di CARMELO PALMA – Ammettiamolo, da un certo punto di vista ha ragione Giuliano Cazzola. I mercati hanno capito che se Berlusconi è la padella, la sinistra è la brace. Ad avere, razionalmente parlando, la testa sulla spalle, c’è da disperare del governo dell’oggi come di quello del domani.

Tra il cazzeggio del Cav. e il fanatismo della sinistra persuasa che, fatti i conti col Banana, non servirà regolare quelli con la realtà e ci si potrà incamminare fiduciosi nella terra liberata dell’Italia post-berlusconiana, c’è una parentela morale stretta e, per certi versi, indissolubile. Il “rischio democratico” è anche questo, del resto: che ci si divida e conti sul niente, piuttosto che su qualcosa, che la politica diventi il mercato della cattiva coscienza, in cui ad essere ideologicamente travisata non è solo la “giustificazione”, ma la stessa realtà delle cose politiche.

Anche questo rischio è, in senso proprio, di credito. I mercati prezzano la solvibilità politica di un Paese, da cui quella finanziaria almeno in parte discende. E se Berlusconi non li entusiasma, è difficile che li conforti il berlinguerismo 2.0 della sinistra pataccara. Prestare soldi e fiducia a politici che contano balle o, peggio, ci credono è sempre pericoloso e quindi carissimo.

Ecco dunque un impegno per il Terzo Polo. Ripristinare una qualche “etica del discorso” in un confronto politico sequestrato dalla chiacchiera. E fare della politica un mestiere più weberianamente professionale e dunque responsabile. Vaste programme, si dirà. In effetti, abbastanza. Ma dalle “guardie” e dei “ladri” che si rincorrono nel teatrino della politica italiana occorre tenersi alla larga. Meglio guardare in faccia le cose, che se sono brutte, almeno sono vere.