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‘Indignati a nulla’, siete solo un problema in più

– I commenti si sono sprecati. I disordini di sabato a Roma, d’altra parte, suscitano molte domande. E le risposte – al netto dell’ovvia condanna della violenza, che essendo scontata non fa testo –  si possono suddividere, grosso modo, in due categorie. La prima è di chi pensa che in piazza siano scesi i soliti contestatori accompagnati da una schiera di delinquenti. La seconda, pur prendendo le distanze dai facinorosi, intende sottolineare l’importanza della protesta. In sostanza si dice: le ragioni della contestazione sono legittime, anzi, sono una reazione comprensibile da parte di giovani nei confronti di un mondo che, stritolato dalla crisi, non fa che penalizzarli e toglie loro la speranza di un futuro diverso e migliore. Lo stesso Mario Draghi, pur essendo uno dei bersagli della protesta, è parso solidarizzare con tutti i ragazzi che, a causa della situazione economica, non riescono ad emergere (purtroppo, come spesso accade, le sue parole sono state largamente strumentalizzate).

Gli stessi media, perlomeno quelli non del tutto faziosi, sembrano voler dare credito a quest’ultima ipotesi. Si dice che in fondo la manifestazione era pacifica, che la maggior parte dei presenti era contraria alla violenza e che occorre comprendere il loro disagio.

Queste spiegazioni accomodanti, ricche di distinguo, non sono convincenti.

Innanzitutto è sempre troppo semplice dare la colpa ai soliti “black bloc”, o come li si voglia chiamare. Addirittura “infiltrati” secondo qualcuno, secondo la più classica teoria del complotto. Le centinaia di teppisti politici che si sono impossessate della manifestazione e della piazza non arrivano “da fuori”, ma “da dentro” il movimento della protesta. Ne costituiscono una frangia estrema e certo non rappresentativa del tutto, ma non sono “al soldo del nemico”.

In secondo luogo è del tutto inutile, nonché autoreferenziale, continuare a cercare un punto di equilibrio tra le proteste di piazza e le legittime preoccupazioni, soprattutto delle giovani generazioni, riguardo alla situazione presente. Nessuno intende negare che in occidente, e in Italia in particolare maniera, sia oggi molto difficile per i giovani trovare un’occupazione soddisfacente e costruire una propria vita. Né che spesso la meritocrazia sia concetto molto invocato e assai meno praticato.

Il problema, tuttavia, è che le proteste – se si guarda alla loro piattaforma politica – sono non solo inutili ma addirittura dannose e fondate su presupposti radicalmente errati.

Queste persone non devono essere ascoltate. Da nessuno. Andrebbero ignorate e basta. O almeno, se davvero si volesse prendere sul serio la loro paura, bisognerebbe contestare la loro protesta. I problemi dei giovani esclusi sono brutti. Ma le soluzioni che propongono per risolverli sono decisamente peggiori.

Se vogliono manifestare lo facciano (anche se, va detto, nessun diritto è senza limiti e quindi a nessuno dovrebbe essere consentito occupare binari, bloccare il traffico o scatenare guerriglie urbane), però non pretendano che le loro proteste siano considerate qualcosa di diverso da quello che sono: l’altra faccia della medaglia della crisi e non un possibile rimedio.

Non può avere alcun senso, infatti, né avviare un dialogo né tentare di comprendere chi, senza avere la più pallida idea di cosa stia dicendo, sostiene tesi e proposte totalmente contrarie all’idea di libertà non solo economica, ma anche personale. Chi propone di assaltare banche, di occupare la borsa o di requisire immobili privati per presunti “fini sociali” o, più moderatamente, di non pagare il debito pubblico ai creditori e di imporre ai contribuenti il costo di un “salario sociale” per chi non lavora,  sostiene posizioni in nuce totalitarie. Affermare ciò significa, niente più niente meno, che ignorare il ruolo e il valore della proprietà, del lavoro e del risparmio privato.

Non solo, ma proporre improbabili default dell’Italia per potersi liberare da un’asserita “dittatura della finanza” e degli immancabili e imprecisati “poteri forti”, oltre a essere idee nemmeno degne di commento (la loro follia è ben spiegata qui) denotano il più totale disprezzo per concetti basilari tanto da un punto di vista economico, quanto giuridico. Sostenere il “diritto all’insolvenza” è indice di ignoranza colossale e di un approccio ideologico e totalmente scollegato dalla realtà. Un mondo in cui il debitore non paga deliberatamente il creditore non è, come potrebbe sembrare a qualche sconsiderato, un mondo più giusto: è uno scenario da incubo in cui anche l’economia più elementare collasserebbe.

