 15 e 20 % Fiamminghi (6). Unarealtà nuova che, per la semplice legge dei numeri, avrebbe come conseguenza una cogestione – democratica in questo caso – di Bruxelles da parte dei fiamminghi e dei francofoni. In un tale quadro verrebbero meno anche le umilianti richieste di “rifinanziamento” (7): Bruxelles sarebbe economicamente e fiscalmente vivibile, oggi come regione, domani eventualmente come città-Stato, capitale dell’Unione europea.

Last but not least, le Fiandre e la Wallonia potrebbero finalmente optare, in tutta libertà, per il Belgio o per altri orizzonti!

Note:
(3) Istituzione oggi chiamata “Federazione Wallonia-Bruxelles”, ieri “comunità francese” che gestisce le questioni dette “personalizzabili”, ovvero tutte quelle che implicano un rapporto diretto con i cittadini (insegnamento, cultura, sanità) e che scavalcano la frontiera tra le regioni delle Wallonia e di Bruxelles. Lo stesso vale per le Fiandre e per i cittadini fiamminghi di Bruxelles;
(4) I comuni detti a facilità sono dei comuni fiamminghi o walloni in cui alla minoranza dell’altra comunità linguistica vengono riconosciuti diritti, tra cui un parziale riconoscimento dell’accesso ai servizi pubblici nella propria lingua. I comuni di cui si tratta qui sono dei comuni delle Fiandre che confinano con la regione bruxellese e dove vivono popolazioni francofone che rappresentano tra il 60 e l’85 % della popolazione totale;
(5) Il bi o tri-linguismo di servizio garantisce a tutti i cittadini di poter beneficiare dei servizi pubblici nella propria lingua; invece il bi-linguismo tradizionale, oggi vigente, prevede l’obbligo di bi-linguismo per tutti gli agenti dell’amministrazione pubblica;
(6) Oggi i Fiamminghi rappresentano tra il 7 e il 10 % della popolazione della regione di Bruxelles ;
(7) Il pagamento delle tasse viene effettuato a seconda del domicilio, non del luogo di lavoro. Questo fa sì che circa 200.000 Fiamminghi e circa 100.000 Walloni che lavorano a Bruxelles paghino le tasse nelle Fiandre e nella Wallonia.


Autore: Olivier Dupuis

Nato a Ath (Belgio) nel 1958. Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Lovanio, è esperto di politica internazionale e europea. E’ stato prima dirigente e poi segretario del Partito Radicale Transnazionale dal 1995 al 2003 e deputato europeo, eletto in Italia, per due legislature (1996-2004). Gestisce il blog leuropeen.eu .

2 Responses to “Quale futuro per il Belgio? /2”

  1. lodovico scrive:

    Articolo asai interessante, manca solo l’analisi dei costi politici.

    In Italia ammontano a 150 € per cittadino, in Belgio saranno minnori?

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