Italia, l’altro ieri. Ma che Paese siamo?

– Giovedì 27 ottobre 2011. Una giornata qualunque, ma utile per analizzare in nostro immaginario.

Al mattino leggo che sta per uscire il ventottesimo film della serie dei cinepanettoni. Le vacanze degli italiani. Il primo fu “Vacanze di natale” del 1983. Aurelio De Laurentiis è da sempre il produttore di questi film. Non entro in meriti critici o sociologici – sarebbe troppo lungo e complesso. Mi limito a citare un pezzo di intervista nella quale De Laurentiis afferma:

Nei cosiddetti cinepanettoni raccontiamo un’ Italia che è sempre stata superficiale, cafona e edonista. E che oggi non è né meglio, né peggio di prima: è uguale. Ci dicono che facciamo un cinema diseducativo. Noi diseducativi? Ma rispetto a che?

E’ vero. Questa idea di cinema è da molti accusata di essere cinica, qualunquista e diseducativa, ma rispetto a che?

Vedo un titolo su SKY: “Investito Napolitano”. Penso: oddio! Hanno messo sotto il Presidente! Sarà stato il solito pirata della strada. I media raccontano che i pirati della strada sono tutti rumeni. Anche nel bar sottocasa stamattina lo dicevano. Allora vuol dire che un rumeno ci ha fatto secco il Presidente? Ci sarà una crisi diplomatica?

Ma no, poi capisco – Napolitano “sarà” investito, da Cicchitto. Ce lo ricordiamo Fabrizio Cicchitto quando era presidente di giovani socialisti. E Cicchitto era membro di punta della corrente socialista dei Lombardiani milanesi. Mi piacevano molto, erano la “sinistra” del PSI, erano marxisti, con un senso etico marxista “limpido” in un PSI ancora ben lungi dal rinnegare le proprie radici. Oggi Cicchitto è un pasdaran di Berlusconi, è convinto della sua coerenza,  e annuncia che la maggioranza: “investirà il Presidente della Repubblica Napolitano della difficoltà istituzionale determinata dal comportamento del presidente della Camera Fini”.

Bene. Il paese versa nel caos economico. Rischio default. In Europa e nel mondo ci ridono dietro. Il paese non ha un progetto. Roma si allaga appena calano le piogge manco fosse il Bangladesh. La cultura e la ricerca sprofondano. La disoccupazione è in aumento. La sanità fa schifo, la scuola pure, e quale sarebbe l’ostacolo al buon funzionamento delle istituzioni? Fini.

Classico, ovviamente, esempio di spostamento tematico. Si cerca di fare “ammuina” per distrarre gli italiani. Berlusconi spera in un grande terremoto, fa il tifo per le inondazioni, si augura uno tsunami nel Salento … per spostare l’attenzione degli italiani … ma se Dio vuole questa volta non basterà.

La questione, poi, è anche un’altra. In Parlamento si sono menati. Quando ci si mena non ci sono né buoni, né cattivi, hanno torto tutti. E quando ci si mena in Parlamento la questione è ancora più grave, sono tutti indegni della carica pubblica che gli italiani gli hanno dato. Una cosa che ai più è sfuggita è che mentre alcuni rappresentanti del Paese cercavano lo scontro fisico, in alto, nel loggione del Parlamento, c’erano scolaresche. Studenti, da tutta Italia, venuti lì a “capire” cosa sia l’attività parlamentare. Come funzionano le Istituzioni. Che idea si saranno fatti?

Forse ha ragione de Laurentiis. E forse ha ragione pure Christian De Sica quando afferma che: “L’Italia è peggio di quella che raccontiamo nei cinepanettoni”.

La volgarità ci ha travolti, ma non solo, forse pure il vuoto.