Elencare poi dei diritti (soprattutto in materia sociale) senza tenere conto delle conseguenze che implicano, costi inclusi, e chiedere allo Stato di provvedere a ogni bisogno è la più totale negazione del principio di libertà. Il cittadino che smette di essere tale e diventa uno schiavo di uno Stato che governa ogni aspetto della sua vita. Senza considerare, ovviamente, che quelli che s’indignano vogliono un mercato del lavoro ancora più ingessato dell’attuale nella convinzione, del tutto infondata, che più rigidità significhi maggiori tutele. Paradossalmente, i più danneggiati dal dualismo in materia di lavoro chiedono a gran voce che si perpetui questa situazione.

Infine, chiedere che alcuni settori siano sottratti alle regole del mercato, se si vuole dare un significato a una richiesta che di per sé non vuole dire niente, non implica forse la rinuncia a cercare l’efficienza e quindi la migliore allocazione delle risorse in favore di scelte arbitrarie? Compiute, ovviamente, dallo Stato, e quindi dalla politica! Poi però ci si indigna contro i cosiddetti sprechi e la cosiddetta Casta…

Il discorso potrebbe proseguire, ma il punto è solo questo: non ha alcun senso cercare di comprendere la protesta, né tantomeno assecondarla o cavalcarla (ovviamente dietro all’ipocrisia del rifiuto a ogni violenza…).

Gli indignati italiani non rappresentano niente, se non un problema in più. E poi non sono “i giovani”, ma solo una parte minoritaria e chiassosa di quel mondo e, decisamente, la più “vecchia”.


Autore: Stefano Iuretich

Nato a Gorizia nel 1984, laureato in Giurisprudenza nel 2008 presso l'Università degli Studi di Trieste. Nel 2011 ha superato l'esame di abilitazione per la professione di Avvocato. Attualmente vive in Svezia e frequenta il Master in European Business Law presso l'Università di Lund. Da sempre orgogliosamente liberale e liberista.

9 Responses to “‘Indignati a nulla’, siete solo un problema in più”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    “Non disturbare il manovratore “- scriveva nei tram’s la direzione trasporti con buon senso e autorevolezza . Qui i disturbatori , oziosi e ignoranti autolesionisti, cui è bene non dare alcuna confidenza , sarebbero dunque già indicati ; epperò non si capisce chi fra noi sono i saggi manovratori.
    Gli “Indignados” ( ma non erano quasi simpatici quando contestavano Zapatero?)non saranno forse ” il NUOVO ” escatologicamente atteso da coloro che guardavano frattanto in tutt’ altra direzione : ma essi sono concretamente ” un FATTO nuovo”. E la politica è da sempre anche questo , sebbene il ” governo dei filosofi ” della repubblica platonica se ne lasci da secoli puntualmente sorprendere .
    Ma già dal 2010 il FMI aveva voltato le spalle ai “precetti ” della Scuola di Chicago .
    Altra cosa è poi il problema epistemiologico di chi ritiene “liberale ” quest’ ultima (o peggio- ma non è il caso dell’A. – voglia spacciarla per tale ).

  2. Elle Zeta scrive:

    Ad essere stupefcente è la conclamata ignoranza di ogni elementare meccnismo economico a caratterizzare gli indignati. A vantaggio di tutto il paese forse sarebbe stato saggio ed opportuno spiegare con trasparenza dati e fatti a partire dall’inizio della crisi. Alle menzogne di chi govewrna ha fatto da contrappunto il generale analfabetismo economico assecondato da una informazione che quando non ignorante è poco professionale, arrangiata e/o faziosa.Con questo non giustifico nessun indignato, osservo linadeguatezza dell’informazione e la sua scarsa trasparenza associata alla men che mediocre qualità.

  3. Luigi Di Liberto scrive:

    Hai fatto bene a mettere quelle frasi in neretto in modo che si capisca bene la tua posizione, e se ti hanno pubblicato presumo anche quella di Libertiamo ancorpiù avallata dalla mole di articoli che in questi giorni sono apparsi su questo tono, ma secondo me avresti potuto mettere in neretto anche questo “Chi propone di assaltare banche, di occupare la borsa o di requisire immobili privati per presunti “fini sociali” o, più moderatamente, di non pagare il debito pubblico ai creditori e di imporre ai contribuenti il costo di un “salario sociale” per chi non lavora, sostiene posizioni in nuce totalitarie. Affermare ciò significa, niente più niente meno, che ignorare il ruolo e il valore della proprietà, del lavoro e del risparmio privato.” in modo da completare meglio la sintesi e che neppure ci fosse bisogno di perdere tempo a leggere il resto.

