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Perchè se un 60enne lavora un anno in più, un 25enne può trovare un lavoro

– C’è un errore concettuale in cui molte persone cadono: quello di credere che la quantità di lavoro in un’economia sia sostanzialmente fissa, tanto che un modo efficace per ridurre la disoccupazione sia quello di mandare anticipatamente in pensione i lavoratori anziani. In tal modo, si dice, il loro posto sarebbe occupato dai più giovani. Non funziona così, per fortuna.

Se prendiamo ad esempio una singola azienda, che occupa 10 persone, può davvero accadere che il pensionamento di un dipendente apra la possibilità per un nuovo lavoratore di essere assunto. Ma quel che vale per un’impresa non è vero per l’intera economia e per il bilancio pubblico. Proviamo a capire perché.

Se un lavoratore – chiamiamolo Michele – va in pensione a 60 anni, magari dopo aver versato 36 o 37 anni di contributi, si è “pagato” la sua pensione per circa 15 anni. Da quel momento in poi, fino al passaggio a miglior vita, la pensione di Michele è finanziata con altre risorse, cioè con le tasse. A livello aggregato, ciò comporta che le tasse sono più alte e che una parte considerevole del gettito fiscale è destinato a finanziare le pensioni e non altre cose molto utili: infrastrutture, ricerca, formazione, politiche per l’occupazione.

Trattenere il nostro lavoratore al suo posto, anche per un solo anno, consente allo Stato di risparmiare risorse, utili per finanziare altre spese più produttive e magari per abbassare le tasse, rilanciando così la crescita economica.  Se, ad esempio, con i soldi risparmiati si dota una certa area del Mezzogiorno della banda larga di ultima generazione, è possibile che una multinazionale – che realizza un software particolarmente innovativo – decida di insediare lì una propria filiale: un 25enne disoccupato, anziché bivaccare al bar con gli amici in attesa che si liberi un posto di lavoro, potrebbe essere assunto dalla nuova impresa come usciere, impiegato amministrativo o ingegnere informatico (in base alle sue competenze). Un suo amico, invece, potrebbe trovare interessante partecipare ad un corso di formazione dove s’insegna a distillare l’alcol e poi provare a metter su una piccola azienda nel settore degli amari.

Insomma, le risorse risparmiate grazie al sacrificio del nostro Michele potrebbero essere investite in valorizzazione del talento, in nuove tecnologie e in tasse più basse per chi produce reddito. E’ la crescita economica – l’aumento delle dimensioni della torta – che crea posti di lavoro, non il pensionamento dei lavoratori.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

30 Responses to “Perchè se un 60enne lavora un anno in più, un 25enne può trovare un lavoro”

  1. creonte scrive:

    bisogna vederese rende di più lavorare o stare a casa a fare il nonno, potrebbe anche convenire allo stato nel lungo periodo

  2. uto scrive:

    avete scritto una grande cazzata: il tempo vitale di qualsiasi individuo a maggior ragione se è giovane o povero, non si deve sezionare in tanti pezzetti, perchè tutti ogni giorno hanno dei bisogni primari che non possiamo ignorare e poi ci sono l’esigenze e il sacro santo diritto di crearsi una famiglia e procreare, tutte necessità che ci stanno togliendo senza mostrare il vero problema ovvero lo squilibrio economico tra chi lavora davvero come operai e dipendenti e coloro che li gestiscono i quali tra super direttori manager e presidenti arrivano a guadagnare 100 1000 3000 volte più dei loro lavoratori che raggiungono appena i 1000 euro quando va bene, poi c’è il fenomeno dei precari che prendono 600 euro per 3 o 6 mesi all’anno….
    I giovani stanno pagando le pensioni di chi è andato a 40 anni e dei privilegiati delle istituzioni…
    Quindi il vostro ragionamento fa evidenti buchi da tutte le parti…

