Wikitalia ovvero la partecipazione civica dopo e oltre i referendum

- In Italia il digitale continua ad andare a due marce. La prima è quella del governo, ed è una retromarcia. Come confermato dall’incontro promosso dalla fondazione Magna Charta con la collaborazione di Google Italia, tenutosi ieri presso la sala polifunzionale della presidenza del Consiglio. In quella sede, gli operatori si attendevano segnali positivi per la internet economy. In particolare, speravano in incentivi all’interno del decreto sviluppo, le cui bozze hanno iniziato a circolare in questi giorni. Ma, ancora una volta, non sono giunti. Che importa se ciò significa lasciarsi sfuggire miliardi di euro di crescita che sarebbero a portata di mano.

La seconda marcia, tuttavia, conduce in direzione opposta. Finalmente, quella giusta. I ministri Renato Brunetta e Michela Vittoria Brambilla, infatti, hanno presentato il 18 ottobre alcuni strumenti concreti per dotare il Paese, pur incolpevole ritardo, di una strategia per l’open government. Il primo è un portale per aggregare le iniziative di open data in Italia, data.gov.it. Il secondo è un Vademecum «destinato ad amministratori, dirigenti e dipendenti pubblici, nonché a fornitori e consulenti delle pubbliche amministrazioni che vogliono approfondire il tema dei dati aperti e avviare un processo di apertura dei dati del settore pubblico». Il terzo un concorso, Apps4Italy,aperto a cittadini, imprese e associazioni, per promuovere la progettazione di «soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici». Insomma, non saranno gli 800 milioni di euro di cui il ministero dello Sviluppo avrebbe dovuto poter disporre per incentivare la banda larga, ma è sempre meglio di niente.

Che il tema della liberazione dei dati stesse suscitando l’interesse di una comunità di esperti, appassionati e semplici cittadini sempre più vasta, del resto, si era visto già in occasione della 40 ore intitolata Innovatori Jam 2011. Un incontro virtuale che aveva aggregato gli sforzi di circa 5 mila persone per proporre 50 idee per scalzare l’Italia, una buona volta, dal fondo di quasi tutte le classifiche sullo sviluppo del digitale. E se il governo sembra aver finalmente iniziato a prenderne atto, è quella stessa community a essersi organizzata, e aver fatto un passo avanti nella direzione della trasparenza e della responsabilità delle pubbliche amministrazioni.

Proprio nelle ore in cui Brunetta e Brambilla davano insospettabili segnali di vita, infatti, 30 tra docenti, startupper, avvocati e attivisti per l’open government hanno tenuto a battesimo Wikitalia, una iniziativa che si propone di «realizzare una piattaforma da mettere gratuitamente a disposizione delle città italiane dove sviluppare degli strumenti in open source(cioè a codice aperto, ndr)che garantiscano la trasparenza della politica, consentano il riutilizzo dei dati pubblici e favoriscano la partecipazione dei cittadini». Si tratta insomma di aggregare gli sforzi di tutte quelle amministrazioni che abbiano sposato la filosofia «aperta»,da Torino – la prima in Italia – a Firenze e Matera, e incentivarne altre a fare altrettanto, possibilmente dotando di due«civic hackers» ogni città che aderisca volontariamente al progetto.

Una vera e propria chiamata a rispondere alla richiesta di democrazia partecipativa mostrata in occasione dei referendum dello scorso giugno, per esempio, o della raccolta di firme per l’abrogazione del Porcellum. Un’«ondata», scrivono i promotori su wikitalia.it,che «senza una struttura per incanalare i contributi di idee dei cittadini verso esiti concreti» è «destinata a rifluire». Invece tramite l’iniziativa ogni singolo individuo, a prescindere dal suo coinvolgimento nella politica in senso tradizionale, potrà fare politica. Sorvegliando l’operato dei propri rappresentanti; prendendo parte a forme di decisione pubblica collaborativa; potendo finalmente accedere a banche dati il cui raggiungimento è stato finora complesso o impossibile.

È una grande sfida per gli amministratori della cosa pubblica. Perché collaborare per la riuscita di progetti come Wikitalia significa accettare la richiesta di trasparenza che sale, in unico grido, da tutto il mondo – come testimonia il fenomeno WikiLeaks, ma non solo. Perché significa sviluppare una disposizione all’ascolto tale da consentire ai cittadini di intervenire nel cuore del proprio lavoro: il policy-making. E perché significa prendere atto una volta per tutte che Internet vuol dire opportunità, prima che minacce. I promotori di Wikitalia si sono dati 100 giorni per mettere a punto«un prototipo della piattaforma». Entro fine anno, insomma, ne sapremo di più. Nel frattempo, chi ha idee si faccia avanti. Ce n’è bisogno.


Autore: Fabio Chiusi

MSC alla London School of Economics in Storia e Filosofia della Scienza, è un giornalista e blogger. È redattore per Lettera43.it e scrive di politica, social networking e critica della disinformazione sul blog ilNichilista. Collabora con l'Espresso, Farefuturo webmagazine, Agoravox Italia e il Termometro Politico. Per Mimesis ha pubblicato Ti odio su Facebook. Come sconfiggere il mito dei brigatisti da social network prima che imbavagli la rete (luglio 2010).

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  1. [...] Oltre 50 governi hanno un portale Open Data. Eaves parla di «esplosione» (anche in Italia, per esempio, qualcosa si sta muovendo). [...]