di SIMONA BONFANTE – Se Berlusconi non è in grado di far approvare dal suo Consiglio dei Ministri la riforma delle pensioni che ha finalmente capito essere misura necessaria alla salvezza finanziaria del paese, oltre che giusta per riequilibrare – strutturalmente – costi e benefici dello stato sociale, mercoledì cosa dirà all’Europa? Che è colpa della Costituzione che non gli dà potere o che la squadra ministeriale non ha ancora deciso se tenere in vita il governo ma far morire il paese, o riportare in vita il paese ma, politicamente, chiuderla lì?

Sarkozy non può permettersi di salire in cattedra ed impartire agli altri lezioni di serietà. Non è messo poi troppo meglio di noi – quanto a disoccupazione, deficit, crescita. Ciononostante, la Francia in Europa continua a contare e ad esercitare leaderdship. Noi no. Eppure, al vertice di mercoledì ci presentiamo non con un decreto-legge ma con una specie di ‘wish list’, cioé nulla.

Siamo noi quelli a cui la Bce ha accordato l’acquisto di titoli sul mercato. Non sappiamo in cambio di quali impegni formali assunti dal Presidente Berlusconi. Sappiamo però quali prescrizioni la Bce abbia ‘riservatamente’ recapitato al governo. La sostenibilità della previdenza è tra queste. E rispetto agli altri ‘suggerimenti’ di Draghi e Trichet – il taglio dei dipendenti pubblici e dei loro stipendi, ad esempio, che pure in altri paesi, come il Regno Unito, governi liberal-conservatori hanno avuto la responsabilità di approntare – quella sul riequilibrio del carico pensionistico inter-generazionale è la più politicamente capitalizzabile. Si costringerebbe il Pd nella mortificante ridotta cigiellina nella quale si è cacciato. Si ri-motiverebbe l’elettorato – ed il grande-elettorato – riformatore, che non è marginale come si vuol far credere, a ri-convincersi della necessità per il paese di un centro-destra europeo, decomplessato, coraggioso e visionario.

Il Terzo Polo ha offerto una sponda francamente non dovuta. Non è popolare promettere di voler sancire la fine del regime di Bengodi. Se lo hanno fatto, Fli e Udc, è perché è così evidente che a quella soluzione non c’è alternativa. E chi assumerà la decisione – con convinzione e costrutto – non è vero che rischi l’ecatombe elettorale. Gli elettori, così sfiduciati verso la politica, non potranno non premiare chi mostrerà leadership. Chi, cioè, sarà in grado di disegnare oggi un Italia capace di tornare protagonista e vincente domani.

Berlusconi, ha lui il pallino in mano: tenersi Bossi e far marcire il paese, o riagganciare l’Europa e permettere all’Italia di marciare. Checché ne pensi Giuliano Ferrara, il problema non è chi abbia più titolo a ridere di chi, ma essere quelli che ridono per ultimi.