Tra Vendola e Berlusconi servirebbe un Terzo Polo con ambizione maggioritaria

di PIERCAMILLO FALASCA – Molto di quanto c’era da dire in questi giorni l’hanno scritto Alexander Lee ieri sul WSJ, Michele Ainis oggi sul Corriere e Francesco Giavazzi martedì, sempre sul quotidiano di Via Solferino.

Il dramma italiano non è Silvio Berlusconi, ma il fatto che la principale alternativa al suo conclamato fallimento politico sia un centrosinistra privo di una piattaforma programmatica credibile e adeguata a governare i tempi di crisi.

Nessuno si aspetti qualcosa di significativo dal lenzuolino-sviluppo che il Consiglio dei Ministri emanerà a breve. Sarà la sommatoria di micro-interventi: uno strumento di clientelismo pre-elettorale, miope e inefficace. Se il governo non ha il riflesso (che un tempo probabilmente il Cav. avrebbe avuto) di ribaltare l’argomento «non ci sono soldi per il decreto sviluppo» in un piano di riforme liberalizzatrici a costo zero, la responsabilità è anzitutto di una società frantumata in piccole corporazioni, ognuna gelosa della propria rendita di posizione. I tassisti e gli avvocati, i farmacisti e i piccoli bottegai, i sindacalisti e Confindustria: il Medioevo non è mai tramontato, la protezione delle caste e casterelle è la causa primaria del declino. Lo è da un punto di vista culturale, prima che economico e istituzionale.

L’ormai famigerata lettera della BCE al Governo – una cura indiscutibile e pacifica per chi abbia letto anche solo un manuale base di macroeconomia – resterà in buona parte inascoltata per le ragioni di cui sopra: il Governo è moribondo; il Pd è dilaniato al suo interno dal contrasto insanabile tra l’afflato liberale Bersani-Letta-Renzi e il conservatorismo socialdemocratico; a sinistra s’ingrossa il corpaccione vendolian-indignato; l’opinione pubblica diffida del mercato (anche per colpa di un sistema dell’informazione privo di una robusta cultura economica).

Urge allora costruire intorno a ció che s’ha da fare – la lettera Trichet-Draghi, per semplificare – una nuova offerta politica, animata da personalità credibili sul piano internazionale e non compromesse su quello nazionale. Per un nuovo governo in questa legislatura o per le prossime elezioni.

Da quest’ultimo punto di vista, il Terzo Polo – per come è oggi – non è sufficiente: raccogliere il 12 o anche il 15 per cento dei consensi elettorali significherebbe oggi archiviare Berlusconi, riconsegnando peró l’Italia ad una riedizione tardiva dell’inconcludente Unione prodiana. Servirebbe uno scatto in più, l’allargamento della coalizione alle forze più vive e dinamiche della società, nonchè la scelta di un candidato premier capace di parlare ad un elettorato ampio. Un Terzo Polo a vocazione maggioritaria, insomma, che non s’innamori di un inevitabile destino minoritario, ma che provi a convincere gli italiani che Vendola non è la cura della malattia Berlusconi.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Tra Vendola e Berlusconi servirebbe un Terzo Polo con ambizione maggioritaria”

  1. Zamax scrive:

    Magari il PD fosse un partito socialdemocratico! L’Italia avrebbe risolto il più grande problema politico-culturale del dopoguerra, l’anomalia delle anomalie che fa dello Stivale un paese sghembo. Non avendo mai affrontato la questione “socialista” la sinistra italiana è ibernata: da una parte il giacobinismo sanculotto e veterostatalista di Vendola, Grillo & compagnia, e dall’altra il giacobinismo ammodo (altro che afflato liberale) di Bersani e i gli altri pezzi grossi del partito. La versione ancora più schizofrenica del PCI di lotta e di governo di una volta. Bersani prima del voto in Molise aveva detto: “liberate il Molise e noi libereremo l’Italia”. Dopo il voto quel cretino (sono generoso) di Franceschini ha detto che Grillo ha regalato la vittoria agli “inquisiti”. La liberazione e gli inquisiti. Mutatis mutandis siamo nei paraggi di sempre. La demonizzazione dell’avversario. Una volta fischiavano le pallottole. Oggi tirano gli estintori, per fortuna. Ma la piattaforma dalla quale sparano questi disgraziati sono sempre gli stessi ad erigerla.

  2. In Cerca di un'alternativa scrive:

    Non posso che condividere, ma quali sono, almeno in potenza, “le forze più vive e dinamiche della società” con cui allearsi? Chi i possibili premier? C’è da stare MOLTO attenti alla deriva cattolica rutel-casiniana, o sono voti che si perdono a grappoli.

  3. Andre scrive:

    Mi pare un progetto molto ambizioso quello del partito a vocazione maggioritaria. E’ vero che nel dopo-Berlusconi lo spazio si creerà, ma non sono certo che si crei un vero “Polo” intorno a Fli, Udc etc.. per due motivi: 1. sono tutti “compromessi” con questo periodo politico 2. la conformazione molto eterogenea di questo Polo rischia di ricreare un nuovo Ulivo, tra l’altro situazione peggiorata dall’averne le stesse fratture senza gli stessi numeri elettorali.

  4. Claudio scrive:

    E intanto il compagno Fini continua a sostenere la patrimoniale…
    Più che un Terzo Polo io personalmente auspico un nuovo centrodestra, ma chiaramente senza Berlusconi e Fini entrambi ormai, seppur per ragioni differenti, privi di qualsiasi credibilità.

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