  3. Andrea scrive:

    Questo calcolo sarebbe vero parlando di una teorica società in cui le risorse a disposizione dello Stato vengono utilizzate per il bene dello Stato stesso. Ciò che accade in realtà è che le risorse statali vengono utilizzate per pagare giornali e tv permettendone il controllo, grandi opere inutili di dubbia moralità (e c’è un costo pure nel militarizzare la popolazione per costringerla ad accettare la grande opera non voluta da nessuno), amici del potere con zero competenze ne qualsivoglia attinenza alle cariche svolte (esempio lampante ne sono scilipoti e il magico trota). E si è visto con il “naufragio” Romano o con il terremoto dell’Acquila quanto queste risorse vengano utilizzate per manutenzioni cittadine o comunque per lo sviluppo pianificato delle città. Inoltre sono in buona parte soldi che vanno in interessi del debito (e io 2000 miliardi di euro non li ho mai avuti ne nessuno della mia famiglia quindi questi soldi sono andati a qualcun altro). L’unica cosa da fare in questi frangenti è evadere e tenersi per se quanto più possibile perché ciò che si da allo stato per la pensione NON tornerà indietro e NON verrà utilizzato per il bene dello Stato. Quando il governo smetterà di evadere dalle proprie responsabilità, smetterò volentieri anche io di evadere. Fino ad allora, devo pensare prima a me che a ladri che rubano. Se fallirà l’Italia, come tanti altri giovani, me ne andrò.
    Nessuno è Gesù, se devo rimetterci la pelle per aiutare gente che mi vuole far del male preferisco andarmene.

  4. Fulvio Valsecchi scrive:

    Stronzate!
    Mi meraviglio che il link appaia nel Blog di Grillo.
    Ma chi credete di intortare con queste bugie neoliberiste?
    Vu invito a seguire una bella setta tipo Testimoni di Geova se vi piacciono le favole salvifiche e consolatorie senza fondamento alcuno, ne nella storia, ne nell’economia, ne nella scienza sociale o nel semplice buonsenso.
    Saluti.

  5. Andrea scrive:

    P.S: Mi sono scordato di dire chi sono; sono un giovane precario che guadagna 300 euro al mese e sarà così ancora per qualche annetto. Il tutto legale. Evadendo mi garantisco di poter aiutare un pochino l’economia facendola girare. Se dovessi pagare le spese per il lavoro in nero che faccio (e mi vengono a dire che i giovani non vogliono lavorare, a me con 2 lavori e lavorando 7 giorni su 7 fino alle 11) non avrei quasi nulla per me, nemmeno per la mia sopravvivenza. Se io non evadessi non potrei comprare. Se non potessi comprare, chi vende cose e servizi fallirebbe e aumenterebbe il debito dato che le entrate sarebbero di meno con meno gente che lavora.

    Le tasse devono andare in servizi e sviluppo, al momento ne va solo una minima parte in servizi, zero in sviluppo. I pensionati dovrebbero, secondo chi scrive, regalare soldi? Sacrificarsi per uno Stato che non ripagherà il loro lavoro? Dovrebbero sprecare risorse in qualcosa che non aiuterà nessuno? Per quale causa? Il futuro è già negato. I diritti minimi umani si sono dissolti sotto una nube di buone intenzioni. Le manovre fatte stanno facendo affondare più giù il tutto. E il governo al completo non fa e non farà niente (per risolvere il problema della gente che si lamentava hanno bloccato le manifestazioni a Roma, bella soluzione, molto democratica).

    Io voglio vivere, non sopravvivere. Dispostissimo a buttarci sangue e fatica per poter vivere (lo sto dimostrando a pieno) ma pretendo di dare i MIEI soldi avuti con il MIO sacrificio a chi se li merita. Lo Stato NON se li merita.

  6. riccardo scrive:

    caro Piercamillo,
    non sono assolutamente d’ accordo con la tua analisi, cominciando dall’ enunciato iniziale che lavorando 35 / 36 si paghino 15 o 16 di pensione.. , se ad es. tu stipuli una polizza vita privata e versi il 33% del tuo reddito stai tranquillo che l’ assicurazione (che NON è un ente benefico) ti garantisce una pensione più che decorosa per il resto della tua vita, in quanto investe via via i soldi accumulati. Se leggi bene la situazione dell’ INPS ti accorgi che la gestione dei lavoratori dipendenti (quelli che pagano sempre) è leggermente in attivo , mentre quello che perde sono le gestioni degli autonomi , dei dirigenti e gli interventi assistenziali che non dovrebbero essere a carico dell’ INPS stessa.
    Ci sono molte altre fonti da cui cominciare per ricavare il reddito necessario per quegli investimenti che giustamente citi e non le sto ad elencare: costo della politica, della sanità , patrimoniali varie,
    etc. In ogni caso non c’ è nessuna garanzia che i signori che ci hanno portato in questo stato utilizzino poi i soldi risparmiati in tal senso. Il tema delle pensioni è molto complesso e mi sembra tu lo abbia affrontato in maniera un pò troppo semplicistica.

