La padella, la brace e il Terzo Polo

di CARMELO PALMA – Ammettiamolo, da un certo punto di vista ha ragione Giuliano Cazzola. I mercati hanno capito che se Berlusconi è la padella, la sinistra è la brace. Ad avere, razionalmente parlando, la testa sulla spalle, c’è da disperare del governo dell’oggi come di quello del domani.

Tra il cazzeggio del Cav. e il fanatismo della sinistra persuasa che, fatti i conti col Banana, non servirà regolare quelli con la realtà e ci si potrà incamminare fiduciosi nella terra liberata dell’Italia post-berlusconiana, c’è una parentela morale stretta e, per certi versi, indissolubile. Il “rischio democratico” è anche questo, del resto: che ci si divida e conti sul niente, piuttosto che su qualcosa, che la politica diventi il mercato della cattiva coscienza, in cui ad essere ideologicamente travisata non è solo la “giustificazione”, ma la stessa realtà delle cose politiche.

Anche questo rischio è, in senso proprio, di credito. I mercati prezzano la solvibilità politica di un Paese, da cui quella finanziaria almeno in parte discende. E se Berlusconi non li entusiasma, è difficile che li conforti il berlinguerismo 2.0 della sinistra pataccara. Prestare soldi e fiducia a politici che contano balle o, peggio, ci credono è sempre pericoloso e quindi carissimo.

Ecco dunque un impegno per il Terzo Polo. Ripristinare una qualche “etica del discorso” in un confronto politico sequestrato dalla chiacchiera. E fare della politica un mestiere più weberianamente professionale e dunque responsabile. Vaste programme, si dirà. In effetti, abbastanza. Ma dalle “guardie” e dei “ladri” che si rincorrono nel teatrino della politica italiana occorre tenersi alla larga. Meglio guardare in faccia le cose, che se sono brutte, almeno sono vere.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “La padella, la brace e il Terzo Polo”

  1. lodovico scrive:

    alla ricerca della terza via.

  2. Zamax scrive:

    Sfortunatamente per voi neanche questa è l’intera triste verità. Il terzo polo riformista – politico, culturale o mediatico che sia – non esiste.Un mesetto fa avevo scritto un articoletto satirico. Lo trascrivo per dimostrare che era facilissimo essere profeta:

    “Lo scenario italiano è drammatico, la credibilità del paese è minata” sostiene la numero uno di Confindustria, che chiede al governo “un tratto di discontinuità”. Confindustria ha una ricetta chiara: “Serve una forte riforma delle pensioni che liberi risorse da usare per ridurre il cuneo fiscale e servono privatizzazioni e liberalizzazioni, poi una riforma fiscale seria, che abbassi le tasse ai lavoratori e alle imprese e che le alzi su tutto il resto, compresa una piccola tassa sui patrimoni”. Non so a voi, ma a me queste energiche prese di posizione fuori tempo massimo conciliano il sonno. Anzi, credo già di dormire perché sto sognando: vedo infatti che il governo e la maggioranza tutta, fattisi coraggio con una sbronza collettiva, hanno preso in parola la Confindustria decidendo di fare un quarantotto liberale. Nel paese scoppia il finimondo. Passa una settimana ed è un conciso editoriale non firmato del Corriere della Sera a farsi interprete dell’Italia responsabile:

    “Ancora una volta questo governo dimostra tutta la sua sciatteria e il suo dilettantismo. Una manovra che va, almeno nelle intenzioni, nella giusta direzione viene rovinata da una classe politica che non sa parlare alla gente con la franca serietà imposta dalla gravità del momento, che non riesce a coinvolgere né l’opposizione in parlamento né le parti sociali in un disegno di strutturazione graduata e condivisa delle necessarie riforme, che non riesce a ristrutturare l’edificio nazionale senza distruggerne le fondamenta solidaristiche, che spacca il paese quando si tratta di chiedergli uno sforzo unitario ed eccezionale. Non si guariscono i mali strutturali del paese con le spacconate donchisciottesche, o col “ghe pense mi” berlusconiano. Non è questo che l’Europa ci chiede, come ha fatto intendere ieri, con l’equilibrio e la saggezza che ormai tutti gli riconoscono, il presidente della repubblica. Oggi a parlare è Confindustria che chiede al governo “un tratto di discontinuità”: “chiediamo alla classe politica che ci governa di abbandonare questo unilateralismo che porta il paese verso l’abisso”, ha detto Emma Marcegaglia. Facciamo nostro l’appello, prima che – davvero – sia troppo tardi.”

    Vedo in questo momento con grandissima evidenza sul sito internet del Corriere – il giornale che rimpiange da mane a sera una vera classe dirigente, che sappia “decidere” ecc. ecc. – le dichiarazioni di Fini:

    FINI: AUMENTERA’ LA DISOCCUPAZIONE – «Se si tende solo a favorire la possibilità di licenziare c’è il rischio di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione che da qualche anno a questa parte sta crescendo e che riguarda in particolare un’area del Paese» commenta Gianfranco Fini al congresso regionale di Futuro e Libertà. «Mi auguro – aggiunge Fini – che il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e le categorie economiche per tutelare non solo le imprese ma anche per farle crescere e prosperare». Fini ha poi messo in guardia dal rischio di «un autunno caldo che ci farebbe tornare indietro».

    Ah ah ah ah ah davvero c’è solo da scegliere se piangere o ridere. Lo dico senza acrimonia perché in fondo mi dispiace che Libertiamo si sia imbarcata in questa pazza avventura terzopolista.

  3. Carmelo Palma scrive:

    Zamax, mi pare che Enzo Raisi (il deputato di Fli che insieme a Della Vedova ha presentato alla Camera una proposta di legge largamente ispirata al modello Ichino – con previsioni, però, un po’ meno “generose”) con una nota di due giorni fa abbia di fatto risposto alle tue obiezioni. La riporto di seguito:

    “Sulla riforma del mercato del lavoro, che è il tema oggi più sensibile e contestato tra quelli contenuti nella tanto discussa ‘lettera all’UE’, la posizione del Governo non è né giusta né seria. Per rimediare ai numerosi difetti di un mercato del lavoro duale, discriminatorio e inefficiente si esce mettendo mano a una riforma complessiva del sistema delle garanzie e delle tutele. L’articolo 18 non è un tabù se il suo superamento si lega alla razionalizzazione delle tipologie contrattuali e all’introduzione di un sistema universalistico di protezione del reddito. Ma promettere, come ha fatto il Governo, qualche licenziamento in più in un mercato del lavoro di figli e figliastri non è liberale. E’ solo stupido”.

    Non pretendo, ovviamente, che tu ne sia soddisfatto. Però, prima di prendere sul serio le aperture di chi, come Sacconi, per tre anni ha preso per il culo tutti quelli che volevano “fare come Ichino”, occorre ora una certa cautela. Se poi il governo calendarizza il ddl Ichino o Raisi-Della Vedova, vedrai che i nostri prodi riformatori non si tireranno indietro. Se invece – come è evidente – li vuole solo tirar dentro al cazzeggio, loro fanno benissimo a starsene fuori.

  4. in quel Terzo Polo io vorrei vedere i Radicali.
    a proposito di riforme, pare che in questo Paese non si possa fare l’idraulico od il notaio se non come mestiere esclusivo:
    http://presidentblog.splinder.com/post/25701054/proibito-arrotondare-facendo-gli-idraulici-o-gli-elettricisti

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