A metà mattinata leggo questa agenzia:

“Roma, 27 ott. (LaPresse) – Scene da assalto ai forni. Dalle otto di questa mattina una enorme fila sta paralizzando il traffico del quadrante nord di Roma, nella zona di Pontemilvio. La causa è l’apertura del centro commerciale Trony che, per l’occasione, ‘offre’ pc a 99 euro e gli iPhone a 300 euro. Tanto è bastato per creare l’inferno. E non sono mancate risse e liti tra i giovani in fila per prendere il numeretto per gli acquisti scontati. Addirittura alcune vetrine sono state spaccate dalla folla in attesa. Nella notte molti avevano dormito nelle macchine in sosta nel parcheggio interrato. Ora l’ingresso è presidiato da una ventina di carabinieri e 120 body guard. La tangenziale è bloccata, ripercussioni anche sul grande raccordo anulare.”

Che significato attribuire a questa notizia? Tutti in fila perché? Siamo un paese, oltre che volgare, anche superficiale? Tutto tette, culi e cellulare nuovo a tutti i costi? Oppure siamo un paese disperato che cerca di esorcizzare la crisi, l’insicurezza sociale  ed altre questioni come le pezze al culo, attraverso un nuovo smart phone da accarezzare? Un po’ di benessere e magnificenza tecnologica, e questa volta a buon prezzo, per trastullarsi un po’ e non pensare al resto, o quantomeno sublimarlo.

 

In poche parole, giovedì 27 ottobre 2011, che paese siamo?

Su un giornale leggo dei morti e degli smottamenti in Liguria. Forse si potevano evitare.

Poi,  a commento della notizia dell’assalto al nuovo centro commerciale, leggo che il mio amato cugino  Filippo Gregoretti scrive:

Vi meritate la carta revolving. Vi meritate la schiavitù a rate. Vi meritate la Gerit. Vi meritate il Grande Fratello. Vi meritate le malattie auto-immuni. Vi meritate le crisi di panico. Vi meritate le corna. Vi meritate i figli che non vi parlano. Vi meritate una vita passata a inseguire illusioni per morire tristi e vuoti”.

Ricordo quando Nanni Moretti diceva “vi meritate Alberto Sordi” (in quanto presunta metafora di qualunquismo).

Alle 15 sento una bella, e preparatissima, giornalista che racconta novità circa “il boss Giuseppe dell’Angelo detto Peppe ‘o ciccio”.

Certo, verrebbe da dire. Siamo un paese con Berlusconi, con Cicchitto, con i cinepanettoni, con gli allagamenti, con gli assalti disperati a mo’ di zombie ai centri commerciali, e con il boss dell’Angelo detto Peppe ‘o ciccio.

Ci meritiamo tutto questo?

Se sì … non abbiamo speranza.

Se sì … siamo un paese di merda.

Ma sarà poi vero?

Se un extraterrestre fosse atterrato in Italia il 27 ottobre 2011 … sarebbe risalito sulla sua bella astronave, e scappato via di corsa. Noi non possiamo farlo – e allora tanto vale cambiarlo sto Paese.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “Italia, l’altro ieri. Ma che Paese siamo?”

  1. Pino Rossi scrive:

    Amato Dott. Linguiti,
    come al solito i suoi articoli sono una panacea per intelligenze tenute nascoste, in quanto, oggi, è molto sconveniente esporle.
    La mia, dal profondo del “cafurchio” psichico nel quale cerco di tenerla imprigionata, cieca e sorda, la ringrazia di cuore. Ma, ahimè, mi è toccato rifilarle una dose supplementare di bastonate per ricacciarla nell’oscurità. E quindi io la ringrazio con parsimonia: dovessero accorgersi i vicini di casa che sono un portatore di intelligenza, potrebbero denunciarmi a Eurogendfor.
    Meglio far finta di piangere per un motociclista morto.
    Con affetto,
    Pino Rossi

  2. Ah, beh… a me rimase impresso il titolo di una notizia del tg (non ricordo quale… forse quello della 7..)”Berlusconi: Tartaglia, incapace di intendere e di volere”. Chiunque sarebbe stato indotto a pensare che il premier avesse avuto improvvisamente qualche problema tale da farlo tartagliare e di renderlo incapace di intendere e di volere! Invece, il titolo era rivolto a quella persona di nome Tartaglia, che aveva tirato la statuetta addosso a Berlusconi, in Piazza del Duomo, a Milano! Ce ne sarebbero tanti altri..

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