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Quale futuro per il Belgio? /1

Pubblichiamo a due riprese (prima parte oggi, seconda domani) un articolo di Olivier Dupuis, ripreso dal numero di settembre 2011 della Revue Nouvelle, sulle eventuali soluzioni di una situazione politica che in Belgio si fa sempre più esasperata.

Se cambiassimo approccio? Se cominciassimo a cercare un punto di equilibrio, una posizione in cui potrebbe ritrovarsi chi continua a credere nel valore aggiunto del Belgio, chi vorrebbe dargli un’ultima chance, chi crede nell’indipendenza della propria regione e, infine, chi ritiene, a prescindere da quale scelta prevarrà, che occorra premunirsi sin da oggi da qualsiasi rischio di esplosione violenta, creando una procedura costituzionale che inquadri un’eventuale decisione di secessione da parte di una regione o dell’altra?

Per fare ciò, cominciamo a scartare tutto quanto sia inaccettabile per gli uni o per gli altri.

1. La minaccia di un ripiego francofono su di un “Belgio residuo”(1) nel caso di secessione delle Fiandre e, di conseguenza, l’annessione alla Wallonia oggi e, forse, alla Francia domani, di Bruxelles, una città del Brabante, a lungo maggioritariamente fiamminga: inaccettabile per i Fiamminghi.

2. Il non-rispetto dei diritti fondamentali della minoranza francofona della periferia di Bruxelles (120.000 persone) situata nelle regione delle Fiandre da parte delle autorità fiamminghe in totale contraddizione con tutti gli standard internazionali: inaccettabile per i francofoni.

3. La riduzione della regione bruxellese ai suoi 19 comuni, mentre il suo hinterland economico, sociale, fiscale e culturale ingloba almeno le zone urbanizzate della prima cintura fino a Vilvorde e Braine-l’Alleud: inaccettabile per i Bruxellesi.

Chiariamo anche due malintesi :

1. L’indipendenza delle Fiandre non è di per sé una questione belga e, meno ancora, una posizione anti-francofona. E’ una questione fiamminga. Si tratta di un sogno, di una aspirazione con tutto quanto questo comporta di emozionale. Ma si tratta anche di un progetto. Razionale, pensato, maturato, organizzato, eccetera.

I francofoni, Walloni e Bruxellesi, non possono considerare come inaccettabile che una parte consistente della popolazione fiamminga ed una maggioranza della sua classe politica vogliano l’indipendenza delle Fiandre. Ciascuno può ovviamente nutrire seri dubbi sulla fondatezza di una tale aspirazione, nell’epoca dell’integrazione europea.

Ma si possono anche vedere le cose sotto un’altra prospettiva. L’esistenza di una Unione europea che concentra in sé, oggi, una parte consistente dei poteri degli stati nazionali di ieri, rende infatti non solo molto meno problematica l’emergenza di nuovi stati, ma cambia addirittura la natura stessa della loro emergenza. Qualunque cosa succeda, appartiene ai soli cittadini delle Fiandre di decidere se vogliono andare al di là di questo interrogativo e fare di questo sogno e di questo progetto di indipendenza una realtà. Sui Walloni e sui Bruxellesi incombe la responsabilità di definire di comune accordo con i Fiamminghi le regole che presiederanno ad una eventuale dissoluzione del Belgio.

2. La “francesizzazione”(2) della periferia (di Bruxelles) non è il risultato di una politica deliberata di certi francofoni, portata avanti con lo scopo di cambiare l’equilibrio demografico dei comuni che circondano Bruxelles. Questi cambiamenti sono semplicemente, così come quelli all’opera nei comuni del Brabante wallone, conseguenze dello sviluppo economico e demografico di Bruxelles. Il fatto che non siano il risultato di una manovra perniciosa di alcuni, però, non impedisce che questa realtà nuova sia percepita come un problema da altri. Delle soluzioni che rispettino i diritti fondamentali degli uni e prendano in conto i timori degli altri devono essere trovate. Ed esistono!

3. Essere la capitale dell’UE è insieme un’enorme responsabilità e una grande opportunità. Ed anche se la tematica non è oggi molto popolare, il rilancio del processo di integrazione europea è, per molte ragioni che non è possibile affrontare qui, assolutamente indispensabile. Verrà un momento – speriamo il più vicino possibile – dove nuovi approfondimenti e allargamenti dell’UE saranno all’ordine del giorno. Una politica estera europea unica, una politica di sicurezza e di difesa comune, una politica fiscale comune, … nuovi allargamenti ad Est (Ucraina, Moldova, …), a Sud-Est (Turchia, Croazia, Serbia, Georgia, Albania, Macedonia, Kosovo, Azerbaijan, Armenia). Degli approfondimenti e degli allargamenti che renderanno ancora più importante il ruolo di Bruxelles come capitale dell’Unione europea e contribuiranno a modellarne la fisionomia e lo spirito di domani.

Ma, qualunque sia la forma che avrà allora Bruxelles, regione nello stato federale belga o città-stato libera, è chiaro che, non diversamente da oggi, essa non sarebbe un “altro pianeta” , un “altrove” senza legami con le Fiandre e la Wallonia. Al contrario, Bruxelles rimarrà un ponte, un luogo d’incontro non solo per i Fiamminghi ed i Walloni ma anche per tutti i cittadini presenti e futuri dell’Unione europea. Per di più il rafforzamento dell’UE porterà con sé decine di migliaia di nuovi “eurocrati” con le loro famiglie, facendo nascere nuove attività economiche che sconfineranno largamente sulle Fiandre e la Wallonia.

(1) L’espressione “Belgio residuale” viene utilizzata da certi francofoni che ritengono che in caso di secessione unilaterale delle Fiandre, la Wallonia e Bruxelles potrebbero continuare l’esistenza del Belgio, ereditandone il nome ed i posti delle varie organizzazioni internazionali.
(2) La “francesizzazione” è il processo di insediamento di francofoni nei territori fiamminghi non seguito dall’assimilazione degli stessi alla cultura fiamminga. Questo fenomeno è assai pregnante intorno a Bruxelles perché la città è tutta circondata da comuni storicamente fiamminghi.


Autore: Olivier Dupuis

Nato a Ath (Belgio) nel 1958. Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Lovanio, è esperto di politica internazionale e europea. E’ stato prima dirigente e poi segretario del Partito Radicale Transnazionale dal 1995 al 2003 e deputato europeo, eletto in Italia, per due legislature (1996-2004). Gestisce il blog leuropeen.eu .

2 Responses to “Quale futuro per il Belgio? /1”

  1. E’ sempre un piacere leggerti Olivier!
    ( e mi piace sapere che hai ripreso passione alla politica… )

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