Sic transit gloria mundi

di CARMELO PALMA – La cosa politicamente più seria sulla morte del Rais l’hanno detta quegli “stronzi” dei radicali.Che Gheddafi sia morto ammazzato – e sia morto così: come speravano che morisse i nemici più recenti e più interessati al suo silenzio – non restituisce, ma toglie alla Libia la giustizia di cui aveva diritto e bisogno, per voltare pagina.

La questione della colpa che la Libia “democratica” è chiamata ad affrontare non può considerarsi risolta, né sul piano morale, né su quello politico, dalla morte del colpevole. Cosa sarà dello scatolone di sabbia inzuppato di petrolio e tuttora sospeso sull’orlo dell’abisso dipende anche da come sarà sciolto o tagliato il nodo che lo lega alla Jamaria. E l’oltraggio al cadavere del Rais non è solo terribile. E’ inutile rispetto a quanto la “nuova” Libia deve capire e decidere di sé.

D’altronde, se con la caduta del tiranno ne era terminato il regime, con la sua morte rischia di rompersi la fragile e transitoria unità del Paese e di riaccendersi una guerra dagli esiti imprevedibili. Non è finito un bel niente, in Libia. Ora inizia il difficile.

Che l’esecuzione sia una forma di rimozione, che mette tutto a posto ma niente in ordine, lo dimostrano gli scatenati festeggiamenti con cui gli esponenti dell’esecutivo più compromesso con Gheddafi e spiazzato dalla sua rovina hanno salutato la notizia. Con sollievo, come se la morte estinguesse le responsabilità del morto e di chi gli si era accompagnato, più prodigandosi nell’accompagnamento.

Per un governo che con il vecchio Rais era rapidamente passato dall’engagement all’endorsement, l’oltraggio ai deboli e l’omaggio ai forti – e in Libia specialmente – sono una politica e non uno stile. Dello spudorato fiancheggiamento di Gheddafi, Frattini forse pensa che “faccia curriculum” e persuada i nuovi padroni della Libia a contraccambiare generosamente la disponibilità di chi, capito chi comanda, con buona solerzia gli si mette a servizio.

Facciamo perciò nostre le parole di Flavia Perina:

Non mi piace la foto di un leader assassinato in una buca. Non mi piacciono i ministri italiani che esultano in tv per uno che definivano il migliore amico dell’Italia solo un anno fa. Non mi piace un premier che prende in giro un morto al quale ha baciato l’anello. La piccola Piazzale Loreto mediatica inscenata dal centrodestra sul corpo di Gheddafi fa schifo.”


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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