Il futuro di Bini Smaghi e l’indipendenza della BCE

– La nomina di Ignazio Visco ha finalmente dato una guida alla Banca d’Italia, ma non ha sciolto il nodo sul futuro di Lorenzo Bini Smaghi. Con l’arrivo di Mario Draghi e l’uscita del Presidente Jean-Claude Trichet, la Francia non avrà rappresentanti nel comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (BCE). Il problema era stato posto dal presidente Sarkozy già nel Giugno scorso e Berlusconi aveva promesso che Bini Smaghi si sarebbe dimesso entro Dicembre, ma sono in pochi a pensare che le cose andranno in questo modo.

La BCE ha un consiglio esecutivo dal 1999 e la prassi vede gli stati maggiori della zona euro presenti in questo organo direttivo.I trattati, però, stabiliscono che i sei membri del comitato vengano selezionati in base alle loro competenze: non ci sono riferimenti alla loro nazionalità. I componenti del comitato rimangono in carica per 8 anni ed il loro mandato non può essere revocato dagli organi politici dell’Unione in osservanza al principio di indipendenza della BCE, ma possono essere sollevati dal loro incarico per ‘colpa grave’ solo dalla Corte di Giustizia e su richiesta della stessa BCE.

In sprezzo al principio di indipendenza della Banca Centrale, la candidatura di Mario Draghi ha ricevuto il sostegno della Francia solo dopo che Berlusconi, e secondo Sarkozy anche secondo lo stesso Bini Smaghi, ha garantito che Bini Smaghi avrebbe lasciato il comitato esecutivo entro Natale. Tuttavia, il Presidente Francese e quello Italiano non avevano tenuto in considerazione la gelosia con la quale la BCE tiene alla propria autonomia, e Lorenzo Bini Smaghi ha fatto sapere di non avere intenzione di lasciare il proprio incarico fino al Maggio 2013, scadenza naturale del suo mandato. In seguito all’accordo raggiunto sul nome di Draghi come nuovo Presidente della BCE, si era diffusa la convinzione che Bini Smaghi potesse essere chiamato alla guida di Bankitalia così da risolvere la situazione. Al contrario, la nomina di Visco ha riaperto la questione e Sarkozy non ha perso l’occasione per manifestare il proprio disappunto nel vertice Europeo dello scorso weekend. D’altro canto, Berlusconi ha lamentato la sua impotenza nei confronti di Bini Smaghi e chiesto ironicamente a Sarkozy “che cosa devo fare? Lo uccido?”.

Gli scenari possibili al momento sono due. Il primo, e più accreditato fino a pochi giorni fa, è quello di trovare un’alternativa per Lorenzo Bini Smaghi. Sfumata per lui la poltrona da governatore, si è pensato alla guida dell’Antitrust in Italia, diretta da Catricalà il quale è in scadenza di mandato all’inizio del 2012. Però questa decisione non dipende dal governo italiano e ci potrebbero quindi essere problemi in sede di nomina.
Anche la stessa BCE potrebbe opporsi a questa soluzione e favorire, come emerso nelle ultime ore, il secondo scenario dello status quo. Secondo un articolo pubblicato sul Corriere di ieri, la Banca Centrale avrebbe fatto trapelare un parere legale secondo il quale solo le dimissioni in presenza di un nuovo incarico di pari grado al comitato esecutivo oppure al consiglio direttivo della BCE potrebbero giustficare la decisione di Bini Smaghi di lasciare il comitato. Quindi, le dimissioni di Bini Smaghi per l’assunzione di un ruolo non di pari grado potrebbero in realtà complicare ulteriormente il problema. Anche le dimissioni coordinate con l’arrivo di Mario Draghi sarebbero inopportune perché lascerebbero pensare che un membro del comitato esecutivo sia stato costretto a lasciare il proprio incarico a causa di pressioni politiche.

Non sarebbe la prima volta che un grande paese della zona EURO non trova rappresentanza nel comitato esecutivo. Accadde proprio alla Francia nei 17 mesi che separarono le dimissioni di Christian Noyer nel Maggio 2002, il quale si era dimesso per assumere la guida della Banca Centrale Francese, dall’arrivo di Jean-Claude Trichet alla Presidenza nel Novembre 2003. In tal caso, Bini Smaghi rimarrebbe al suo posto fino alla scadenza naturale del suo mandato, con il plauso dei molti a Francoforte che hanno a cuore l’indipendenza della BCE.

La situazione è delicata. Dal primo novembre l’Italia avrà nel Consiglio Direttivo della BCE gli stessi voti di Francia e Germania insieme, situazione difficile da digerire soprattutto per la Francia visto che ad Agosto la BCE ha acquistato importanti quote di titoli italiani (e spagnoli) e sarà chiamata a decidere se continuare a farlo nei prossimi mesi. La partita potrebbe complicarsi se anche la Germania decidesse di partecipare, visto le tensioni seguite alle dimissioni di Juergen Stark, membro tedesco del comitato esecutivo, in rotta con la politica della BCE di acquistare titoli di debito sovrani.

Le conseguenze di questo stallo potrebbero avere importanti ripercussioni sulla struttura dell’Unione Europea fino a mutarne profondamente le fondamenta. Esiste già un esteso consenso in Europa sul bisogno di affiancare un’entità politica alla politica monetaria UE decisa a Francoforte, vista la sostanziale incapacità di reagire alla crisi degli ultimi mesi. Lo scontro istituzionale ed il poco rispetto dei trattati mostrato dalla negoziazione pubblica fra Francia ed Italia sui membri del comitato esecutivo potrebbe incrinare il principio di indipendenza della BCE in modo irreversibile in un momento in cui la stabilità e la credibilità delle istituzioni europee saranno messe a dura prova dalle difficili decisioni che verranno prese nei prossimi mesi.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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