No al Ponte. E questo, voi, lo chiamate governo?

di SIMONA BONFANTE – Che alla Sicilia serva una rete infrastrutturale per la mobilità è di lapalissiana evidenza. Che di quel network di asfalto mare ferro, il Ponte dovesse costituire la piattaforma di lancio è invece sempre stato dubbio. E dopo decenni di confronti, liti, perizie, contro-perizie, progetti e contro-progetti, e poi denaro pubblico – tanto – speso per lo più per mantenere quella misteriosa ma già solidissima entità impiegatizia chiamata Società Ponte sullo Stretto di Messina, da quale parte stesse la ragione non lo sapremo mai, perché ieri il governo che il-Ponte-è-la-nostra-priorità ha votato una mozione dell’Idv che impone la soppressione dei finanziamenti di Stato destinati alla edificazione della grande opera di ingegneria sviluppista.

Il governo cambia idea. Legittimo. Strano, tuttavia. Perché un sì inatteso, repentino e definitivo cambiamento d’opinione avviene neanche due settimane dopo la dichiarazione del Ministro titolare del dossier Infrastrutture, Altero Matteoli, il quale – era il 16 ottobre – accoglieva la decisione della Ue di cassare la ‘priorità delle priorità’ infrastrutturali italiane dalle opere beneficiare di finanziamenti europei, come fosse un imprevisto del tutto marginale. Il ponte si farà – garantiva Matteoli – “a prescindere dall’eventuale finanziamento della Ue, in quanto le risorse per il manufatto saranno reperite sul mercato, come previsto dal piano finanziario allegato al progetto definitivo”.
Il “mercato”, appunto. Quello che l’Italia la svende sulle piazze finanziarie; lo stesso che dell’Italia, ovvero della sua capacità solvente rispetto agli obblighi verso i creditori, diffida così tanto da ritenere non bastanti le garanzie dei suoi comparativamente più solidi fondamentali economici – quelli rivendicati anche nella missiva di Silvio.

Devono averglielo spiegato in questi giorni di esami europei, al distratto Ministro, che il paese è sotto commissariamento. Che non è affatto libero di spendere, e men che meno per fare cose che pretendono un ecosistema fattuale speculare a quello nel quale insiste invece l’universo degli appalti pubblici italiani. Ché da noi, manco a cercarle col lanternino si trovano tracce di quelle bizzarrìe sistemiche che gli europei si ostinano a chiedere – tipo trasparenza, efficienza, visione progettuale, legalità; robe che, assiomaticamente, fanno la differenza tra una ‘grande opera’ ed una ‘grande truffa’.

La truffa si sarebbe puntualmente inverata anche stavolta – ché questo, e non l’idea in sé (la quale precede Berlusconi, in realtà, di almeno un paio di millenni), è sempre stato il problema del monumento infrastrutturale: sarebbe stato fatto secondo le ‘regole parallele’ del modello di sviluppo all’italiana. Insostenibile, ormai.
Il No al Ponte dell’esecutivo è una prima evidenza del fatto che il governo Berlusconi, semplicemente, non esiste più. Che resti ancora o no ancora a Palazzo Chigi, cambia poco: la sovranità nazionale non è più nostra. E chiunque, dopo di lui, assumerà titolo istituzionale a rappresentarci, la titolarità sovrana perduta se la dovrà ri-guadagnare.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “No al Ponte. E questo, voi, lo chiamate governo?”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    A parte il fatto che ritengo un bene abbiano rinunciato, un’assurdità costruire un’opera di quel genere in zona sismica confine delle placche che si stanno allontanando di un paio di millimetri all’anno, la cosa più interessante sarebbe sapere fino ad oggi, o almeno fino alla fine del 2010, quanto è costato questo progetto finalmente abbandonato. Anche per queste cose che non si riesce a sapere con certezza e si può solo scrivere che è costato molto?

  2. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Una cosa non ho capito : ma l’ A. questo ponte lo voleva dallo stato o dal libero mercato ?

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