– «Di fronte a offerte importanti occorreva fare le giuste valutazioni. Non potevo mettere in discussione ottant’anni di storia che rappresento. La sponsorizzazione avrebbe potuto assicurare un importante sostegno dal punto di vista economico, ma avrebbe potuto mettere in discussione certi nostri principi. Vogliamo continuare attività sportiva e imprenditoriale nel rispetto dei nostri principi. Per ciò ho rifiutato la proposta di Ashley Madison».

Queste le parole di Claudio Toti, Presidente della Virtus Roma pallacanestro, squadra che milita nel campionato di serie A di basket. La notizia di questi giorni è che il numero uno della pallacanestro romana, Andrea Bargnani, star dell’Nba, avrebbe potuto giocare nella Virtus, sfruttando il periodo di lock out del campionato americano.

Il giocatore sarebbe stato sponsorizzato dall’Ashleymadison.com, sito di incontri extraconiugali che avrebbe garantito una cifra di 1,5 milioni di euro. Dov’è il problema? Quale sarebbe la notizia? Affari sportivi… E invece no. Prontissima la reazione della Chiesa cattolica, come se non ci fosse altro da commentare nel momento storico e politico italiano… «È una cosa pazzesca, un tradimento ai valori dello sport: spero che i dirigenti della Virtus ci ripensino», ha commentato monsignor Flavio Capucci, esponente dell’Opus Dei che da bambino ha militato nelle giovanili della Partenope Napoli.

Poi ha aggiunto: «Allo sport sono legati valori fondamentali come la famiglia. Il mondo sportivo deve resistere alle seduzioni del dio denaro». Sarebbe da rimarcare che gli affari sono una cosa e le questioni etiche altro… E comunque fino all’anno scorso quando lo sponsor della Virtus Roma era Lottomatica (che organizza ‘giochi d’azzardo’ come poker, scommesse, casinò) nessuno, né all’Opus Dei, né in nessun altro contesto si interessava minimamente di questo, come di altri sport…

Tralasciando il danno che si fa ad uno sport già in seria crisi come il basket, trascurando il movimento di soldi, d’interesse e “di benessere” che questa operazione poteva portare a Roma, che quest’anno è proprio al collasso, l’ingerenza della Chiesa su questa questione sembra ridicola davvero. In un Paese al tracollo, è di questo che l’Opus Dei si vuole occupare. Nessuna presa di posizione netta sulle vicende del Presidente del Consiglio, né sul caso Ruby, né sui vari processi. Nessuna parola sulla corruzione dilagante ai vertici delle Istituzioni, né consigli o aiuti tangibili sulla crisi economica del Paese.

In questa vicenda si è tenuto a sottolineare quanto siano importanti «i valori fondamentali come la famiglia», ma qualcuno nei pressi di Oltretevere ha mai preso in considerazione la complessa “anormalità” delle formule familiari in cui vive la gran parte dei nostri parlamentari? Per non parlare della famiglia in generale, che non viene supportata in alcun modo. Invece di occuparsi di basket o di ‘affari’, perché il Vaticano non spinge per una seria riforma del welfare? O per la costruzione di asili nido? E se ci tiene alla famiglia e al futuro dei suoi figli, perché non si indigna in occasione dei frequenti e bipartisan tagli all’istruzione e alla ricerca?

Resta il dubbio che alla fine, più dei «valori indiscutibili» richiamati da entrambe le parti, abbia pesato l’esigenza di tutelare il «valore» di mercato della Lamaro Appalti Spa, una delle più grandi aziende di costruzione della Capitale,  di cui Toti è presidente. E d’altronde gli ultimi anni di consuetudine col berlusconismo almeno ci hanno insegnato una verità sull’azione pubblica della Chiesa italiana: che sa benissimo negoziare, con minacce velate e reticenze “saggiamente” distribuite, la «non negoziabilità» di certi valori.