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La storia dell’uomo nero che piace ai TG

– I media, come tutti i sistemi culturali, agiscono per retoriche. Per usare una parola orribile potremmo dire per “trend”. Ma il trend è qualcosa di meno di una retorica. Un trend  è una tendenza, una retorica è un insieme di formule e modelli culturali, e stilistici istituzionalizzati. Chi ama il cinema italiano avrà notato che nelle ultime stagioni un sovrabbondante numero di film ha come tema l’immigrazione. La scarsa inventiva del cinema italiano dà sempre il meglio di sé: una volta che un tema diventa commestibile lo si spolpa, compulsivamente, finché non se ne fa indigestione. L’immigrazione sugli schermi italiani è raccontata molto, e con affetto. Non c’è un film nel quale l’immigrato sia, in fondo in fondo, un figlio di puttana. Tutto ciò da un punto di vista, meramente, pedagogico  potrebbe anche piacerci (è da anni luce, d’altronde, che il cinema italiano, in quanto sistema ed a prescindere dalle individualità, non è più in grado di raccontarci la “complessità”, ma appiattisce).

Ma la questione è un’altra.

Se il cinema racconta l’immigrazione con compassione, spesso retorica, gli altri media fanno l’inverso.

Un inverso “odioso”.

Che vi spieghiamo.

Mi è capitata tra le mani una ricerca dell’ Università di Roma Sapienza dal titolo: “Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani” (che a tratti citerò letteralmente). Questo lavoro ha più di un anno di anzianità, ma in termini sociologici un anno è niente.

Ne vien fuori che dell’immigrato e dell’immigrazione i media tendono a sottolineare ed a sfruttare tematicamente l’aspetto nero, tenebroso, quello legato al linguaggio del delitto, alle emozioni del dolore, alle paure dell’invasione e del degrado.

Una “maniera narrativa”, quella circa l’immigrazione, appiattita sulla dimensione dell’emergenza, della non-sicurezza e di una visione solo problematica del fenomeno.

La ricerca conferma i risultati delle rilevazioni svolte negli ultimi 20 anni. L’immagine dell’immigrazione fornita dai mezzi d’informazione appare ancorata a modalità, notizie, stili narrativi e stereotipi esasperatamente uguali. Nei quotidiani le notizie di cronaca nera o giudiziaria  sono ancora maggioritarie nella trattazione del tema immigrazione.  Raggiungono quasi il 60% nelle edizioni  un livello mai rilevato in passato.

Profili più preoccupanti vengono dall’analisi del ritratto delle persone di origine straniera che emerge dai media tv. Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti nei telegiornali come autori o vittime di reati.

Emerge  una ricorrente diversità di trattamento sulla base della nazionalità dei protagonisti delle notizie.

Ecco un esempio clamoroso: le persone straniere compaiono nei news media, quando protagoniste di fatti criminali, con maggiore probabilità di quelle italiane (59,7% contro il 46,3% nei tg, 42,9% vs. 35,7% nella stampa).  Un’altra possibile fonte di distorsione è presente nella tipologia di crimini che vengono raffigurati dalla cronaca. Se in generale si assiste a una sovra rappresentazione di alcuni reati, come quelli contro la persona, gli stranieri compaiono più frequentemente degli italiani quando sono responsabili o vittime di fatti particolarmente brutali come la violenza sessuale (più del triplo: 24,1% contro 7,2%), le lesioni personali (più del doppio: 24,1% contro 10,9%), il sequestro (17,0% vs. 4,4%) o infine il furto (11,3% vs. 8,7%).

Il ritratto delle persone straniere immortalato dai media si può, quindi, così riassumere: è spesso un criminale, è maschio (quasi all’80%) e la sua personalità è schiacciata sul solo dettaglio della nazionalità o della provenienza “etnica” (presente spesso nel titolo delle notizie). Quest’ ultima caratteristica costituisce anche il legame esplicitamente riferito dalla testata per spiegare gli avvenimenti e collegarli con altri: l’appartenenza a un gruppo etnico o la nazionalità dei protagonisti viene ricondotta al fatto narrato in quasi due casi su dieci (18,6%) e l’immigrazione in poco più di una notizia su dieci (11,5%).

L’immigrazione è raramente trattata come tema da approfondire e, anche quando ciò avviene, è accomunata alla dimensione della criminalità e della sicurezza: ad esempio, nel 2009 (ma la tendenza è proseguita a tutto il 2010) sul totale di 5684 servizi di telegiornale andati in onda, solo 26 servizi affrontano l’immigrazione senza legarla, al contempo, a un fatto di cronaca o al tema della sicurezza. Solo in questi 26 servizi si affrontano tutte le altre possibili dimensioni (economia, confronto culturale, integrazione, solidarietà sociale etc.) con cui potrebbe essere declinata l’immagine del fenomeno migratorio.

La congiunzione e sovrapposizione delle due dimensioni (fenomeno migratorio + sicurezza) è il paradigma interpretativo privilegiato dai media italiani. Non solo il singolo fatto di cronaca viene ricondotto all’immigrazione in quanto tale, ma tutto il recente interesse intorno al tema sicurezza sembra ruotare intorno alla presenza – vista sempre in termini emergenziali e straordinari – di persone provenienti da altri mondi.

Guardando alle caratteristiche del dibattito che si sviluppa nei media sul fenomeno migratorio e sull’asilo, un dato evidente è la netta sproporzione fra la presenza di esponenti politici e quella di altri soggetti  interessati al dibattito, quali i rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura o, soprattutto, delle comunità straniere.

Una presenza, quella dei politici, talvolta quasi totale e totalizzante, che sposta l’attenzione più sul dibattito ideologico fra gli schieramenti che sul reale contenuto dei provvedimenti.

Il racconto sugli emigranti appare costantemente in bilico tra il dovere di cronaca e il rispetto della privacy. Si assiste alla tendenza di diffusione di informazioni e di immagini lesive della dignità delle persone coinvolte, direttamente o meno, in fatti di cronaca soprattutto quando i protagonisti sono emigranti. Sono i telegiornali a rappresentare più spesso immagini di migranti coinvolti in fatti di cronaca, mentre i quotidiani danno più spazio a informazioni su vittime e congiunti senza disdegnare i minori. Su 163 servizi televisivi che trattano fatti di cronaca con protagonisti migranti, 65 contengono informazioni o immagini che possono portare all’identificazione di persone (adulte) colpevoli di atti di violenza (39,9%). Un dato di dieci punti superiore rispetto ai servizi di cronaca che non riguardano solo emigranti e che si attestano, infatti, al 29,7%.

Considerando i quotidiani, il 36,8% degli articoli con protagonisti migranti contiene informazioni/immagini che possono portare all’identificazione di persone colpevoli di atti di violenza (a fronte del 35,5% dei generici articoli di cronaca).

Su tutto domina l’etichetta di clandestinità che, prima di ogni altro termine, definisce l’immigrazione in quanto tale. Rom e rumeni sono il gruppo etnico e la nazionalità più frequentemente citate nei titoli di tg. Nei titoli dei quotidiani le questioni relative all’immigrazione paiono ancor più vincolate alla condizione giuridica dell’immigrato e agli episodi di cronaca nera.

Le parole dei media, dunque, contribuiscono a tematizzare la presenza degli immigrati in Italia in quanto minaccia costituita dagli stranieri alla sicurezza degli italiani.

La morale è questa: la paura dell’uomo nero … tira sempre … e oggi di più.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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