L’Italia è troppo grande perchè l’Europa la salvi: dobbiamo fare da soli

di PIERCAMILLO FALASCA – Cosa dovrebbe urgentemente fare l’Italia per mettere in sicurezza i conti pubblici e provare a ritrovare un percorso di crescita economica l’hanno scritto egregiamente Alberto Alesina e Francesco Giavazzi oggi sulle pagine del Corriere della Sera. Quello dei due economisti è un decalogo di riforme robuste che comporterebbero sacrifici importanti a chi finora ha goduto di privilegi insostenibili a carico del contribuente e del consumatore italiano.  L’alternativa – cosa che pochi hanno il coraggio di rilevare – è dover gestire da qui a qualche mese una situazione economico-finanziaria ancora più drammatica e prossima al baratro, che a quel punto richiederebbe il sacrificio dei sacrifici: il taglio immediato del numero dei dipendenti pubblici e dei loro salari unito a un’imposta patrimoniale straordinaria applicata ad una platea significativa di famiglie. Non si penserebbe alla crescita economica, in questo caso, ma solo a evitare il default. Per evitare il sangue e limitarsi alle lacrime, è necessario agire subito.

Negli appelli all’Italia dei leader europei riuniti ieri a Bruxelles per la riunione dell’Eurogruppo, c’è un tragico non detto: muovetevi, fate ciò che potete perché noi non abbiamo la minima idea di come possa essere davvero implementato un meccanismo di salvataggio efficace per l’Italia, e non per la piccola Grecia. Per chi abbia voglia di approfondire, si consiglia il commento di Mario Seminerio su Phastidio.net.

La responsabilità di Silvio Berlusconi (secondo lui sbeffeggiato da Sarkozy per l’affaire Bini Smaghi, secondo i suoi instancabili riservisti vittima di un pregiudizio anti-italiano, secondo chi scrive interprete ormai della peggiore immagine che l’Italia può dare all’estero) e della classe politica che lo accompagna è di aver celato per almeno tre anni all’opinione pubblica italiana la realtà della crisi. Se i greci truccavano i conti pubblici, Berlusconi ha truccato i racconti pubblici, forte del suo asfissiante potere mediatico su stampa e tv. Complice un centrosinistra incapace di offrire soluzioni credibili – impegnato magari nella irragionevole battaglia dell’acqua pubblica –, Berlusconi ha navigato sul nulla presumendo forse che la bolla della speculazione retorica non scoppiasse mai, o almeno non prima del 2013.

Siamo giunti al “che fare?”, ma anche al “chi lo fa?”. Le ricette di Alesina e Giavazzi, non dissimili dalla famosa lettera di Trichet e Draghi al premier italiano (o dalle proposte che su questo webmagazine campeggiano da tempo), appaiono irricevibili per buona parte dei partiti politici nostrani. Sicuramente lo saranno per Vendola e compagni, quando questi torneranno in massa in Parlamento. Con ogni probabilità sarà nuovamente Bossi lo scoglio per la robusta riforma delle pensioni che l’Europa chiede a Berlusconi, mentre i sindacati e un pezzo del PD alzeranno le barricate di fronte all’ipotesi di una riforma del mercato lavoro di stampo danese e le mille corporazioni marceranno divise per colpire unite contro ogni tentativo di liberalizzazione. Siamo fottuti? Non ancora, ma siamo ormai in zona Cesarini. E’ ancora possibile salvarci, perchè abbiamo fondamentali robusti, un export importante e un avanzo primario nel bilancio dello Stato. Urgono le riforme, quelle vere. Urge archiviare l’attuale governo e la Seconda Repubblica con un atto di responsabilità di chi vuol più bene all’Italia che al proprio partito e alla propria seggiola.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “L’Italia è troppo grande perchè l’Europa la salvi: dobbiamo fare da soli”

  1. alex PSI scrive:

    Consiglio di andarci piano prima di accomunare Italia con la Grecia, soprattutto sul taglio ai dipendenti pubblici. Il nostro paese non può accettare supinamente i diktat della Trojka. Il nostro paese è il secondo più importante esportatore in Europa, ha un deficit migliore rispetto alla Francia, ha un importante risparmio privato e poco indebitamento con l’estero per via dell’ampia sottoscrizione di debito pubblico in mano ai nostri cittadini. La più importante cosa da fare adesso è recuperare credibilità politica cambiando Governo. Berlusconi deve mettere prima gli interessi del suo paese a quelli che lo riguardano sul piano giudiziario.

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