    Cordialmente

    Riccardo

  7. andrea scrive:

    Quanta teoria, hai mai lavorato un giorno nella tua vita?

  8. Michele Dubini scrive:

    Vedo che il modello superfisso (a leggere i commenti qui sopra, la cui maggior parte sono sgangherati) ha molti seguaci. Sì, ci sarà molto da fare per far capire questi concetti elementari alle persone, Pier.

  9. Nishangiaima scrive:

    ….va bene… ma i soldi che il povero Michele ha dovuto versare nei 37 anni di lavoro che fine hanno fatto???? Se continuiamo a investire i soldi delle casse delle pensioni degli italiani per fare altro, ci troveremo sempre in queste condizioni. Il primo fu Mussolini che investì i soldi delle prime pensioni nella grande guerra. Da allora nessuno è riuscito a far a meno dei soldi che un giorno sarebbero serviti per pagare la vecchiaia dei lavoratori tassati. Nessuno ha mai pensato di far pagare una quota destinata alle casse delle pensioni ai Robot che hanno sostituito ( giustamente) i lavoratori nelle catene di montaggio, ad esempio. E’ chiaro che dire questo in un momento di recessione industriale ( e non solo) è pazzesco, ma se qualcuno lo avesse avuto idee del genere in pieno boom economico le cose sarebbero leggermente diverse.

    Nishangiaima.

  10. Ale scrive:

    ma che storia ti sei inventato? aggregati ecc… ecc… se oggi ci sono 100 lavoratori e domani ce ne sono 90 perchè 10 vanno in pensione e Non Lavorano Più (okkio!) le Aziende assumono 10 nuovi lavoratori che finanzieranno anche con i loro contributi le pensioni dei di quei 10 che sono in quiescenza (ammesso che le Aziende ne riassumano di pari misura se non trasloccano magari in Cina o Bulgaria).
    Altra cosa, invece, è continuare a dire che le pensioni sono un Costo, NO le pensioni sono lo Stato Sociale comte la sanità l’ istruzione, la difesa ecc.. ecc… vogliamo far la quadra al sistema pensionistico davvero?
    1° tutte le pensioni anche quelle in essere Vanno immediatamente ricalcolate e ripartite secondo il sistema contributivo (nessun privilegio a nessuno a scapito di altri cittadini) e Anagrafico ricalcolate dall’inizio.
    2° i fondi di diverse casse previdenziali Non devono e non dovranno confluire in quelle dei dipendenti privati o pubblici che siano, che rimangano ben distinte e separate e che facciano quel che possono se son fallite allora che i contribuenti a quelle casse facciano causa ai gestori e che ne rispondano personalmente dei loro errori.
    3° Ai lavoratori precari deve essere garantito un reddito di 1/3 superiore a quelli a tempo indeterminato e che gli stessi lavoratori si organizzino con un loro cassa di mantenimento o integrazione per quando non lavorano
    4° ai falsi pensionati vanno tolte non solo le pensioni ricevute illegittimamente ma vanno perseguiti x la restituzione del montante economico ricevuto in ogni ordine e grado anche verso i propri parenti e affini o meno per la restituzione di quanto ricevuto dallo Stato cioè NOI così come per Tutti i Medici che hanno approvato queste false pensioni
    ecc… ecc…
    Morale: l’ Europa non ci sta chiedendo di aumentare l’ età pensionabile(questo è il metodo più semplice di nascondere la polvere sotto il tappeto di casa) ma solo di metter ordine al carrozzone INPS ed ai conti fuori controllo della spesa pubblica che altro non fa che aumentare il fabbisogno Statale che per ripianarlo in un certo qual modo deve continuamente emettere pezzi di carta (straccia) chiamati BOT CCT BTP cioè DEBITO per le future generazioni 1 5 10 20 30 anni e più!
    CHE IL GOVERNO E I GOVERNI (gli uomini) CHE SI SONO SUCCEDUTI NEGLI ULTIMI 50 ANNI DX SX CENTRO DEVONO DIMETTERSI PERCHE’ HANNO GENERATO UNA VORAGINE NEI CONTI PUBBLICI HANNO DEPREDATO L’ ITALIA E DEVONO PAGARE PER IL FALLIMENTO DELLA NAZIONE ITALIA NON DELL’ AZIENDA ITALIA OK?

