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Politica ed economia, la ‘letteratura’ dei mali italiani da Leopardi a Calvino

– «Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano é il più cinico dei popolacci». Sono parole “antiche” ma estremamente attuali quelle con le quali Giacomo Leopardi nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani bollava la gente del bel Paese come arretrata politicamente, priva di senso civico e morale.  Rileggere della «mancanza di società», «di buoni costumi» e dell’attitudine allo scambievole disprezzo degli italiani, nonché del loro «cinismo», significa spostarsi dai primi decenni dell’Ottocento, all’attualità, quasi senza accorgersene.

L’economia italiana continua ad essere stretta tra le esigenze per così dire nazionali e quelle europee. Sul fronte interno non si contano più i tentativi di pressing sul governo di opposizioni, mondo imprenditoriale, rappresentanze delle più diverse categorie, sindacati e società civile, affinché metta decisamente mano a misure per la crescita. In Europa, dove la pazienza é molto minore che non in Italia, si chiedono garanzie. Non si accettano buoni propositi. L’agenda degli incontri é serrata e non prevede rallentamenti. Come accaduto ieri a Bruxelles al vertice dei Capi di Stato e di Governo, c’è da aspettarsi che anche il 3 e il 4 novembre al G 20 di Cannes all’Italia saranno richieste garanzia di tenuta dei conti e rilancio dell’economia.

 

Dal declassamento ad A+ del rating di debito sovrano italiano anche dell’Agenzia Fitch, dopo Standard & Poor’s e Moody’s, lo stallo prosegue. Certo si discute su alcuni provvedimenti. Sul concordato fiscale, sulla definizione agevolata delle liti fiscali, su Infrastrutture e Lavoro. Ma le misure, nella loro concretezza, appaiono ancora lontane. Nel frattempo i mercati e le speculazioni finanziarie non ci premiano, naturalmente. Nonostante ci siano Paesi, come  i nostri vicini, Francia e Spagna, che pur avendo un sistema bancario meno solido e, nel caso della Spagna, un tasso di disoccupazione superiore, abbiano una valutazione migliore.

Il premier, e i ministri più direttamente coinvolti in questo lunghissimo fermo, Tremonti, Sacconi e Romani, non possono mostrare insofferenza di fronte alla preoccupazione di un intero Paese. Perché se l’Italia segna il passo anche nei confronti di Spagna e Francia, non é nelle pieghe di una crisi economica planetaria ma, piuttosto, nella inaffidabilità e mancanza di credibilità, nella scarsa autorevolezza della nostra classe dirigente.  Non possono meravigliarsi.

La classe dirigente italiana appare caratterizzata da alcuni vizi di fondo, ormai strutturali, che ne continuano a segnare il cammino. Richiamare per essa la senescenza, l’individualismo, l’incapacità di ricambio, una certa arroganza e frequentemente la violenza verbale é assai facile. Ma addossare alla politica, in maniera esclusiva, tutti i mali sarebbe altrettanto errato e controproducente. A fronte di una casta” inadeguata, impegnata a conservare i propri benefits, esiste una corruzione, un’evasione fiscale, una assoluta mancanza di valori, un particolarismo diffuso. L’antipolitica dilagante, i tanti j’accuse che la alimentano, da quelli di tanti notabili che riempiono le pagine dei giornali e che i telegiornali rimbalzano a quelli della gente comune sottolineano due cose. L’inadeguatezza della politica e l’incapacità della società civile di passare dalla fase destruens, della protesta a quella costruens, della volontà di ricominciare.

Perché, al di là di ogni considerazione,  le parole di Vittorio Emanuele Orlando, «il Parlamento é lo specchio del Paese» sono la via per raggiungere un risultato positivo, per uscire da demagogia e strumentalizzazioni.

Da un lato c’é un Governo che umilia la democrazia ricorrendo alla fiducia con inusitata frequenza, ma anche partiti dell’uno e dell’altro schieramento lacerati al loro interno da divisioni di ogni tipo. Divisioni che a lungo hanno impedito la nomina del nuovo Governatore della Banca d’Italia, divisioni che ostacolano di procedere alla stesura di misure per la crescita. Divisioni nel mondo della sinistra che non consentono un raggruppamento coeso e determinato. Dall’altro lato, nelle «società intermedie” per dirla con Tocqueville, altre divisioni, altri interessi. Quelli dei sindacati, quelli del mondo delle imprese. Nel complesso, un degrado generalizzato.

Nel marzo del 1980, sulle colonne de “La Repubblica”, Italo Calvino nell’Apòlogo sull’onestà del Paese dei corrotti scriveva: «C’era un paese che si reggeva sull’illecito». E’ chiaro che a reggersi sull’illecito non era soltanto il Paese della Politica, ma quello ben più vasto, della società civile.

Dopo Calvino, si é frantumata la Prima Repubblica e la seconda nata facendo coltivare tante aspettative si sta eclissando. Le difficoltà economiche hanno fatto risaltare debolezze a lungo nascoste, spostando sul fronte politico grandi incertezze. Così ora l’Italia affonda, ferita da un duplice  vulnus. Un quadro politico deteriorato, reso ancora più incerto dalle difficoltà economiche. Un quadro economico già debole, ulteriormente fiaccato da divisioni ed incertezze politiche. Gli attori dell’uno e dell’altro quadro incapaci di uscire dal loro diffuso cinismo per riacquistare la dignità di un tempo.

Il mercato non crede che l’Italia sia in grado di onorare il proprio debito. Forse l’Italia non crede più a se stessa. E’ necessario riattivare, attraverso i canali più vitali, nuove risorse. Garantire, con seri investimenti, un sistema di istruzione al livello nel nostro passato. Consolidare il “saper fare”. Unico, vero, tesoro del Paese. Solo così il governo recupererà l’economia. Forse il Paese, sé stesso.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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