di CARMELO PALMA – Tra i doveri della maggioranza, il maggiore e più gravoso è certo quello di ammettere che il tempo del fare per finta è finito e quello del fare sul serio non può iniziare senza voltare pagina.

Per il governo, resistere a dispetto dei santi e dei fatti, non è una prova di forza, ma di ostinazione. Anziché cercare un accrocco con la Lega, per portare a Bruxelles qualcosa che non sia nulla e che le istituzioni europee giudicheranno ovviamente peggio che nulla, oggi servirebbe il coraggio e l’umiltà di dichiarare il game over.

Non usciamo da una dittatura e non attraverseremo il tempo della guerra civile, malgrado in troppi si affannino ad incendiare gli animi e i discorsi: tra quanti, nelle fila berlusconiane, si ostinano a travisare il fallimento e a denunciare la “congiura” – dei poteri forti o delle opposizioni deboli – e quanti altri, nelle file anti-berlusconiane, insistono a rileggere in chiave criminologica gli ultimi vent’anni di storia politica.

Ciò detto, e fatte tutte le differenze del caso, nel PdL oggi servirebbe un Dino Grandi. Uno capace, mutatis mutandis, di dire una cosa così:

Siamo noi che, indipendentemente dal nemico, dobbiamo dimostrarci capaci di riconquistare le nostre perdute libertà. Mussolini, la dittatura, il fascismo, debbono sacrificarsi, debbono “suicidarsi” dimostrando con questo loro sacrificio il loro amore per la Nazione.

Anche in questo caso non ci si dovrebbe arrendere al nemico, ma all’evidenza. Che il debito italiano paghi anche un “difetto di fabbrica” della costruzione europea, può essere vero. Ma nella tempesta politica perfetta in cui l’Europa è finita, a garantire la solvibilità del Paese non può essere  un governo insolvente e vittimista, che pretende di privatizzare i profitti e socializzare le perdite del fallimento e di chiagnere e fottere, as usual.

Cercasi patrioti, disperatamente.