  11. GrazianoP scrive:

    A leggere certi commenti cascano davvero le braccia, manca non dico una conoscenza basilare dell’economia, ma la semplice capacità di seguire un percorso logico. Solidarietà a Falasca e non mollate.

  12. Alberto scrive:

    Incredibile! Si vuole davvero salvare il bilancio dello stato saccheggiando il bilancio previdenziale? Si vuole davvero salvare gli evasori fiscali, i faccendieri, i corrotti e i corruttori che hanno provocato il disastro economico italiano (altro che “nuovo miracolo italiano”!)con i contributi di chi ha lavorato una vita regolarmente? E’ una vergogna! Pensate piuttosto a come far pagare coloro che si sono arricchiti in decenni di gestione allegra delle risorse pubbliche. La patrimoniale è rimasta un tabù solo per costoro. Fate forse parte anche voi come Berlusconi di questo carrozzone?

  13. Michele Dubini scrive:

    Volete mettere ordine all’INPS?
    Beh, c’è un solo modo.
    Cambiare il sistema pensionistico dalla base, slegandolo dalla desueta concezione di Stato-Padrone-Sociale, permettendo ai cittadini di SCEGLIERE se corrispondere i dovuti contributi tra più operatori presenti sulla scena e non a un unico monopolista pubblico (e a conti fatti con esso non conviene. Qualunque altro fondo è maggiormente conveniente). Insomma, liberalizzare il sistema pensionistico e dare a ciascuno la possibilità di contribuire. Questa è la soluzione cui si deve arrivare. E che sono i ragazzi come me a chiedere in ginocchio.

  14. Angelo scrive:

    Pienamente d’accordo con Nishangiaima, perchè sulla mia auto anche se non circolo devo pagare una tassa di proprietà e i signori imprenditori non devono pagare i contributi per la previdenza di robot che hanno lasciato a casa migliaia di lavoratori, tutti sistemi computerizzati che permettono ad una persona di fare il lavoro di cinque lavoratori. Io per esempio lavoro nelle ferrovie, ebbene in questi ultimi 15 anni il 90% delle stazioni sono state chiuse e poste in telecomando 5 capi stazione svolgono da un posto centrale il lavoro di circa 100 lavoratori. Il punto è proprio questo va bene che tu azienda risparmi lo stipendio di 95 persone ma almeno i contributi previdenziali o chiamali come vuoi tu stato italiano vuoi farli pagare? anche come tassa di proprietà di sistemi che ti consentono reddito? e tu rfi, trenitalia, ti potresti accontentare di risparmiare che so l’ottanta per cento anzichè il 100%? Ma si sà lo staso italiano anzichè cercare la giustizia vieta le manifestazioni e tocca sempre le pensioni. Sappiate però che se un giorno le pensioni, magari continuando a pagare i contributi, saranno abolite come vorreste poi…. Non lamentatevi se il popolo si rompe i cog…. e finisce come in Libia.
    meditate gente…meditate

  15. Luca M. scrive:

    “…..le risorse risparmiate grazie al sacrificio del nostro Michele potrebbero essere investite in valorizzazione del talento….”
    Potrebbero…appunto…ma non siamo nè in Germania, nè in Francia…e sta sicuro che quei soldi andranno persi in qualche tangente

  16. maria grazia scrive:

    Mi sento piuttosto irritata da tutta questa vicenda crisi/pensioni/evasori e perchè no:ladri. Lavoro dall’età di 17 anni, 41 anni di lavoro, a oggi potrò andare in pensione a 61, pazienza. Non ho mai rubato, non ho mai evaso (e sono partita iva da 15 anni), sono sempre stata sufficientemente “ricca” (quelli appena sopra il limite) per pagare tutto: asilo, libri, tiket, università, tarsu, qualsiasi cosa vi venga in mente.Però con due figli niente ristorante, niente cinema e vacanze cum granu salis (si scrive così?). Mentre vedevo l’imbianchino, l’elettricista, il macellaio…..(troppo lunga la lista) essere esonerati da tutto, belle macchine e abbronzature africane anche a gennaio. I loro figli con i vestiti griffati…. Insomma, non vorrei essere noiosa ma qualcuno mi vuole spiegare perchè devo continuare a pagare io. Perchè io sarei anche d’accordo sull’andare in pensione più tardi ma qualcuno mi deve davvero dire perchè tocca sempre a me. Possibile che non sia possibile trovare soluzioni diverse? Perchè, se devo essere sincera, non mi pare che l’INPS (proiettata a 20 anni) abbia tutti questi problemi. O mi sbaglio proprio?

