Le aperture di Sacconi? Non sono credibili, se a farle è lui

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, capogruppo di FLI alla Camera

Sulle riforme, a partire da quelle del mercato del lavoro, la maggioranza non può chiedere all’opposizione di condividere gli obiettivi, ma non le responsabilità. Se si cambia la politica, occorre cambiare il governo e i ministri che più si sono opposti al cambiamento. Le aperture di Sacconi non sono sbagliate, in linea di principio. Semplicemente non sono credibili, se a farle è lui, che per anni ha irriso le ambizioni dei riformatori – dentro e fuori dal PdL: da Ichino, a Cazzola, al sottoscritto – che contestavano l’inefficienza, prima che l’ingiustizia, di un mercato del lavoro disuguale e discriminatorio e chiedevano che vi si ponesse urgentemente rimedio. Ciò che Sacconi può vantare è di avere difeso gli istituti – dalla cassa integrazione all’apartheid contrattuale degli outsiders – che un modello universalistico di flexecurity dovrebbe rottamare. Un po’ poco, a dire il vero, per farsi alfiere della “svolta europea”.
Davvero Sacconi – per stare al vocabolario che il Ministro ama frequentare – avendo fatto fino a ieri il cardinale della controriforma tridentina, vorrebbe oggi senza imbarazzi guidare la riforma protestante?


3 Responses to “Le aperture di Sacconi? Non sono credibili, se a farle è lui”

  1. in linea di massima, tutto ciò che proviene da Sacconi è sbagliato

  2. marcello scrive:

    La ripresa dell’economia non si fa facendo pagare chi non ha causato la crisi e chi non ha i mezzi economici e le competenze per far riprendere l’economia.
    Non è un privilegiato chi ha le garanzie dell’art. 18 ma ha anche un reddito che non consente, se si devono mantenere delle altre persone, di arrivare alla seconda settimana.

  3. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Ora si parla molto da più parti di flessisicurezza ( o flexisecurity, più “trend”)e ne vive di riflesso il suo momento di gloria la Danimarca , che ne è la patria di adozione . Chissà cosa ne pensa l’ on. Antonio Martino , per il quale il nostro livello di pressione fiscale sarebbe considerato insostenibile dal suo maestro.
    Inutile dire che il “sistema ” danese non regge la f. solo con una pressione fiscale comunque superiore alla nostra , ma anche con un welfare complessivo che noi manco ci sogniamo.

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