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Se Cristo non è democristiano, di sicuro non è berlusconiano

– Spiace dover dar ragione, anche se solo in parte, all’editoriale di ieri di Ferrara (“Cristo non è democristiano”). Ma è indubbio che, sulle aspettative del mondo cattolico organizzato e di molti osservatori  laici così come si erano palesate alla vigilia  dell’appuntamento di Todi, è arrivata la secchiata gelata della prolusione del cardinal Bagnasco. Intendiamoci: quando parliamo di aspettative non ci riferiamo a quelle che solo un giornalismo d’accatto e provinciale come quello nostrano aveva racchiuso nella sintesi  “la rinascita della DC”, o che certi esponenti politici (di ambo gli schieramenti) – convinti  sempre e comunque che l’ombelico del mondo resti l’anziano inquilino di Palazzo Grazioli – presentavano o come una rinnovata benedizione o come  una reiterata scomunica del governo Berlusconi-Scilipoti.

Ciò che davvero era in gioco viceversa è la possibilità e l’incisività nello spazio pubblico di quel punto di vista culturale, civile e politico che nasce da tante e variegate esperienze di solidarietà attiva, di accoglienza, di educazione e di intrapresa economica che , nel solco della tradizione del movimento cattolico – con le sue opere di carità, le sue mutue, le sue cooperative, i suoi sindacati, i suoi ospedali, le sue casse rurali – ancora innervano il tessuto sociale e civile del nostro Paese. E’ quel mondo lì ( ancora ben presente nei rivoli di una società disgregata e senza futuro, ma ormai sempre più irrilevante e marginale nell’era della massificazione televisiva berlusconiana), che con un sussulto di consapevolezza e di dignità aveva tentato di ritrovare le ragioni e i contenuti di un’azione pre-politica che  potesse contribuire alla difficile rinascita di un Paese sempre più sprofondato nel non-governo di se stesso e nel discredito, incredulo, degli altri paesi.

L’agenda economica e sociale di un’ Italia in crisi comatosa, in altre parole, era sembrata essere la piattaforma programmatica più agibile per ricostruire una rilevanza pubblica del punto di vista dei credenti e il terreno più proficuo per un loro nuovo protagonismo politico, capace anche di superare le divisioni e le lacerazioni che il bipolarismo manicheo ha introdotto nel mondo cattolico.  Come nota giustamente (e con un po’ di perfidia) Socci su Libero, Bagnasco ha gelato tutti riaffermando che, seppure importanti e centrali nel nostro tempo, questi temi non devono oscurare o mettere in secondo piano i temi  – quelli collegati alla “metamorfosi antropologica” –  da cui  gerarchicamente discendono e che devono dunque avere la priorità nell’agire pubblico dei credenti. Stiamo parlando, con tutta evidenza, dei “valori non negoziabili” di ruiniana memoria, il cui primato Bagnasco ha riaffermato con chiarezza cristallina.

Di qui, il malcelato godimento di Ferrara e Socci, il cui tifo per un bipolarismo che dalla sfera politica, istituzionale e persino sociale si trasferisca anche nel campo etico è sotto gli occhi di tutti.  Il che sarebbe, contrariamente a quanto pensano i nostri due campioni di faziosità, esattamente la fine di ogni prospettiva reale di agibilità dello spazio e del discorso pubblico per i credenti. Non perché sui temi della vita, della morte, delle relazioni affettive i cattolici non possano pretendere di portare il loro punto di vista e concorrere a determinare le politiche pubbliche; ma perché il farlo a partire da una posizione “non negoziabile” (giustificata dall’affermazione che “il bene è possibile solo nella verità e nella verità intera” ) condanna il Paese ad un’eterna incomunicabilità sui temi eticamente sensibili e relega il contributo politico dei cattolici ad una certo preziosa, ma irrilevante testimonianza. E’ un atto di sfiducia, in altre parole, sulla possibilità che in uno stato laico tutti possano concorrere, senza pretese di “verità intera”, alla determinazione di un effettivo “bene comune”  che, salvaguardando sempre e comunque la libera coscienza del singolo, definisca la cornice di valori condivisi dall’intera comunità nazionale.

Lasciamo a Ferrara, a Socci e a tutti coloro che la pensano in quel modo la loro soddisfazione per il nuovo mattone piazzato nel costruendo muro del “bipolarismo etico”; e teniamo per noi l’amarezza di un’occasione persa e la speranza e la tenacia di chi ne attende un’altra.  Ciò non toglie che, se Cristo non è certamente democristiano, dovendo pensare ad un campione della politica cristianamente ispirata in uno stato laico e moderno continuiamo a pensare a De Gasperi, non certo a Berlusconi.


Autore: Giorgio Lisi

Riminese, 55 anni, laureato in lettere, arriva alla politica dalla militanza nell'associazionismo cattolico (in specie attività e iniziative culturali, tra cui il "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di cui è uno dei fondatori). Fa l'amministratore locale per dieci anni (alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e ai Lavori Pubblici), poi il Consigliere Regionale e infine, a 43 anni, il Parlamentare Europeo. Ama dire che forse tornerà alla politica attiva quando la monarchia sarà finalmente finita.

2 Responses to “Se Cristo non è democristiano, di sicuro non è berlusconiano”

  1. Giancarlo scrive:

    “continuiamo a pensare a De Gasperi, non certo a Berlusconi.”

    Credo che in questa frase si concentra lo sproloquio precedente. Occorre pensare ai morti. Sarà un’altra puntata della “Notte dei morti viventi” che salverà l’Italia.

    Invece di proporre nomi attuali, chi scrive solo per consumare la pelle dei polpastrelli, propone cadaveri eccellenti.

    Se questa è il futuro dell’Italia (morti e Fli) proposto da esimi professori, bisogna riconoscere che questi esimi professori hanno molta fantasia e poco collegamento neuronico con la realtà.

    Magari, il professore (in lettere) mi saprà indicare, se ne sarà capace, un sostituto all’odiato Silvio Berlusconi.

    Giancarlo
    http://ilmosta.blogspot.com

  2. francesco scrive:

    Si è visto che fine ha fatto chi ha toccato i valori non negoziabili. Zapatero ciao ciao.
    Il Cattolicesimo è l’unico che si occupa dell'”Altro” proprio grazie ai suoi valori. Eutanasia e aborto=morte. Cattolicesimo=vita.
    Rassegnatevi che chi vuole introdurre nell’ordinamento vaccate come l’Eutanasia o potenziare l’aborto, verrà svillaneggiato.

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