  17. Angelo scrive:

    …scusate dimenticavo, ma perchè i signori parlamentari con anche una sola legislatura percepiscono il vitalizio di oltre 3000euro al mese? per caso lavorare a base di pranzi e cene di lavoro con aragosta e caviale è un lavoro particolarmente usurante? loro non hanno il limite dei 40 anni di contributi con almeno 60 anni di eta? Ma lo sapete quanti parlamentari sono in queste condizioni? che so, per fare qualche nome , la Pivetti, Cicciolina… che scusate ma per me è stata la più pulita in assoluto di tutte le repubbliche!! E quali pensioni bisogna toccare… le nostre, le loro….?!!! ma stai scherzando quelle non costano, ad occhio e croce in 20 anni 600 deputati e 300 senatori fanno circa 20000 pensioni ma non ditelo in giro se ne potrebbero avere a male.

  18. djgianpi scrive:

    Come disse Napolitano ” bisogna prima cambiare gli italiani per cambiare l’italia”. Pienamente d’accordo con Piercamillo, purtroppo il contesto è estremamente compromesso. Sarà dura

  19. Massimo74 scrive:

    @Alberto
    “Si vuole davvero salvare il bilancio dello stato saccheggiando il bilancio previdenziale?”

    Veramente è il bilancio previdenziale che saccheggia ogni anno il bilancio statale e che prosciuga le tasche di tutti quelli che producono ricchezza in questo paese,cioè i lavoratori dipendenti(quelli del settore privato ovviamente) e le piccole e medie imprese.

  20. MauroLIB scrive:

    Mi permetto una libera rielaborazione.

    Immaginiamo che in una grande città esista solo un ristorante con cento coperti, il locale si chiama Ristorante Italia. Si formano code di migliaia di persone in attesa che si liberi un posto. Per lenire questa situazione i proprietari decidono che i clienti vengano gentilmente, ma fermamente, invitati a liberare il posto indipendentemente dal fatto che stiano ancora aspettando il secondo. Ciò consente di smaltire più velocemente la fila in attesa.

    L’alternativa che si può usare è ingrandire il locale e portarlo a mille coperti. A pensarci sembra che questa soluzione sia un certamente più efficace.

    Immaginiamo poi che un centinaio di persone tra le migliaia in coda abbiano l’idea, non concordata tra di loro, di aprirsi un ristorante. Nascono così decine e decine di ristoranti, uno con venti coperti, un altro con centocinquanta, un altro ancora con sessanta e così via. Le code spariscono. Forse questa è l’opzione migliore.

    Sono moltissimi coloro che pensano che la logica di far sgomberare i tavoli in fretta e furia, sia la stessa da applicare alle persone che lavorano da anni in modo da far posto ai giovani disoccupati. Il principio invece è esattamente lo stesso. Se non aumenta il ‘mercato’ dei ristoranti, la gente non ha speranza di sedersi.

    Ovvio che se aprire un ristorante diventa un’operazione complicatissima perché ci sono una miriade di regolamenti, leggi, permessi, bolli, certificazioni, ispezioni e se i profitti derivanti dall’attività dei ristoratori sono tassati al 69%, forse è più facile, per chi ne ha la possibilità, staccarsi dalla coda e far scivolare una banconota in mano all’addetto alla sicurezza del ristorante Italia che regola il flusso dei clienti in modo da sedersi all’agognato tavolo.

    Ho inventato tutto, tranne … il nome del ristorante.

  21. Pietro M. scrive:

    Piercamillo: più fai le cose semplici per spiergarle al volgo, e più il volgo dimostra di saper scrivere solo commenti idioti. Fa’ come me: scrivo cose complicate, intimorisco il volgo, e mi tolgo dalle scatole un bel po’ di commentatori molesti.

    Il futuro è in mano ai pochi dannosi furbi che sono più bravi a manipolare i tanti utili idioti. Inutile far finta di poterne uscire.

  22. Paolo scrive:

    Falasca, Lei presuppone implicitamente l’assenza di un limite superiore alla crescita economica.

