Digital Advisory Group, o della crescita attraverso l’ICT

– Sì, lo ammettiamo: che la crisi non fosse “solo psicologica” e che non ne saremmo usciti “meglio degli altri” era da un po’ che lo sospettavamo, e che continuavamo a sospettarlo nonostante le accuse di disfattismo che ci piovevano addosso.

Adesso, però, pare che almeno sul fatto che siamo in una situazione di crisi si sia raggiunto un accordo di massima: sulle cause c’è ancora un po’ di disaccordo (troppa spesa pubblica e niente crescita o complotto demoplutomassonicogiudaico? Chissà. Gli indignados e il governo dicono la seconda), ma, forse, prima che i soliti tifosi della domenica invadano il campo del dibattito, si potrebbe cercare di ragionare sulle soluzioni.
Proprio questo cerca di fare il DAG (Digital Advisory Group), un gruppo di oltre 30 società ed istituzioni legate a vario titolo all’ICT, che ieri ha presentato un rapporto intitolato “Sviluppare l’economia digitale in Italia: un percorso per la crescita e l’occupazione”.

Nel documento si analizza lo stato dell’economia digitale italiana: nel complesso, i vantaggi dell’introduzione delle nuove tecnologie nel nostro sistema produttivo ne superano di gran lunga i (veri o presunti) svantaggi. Secondo i dati raccolti da McKinsey&Company, infatti, molti sono i segnali positivi, suddivisi essenzialmente in quattro aree.
Quell’ “Internet” accusato, da chi non ne comprende le potenzialità, di “togliere il lavoro” alle persone, in realtà, fa sì che nascano, a livello nazionale, più posti di lavoro di quanti ne scompaiono perché obsoleti, mentre le aziende che sanno sfruttare in maniera positiva la digitalizzazione crescono a ritmi molto incoraggianti (addirittura, secondo lo studio, ad un tasso che è 10 volte quello del PIL italiano).

Le PMI, che nel nostro Paese rappresentano una parte importante dell’economia, sono quelle che possono trarre (ed in effetti, dai dati riportati nel paper, hanno tratto) più benefici delle altre dalla conversione alle nuove tecnologie, a livello sia di mercato nazionale che di espansione internazionale; infine, la digitalizzazione fa bene anche ai consumatori, che hanno a disposizione un mercato più ampio in cui scegliere e possono accedere tramite il web a servizi dai costi molto bassi,o addirittura gratuiti, perché sponsorizzati.
Queste tendenze sono confermate anche in uno studio analizzato qui da Diego Menegon: se i Paesi europei, in particolare l’Italia, scegliessero di investire nell’ICT quanto gli Stati Uniti, potrebbero ricominciare a crescere, e si interromperebbe così la spirale negativa di forte spesa pubblica e bassa crescita in cui siamo avviluppati da ormai troppo tempo.

Gli ostacoli da superare prima che per la nostra economia le nuove tecnologie diventino la regola, però, sono ancora molti: le leggi sono spesso carenti, insufficienti o al contrario troppo restrittive – in entrambi i casi, l’inadeguatezza è dovuta alla scarsa conoscenza del settore che si vuole regolamentare -, e d’altra parte è nota la scarsa attitudine degli italiani a considerare sicure le transazioni condotte a distanza, dietro uno schermo.

Visti i vantaggi che un maggior uso delle nuove tecnologie porterebbe, però, molti ritengono valga la pena studiare un percorso che porti a prevalere su queste difficoltà: DAG lo articola in 12 punti che sarebbe riduttivo cercar di illustrare in un solo articolo, anche perché alcuni di questi argomenti sono già stati trattati abbondantemente in Libertiamo. Sono per la maggior parte proposte di semplice buon senso (riduzione del digital divide, investimenti nella banda larga, promozione dell’e-government…), che un Paese interessato alla crescita dovrebbe perseguire seriamente, in un quadro di razionalizzazione e ridefinizione della propria spesa pubblica e della propria economia.

Speriamo che, stavolta, un progetto del genere riesca a diventare qualcosa di più dell’ennesima occasione persa.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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