– C’è un errore concettuale in cui molte persone cadono: quello di credere che la quantità di lavoro in un’economia sia sostanzialmente fissa, tanto che un modo efficace per ridurre la disoccupazione sia quello di mandare anticipatamente in pensione i lavoratori anziani. In tal modo, si dice, il loro posto sarebbe occupato dai più giovani. Non funziona così, per fortuna.

Se prendiamo ad esempio una singola azienda, che occupa 10 persone, può davvero accadere che il pensionamento di un dipendente apra la possibilità per un nuovo lavoratore di essere assunto. Ma quel che vale per un’impresa non è vero per l’intera economia e per il bilancio pubblico. Proviamo a capire perché.

Se un lavoratore – chiamiamolo Michele – va in pensione a 60 anni, magari dopo aver versato 36 o 37 anni di contributi, si è “pagato” la sua pensione per circa 15 anni. Da quel momento in poi, fino al passaggio a miglior vita, la pensione di Michele è finanziata con altre risorse, cioè con le tasse. A livello aggregato, ciò comporta che le tasse sono più alte e che una parte considerevole del gettito fiscale è destinato a finanziare le pensioni e non altre cose molto utili: infrastrutture, ricerca, formazione, politiche per l’occupazione.

Trattenere il nostro lavoratore al suo posto, anche per un solo anno, consente allo Stato di risparmiare risorse, utili per finanziare altre spese più produttive e magari per abbassare le tasse, rilanciando così la crescita economica.  Se, ad esempio, con i soldi risparmiati si dota una certa area del Mezzogiorno della banda larga di ultima generazione, è possibile che una multinazionale – che realizza un software particolarmente innovativo – decida di insediare lì una propria filiale: un 25enne disoccupato, anziché bivaccare al bar con gli amici in attesa che si liberi un posto di lavoro, potrebbe essere assunto dalla nuova impresa come usciere, impiegato amministrativo o ingegnere informatico (in base alle sue competenze). Un suo amico, invece, potrebbe trovare interessante partecipare ad un corso di formazione dove s’insegna a distillare l’alcol e poi provare a metter su una piccola azienda nel settore degli amari.

Insomma, le risorse risparmiate grazie al sacrificio del nostro Michele potrebbero essere investite in valorizzazione del talento, in nuove tecnologie e in tasse più basse per chi produce reddito. E’ la crescita economica – l’aumento delle dimensioni della torta – che crea posti di lavoro, non il pensionamento dei lavoratori.