    Se malauguratamente questo assioma dovesse risultare inapplicabile, il suo modello si ridurrebbe a chiacchiere buone solo, giustappunto, per bivaccare al bar con gli amici…

  23. Luca scrive:

    Bravo Piercamillo. I baby pensionati e pensionandi, noncuranti del disastro delle generazioni future, sono stati colpiti nel vivo. Sappiano, lor signori, che la pacchia è finita e che davvero i super-garantiti hanno le ore politicamente contate. Certi commenti, così accesi e contrari, segnalano paura: paura che gli esclusi prendano il controllo e finalmente decidano a sfavore di chi finora ha goduto di privilegi che noi, più giovani, mai potremo né potremmo lontanamente sperare. http://www.partitodegliesclusi.it

  24. Antonio scrive:

    Un esempiuccio pratico – non teorico, attenzione, questa è realtà di OGGI – che può essere utile ad alcuni fra i commentatori.

    Ho costituito da poco una nuova azienda con altri Soci. Ora dobbiamo assumere dei programmatori per accelerare lo sviluppo prodotti. Con i soldi che abbiamo a disposizione possiamo assumerne due, dovendo pagare contributi previdenziali per circa il 65% del lordo corrisposto. Se questi contributi fossero dimezzati (almeno per i primi 18-24 mesi, cosa praticabile con fondi ricavabili da un intervento sulle pensioni di anzianità) potrei assumere tre programmatori, ottenendo tre risultati:
    – beneficio per l’azienda, che può accelerare lo sviluppo prodotti e quindi anticipare fatturato e ricavi
    – beneficio per il terzo lavoratore (molto probabilmente in cerca di prima occupazione)
    – beneficio per lo stato che avrebbe tasse aggiuntive da (a) stipendi erogati ai tre lavoratori (b) tasse aggiuntive per via di aumenti di fatturato

    Semplice no ? Questo significa in soldoni ‘liberare risorse per la crescita’ (e non le cazzate di chi vuole che lo Stato spilli altri soldi per ‘investirli nella crescita’).

    E invece mi limito ai due programmatori …

  25. Paolo scrive:

    Bene, Antonio…

    Supponiamo che il carico contributivo venga azzerato. Quel 65% che si libera (e che per circa 1/3 non è a carico della ditta ma trattenuto dal lordo stipendiale) va a danno dei suoi dipendenti, che già oggi con il sistema contributivo prenderanno una pensione misera.

    Anche ammettendo che le pensioni private siano molto più efficienti, in termini di rendimento, dell’INPS, e che maturi tra i dipendenti una “nuova cultura previdenziale”, è difficile immaginare che tutto quel 65% resti disponibile per investimenti: molto più plausibilmente, anche in caso di dinamiche contrattuali “virtuose” e “moderne” (no FIOM per intendersi) una buona parte sarà comunque necessariamente destinato in incrementi stipendiali o comunque a sostenere il gap previdenziale che altrimenti si creerebbe.

    Quindi, non potrà fare “3 programmatori al prezzo di 2”: ma sarebbe già molto, comunque, se si riuscisse a liberare un x% di risorse a vantaggio dello sviluppo mantenendo comunque un decente sostegno previdenziale.

    Allora?

    Rendiamo INPS e INPDAP più efficienti (già sarebbe tanto far raggiungere all’INPDAP il livello dell’INPS…): acceleriamo il processo di miglioramento del rapporto numerico tra “generali” e “soldati semplici” all’INPS e all’INPDAP! (v. il mio precedente post sulla dirigenza pubblica…), smantelliamo la loro posizione di monopolisti previdenziali de facto.

    Dirottiamo parte della spesa pubblica sull’educazione finanziaria, oggi praticamente assente in Italia, ma necessaria per una corretta diffusione di una cultura della gestione personale della previdenza, garanzia futura di stabilità sociale.

    Più concorrenza nel mercato del lavoro; il lavoratore a progetto, il parasubordinato, la p.iva “minima” in gestione separata INPS devono essere in condizioni di “far tremare” il dipendente a tempo indeterminato, pubblico e privato. Di conseguenza, è necessaria la progettazione di un sistema di protezione sociale per il 50enne “obsoleto” e per il 20enne a rischio esclusione, ripensando il modello attuale tuttora basato sulla società degli anni ’70 (famiglia monoreddito con il marito dipendente pubblico o privato a tempo indeterminato e pieno).

    La pubblica amministrazione deve trasformarsi da (pessima) erogatrice di assistenza e servizi, a strumento per l’accesso dei cittadini alle opportunità sociali che i liberi privati offrono: uno strumento equo e basato sulla “fairness attiva”, che niente altro è se non la vera applicazione di un fondamentale principio costituzionale (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”).

    Ma qui, forse, ci vuole l’Uomo Nuovo.

  26. Luigi Di Liberto scrive:

    “Pietro M. scrive:
    26 ottobre 2011 alle 21:02

    Piercamillo: più fai le cose semplici per spiergarle al volgo, e più il volgo dimostra di saper scrivere solo commenti idioti. Fa’ come me: scrivo cose complicate, intimorisco il volgo, e mi tolgo dalle scatole un bel po’ di commentatori molesti.”

    Qui si dimostra la peggior specie di arroganza che non mi sarei mai aspettato di leggere da uno che scrive articoli per questa testata. Classificare idioti molesti quelli che argomentano in modo contrario una tesi è inqualificabile.

  27. Antonio scrive:

    @Paolo

    quanto scrivi sugli interventi su INPS/INPDAP, concorrenza del mercato del lavoro etc. mi trova sostanzialmente d’accordo. Il problema è che sono realizzabili attraverso un programma di cambiamento sui vari punti che – assumendo di avere qualcuno capace di proporlo, farlo approvare e guidare la realizzazione – prenderà tempo per dare risultati tangibili, non meno di 4-5 anni. Nel mentre, non si può aspettare l’arrivo dell’Uomo Nuovo. E ogni sano programma di cambiamento, in ogni caso, deve avere dei ‘quick wins’ che devono portare risultati a breve, con interventi in linea con gli obiettivi finali. Lo shift veloce dell’età pensionabile (mantenendo ovviamente delle condizioni speciali per alcune tipologie di lavoro) è uno di questi, non per fare cassa ma per utilizzare i proventi a riduzione del costo del lavoro per le nuove imprese (soprattutto – facendolo sui neolavoratori non aiuta il riposizionamento di personale esperto da vecchie imprese – magari decotte – a nuove imprese), così si può incentivare lo sviluppo d’impresa e quindi un incremento d’impiego.

  28. Luigi Di Liberto scrive:

    A parte il fatto che non condivido il ragionamento dell’articolo laddove conclude con “Trattenere il nostro lavoratore al suo posto, anche per un solo anno, consente allo Stato di risparmiare risorse, utili per finanziare altre spese più produttive e magari per abbassare le tasse, rilanciando così la crescita economica.” mentre invece sarebbe stato meglio “per ridurre l’imposizione fiscale a carico dei lavoratori in modo che avendo costoro più soldi da spendere si rilancia l’economia”. Le tasse si possono cominciare a ridurre solo dopo che sarà abbattuta la gran parte dell’evasione con leggi che non la favoricano. Allo stato attuale, al netto dei vari condoni, chi viene scoperto ad evadere fa i concordati e paga dilazionato nel tempo comunque meno di quanto accertato aver evaso.

    http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/13PK/13PKIW.pdf

    Non sto a citare le sanzioni americane per questi generi di reati che credo voi conoscete bene, ma solo quando chi viene scoperto ad evadere dovrà pagare il doppio di quanto evaso, cautelandosi immediatamente che non possa far sparire beni e fondi ad altri, potremo pensare che si invertirà la tendenza ed allora -pagando tutti- si potrà pagare meno, dopo aver per qualche anno usato le maggiori entrate per ridurre il debito pubblico.

    @ Antonio Se il risparmio prodotto del lavoratore che va in pensione un anno dopo viene devoluto per far costare meno il lavoro alle nuove imprese, rischia di favorire la nascita di imprese satellite di quelle già esistenti che poi taglieranno occupazione dalla casa madre. Ma io non capisco come non facciate a non considerare che solo nel momento in cui le persone avranno più soldi in tasca da spendere si potrà rilanciare le crescita, per cui come fanno a nascere nuove imprese in un ambiente che non ha i soldi da spendere? Non è per via del calo delle vendite il motivo per cui molte aziende stanno riducendo il tasso di occupazione?

  29. Gulliver Nemo scrive:

    Falso… ma ben scritto (come consuetudine di Piercamillo). C’è un particolare importante, omesso con sagacia, distrazione o malafede. Il ragionamento potrebbe avere una sua validità solo e soltanto se Michele (il lavoratore pensionando) fosse un dipendente privato. Se fosse un dipendente pubblico varrebbe esattamente il discorso inverso! ;-)

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