    Comunque se FLI fa come dici “Il discorso potrebbe proseguire, ma il punto è solo questo: non ha alcun senso cercare di comprendere la protesta, né tantomeno assecondarla o cavalcarla (ovviamente dietro all’ipocrisia del rifiuto a ogni violenza…).” molto probabilmente alla prossime elezioni prende meno voti di quelli che gli passano attualmente i sondaggi (non stiamo a valutare quanti ne prenderebbe libertiamo se andasse al voto da sola con queste idee) mentre il M5S (speriamo anche il Partito dei Pirati Italiani) sicuramente ne prenderà molti di più di quelli che i sondaggi attualmente prevedono.

    In sostanza schierarsi contro in movimento degli indignati vuol dire in sostanza essere conservatori, buona fortuna!

  4. In Cerca di un'alternativa scrive:

    “Non può avere alcun senso, infatti, né avviare un dialogo né tentare di comprendere chi”
    Che facciamo gli togliamo anche il diritto al voto? Scusami, ma qui mi trovo fortemente in disaccordo..

    “.. senza avere la più pallida idea di cosa stia dicendo,”
    Sicuro sicuro? Sono d’accordo con te che in buona parte dei casi sia davvero così, ma è davvero utile ai fini dell’analisi generalizzare così brutalmente?

    “sostiene tesi e proposte totalmente contrarie all’idea di libertà non solo economica, ma anche personale.”
    Potresti argomentare meglio questa tesi? In che modo le loro idee vanno contro la loro stessa libertà? E contro la libertà economica?

    Spero che tu mi risponda, non è mia intenzione polemizzare, mi piacerebbe avviare una discussione che possa portare da qualche parte :)

  5. Ti rispondo con molto piacere.
    1. a mio parere, so che la mia opinione può sembrare radicale, la parte che manifesta è una minoranza, rumorosa quanto vuoi ma sempre minoranza. Mi spieghi che dialogo si può avviare con chi vede le cause della crisi nel mercato stesso, quasi fosse un’entità e non invece la somma della volontà degli individui. Se leggi la lettera consegnata a Napolitano, trovi rivendicazioni degne da socialismo reale e, soprattutto, senza la minima cognizione di quelle che potrebbero essere le conseguenze. Ti rinvio all’articolo nei punti in cui si parla del “ripudio” del debito. È possibile ragionare con queste premesse? No ovviamente, perchè qualsiasi risposta razionale dimostrerebbe l’inconsistenza delle loro “proposte”…
    Inoltre, scusami, non ho mai parlato di togliere il diritto di voto a qualcuno.
    2. ti pare che ipotizzare sequestri di proprietà a fine sociali sia una cosa accettabile? Ti sembra ragionevole parlare di diritti e poi calpestarli in modo arbitrario come in questo caso? Vivere in uno stato di diritto significa appunto riconoscere alcuni diritti e garantire la loro protezione. Se accettiamo che sia possibile negare arbitrariamente la sussistenza del diritto di proprietà (in spregio alla stessa Costituzione, che, fra l’altro tutela anche il risparmio…), questa è una deriva totalitaria.
    Come pensi, poi, potresti garantire lavoro e sussidi se non vi è alcun garanzia affinchè i debiti siano pagati? Perchè qualcuno dovrebbe investire in un paese che si permette di confiscare il risparmio ipotizzando improbabili patrimoniali?
    Se per te è accettabile che lo stato, e quindi la politica, controlli ogni aspetto dell’esistenza degli individui, questo per me è intollerabile.

  6. In Cerca di un'alternativa scrive:

    Ciao Stefano,
    intanto grazie per aver risposto :)

    Detto questo, provo a risponderti su qualche punto quotandoti:

    “Mi spieghi che dialogo si può avviare con chi vede le cause della crisi nel mercato stesso, quasi fosse un’entità e non invece la somma della volontà degli individui”

    Mi trovi di nuovo in disaccordo; il mercato, entità o meno, è la somma delle volontà del (voglio esagerare) 10% degli individui. E gli altri? Chissenefrega? Dovrebbero accettare allegramente di faticare per qualche spicciolo quando c’è gente che muove MILIARDI di euro come fossero noccioline?

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    “Ti pare che ipotizzare sequestri di proprietà a fine sociali sia una cosa accettabile? Ti sembra ragionevole parlare di diritti e poi calpestarli in modo arbitrario come in questo caso?”

    Credo tu faccia confusione; per come la vedo io, un diritto è un diritto quando è di tutti, altrimenti è un privilegio, e Sì, personalmente mi pare non solo accettabile ma anche auspicabile ipotizzare una drastica riduzione di privilegi in favore di diritti.

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    “Se accettiamo che sia possibile negare arbitrariamente la sussistenza del diritto di proprietà”
    Mmmm negare il diritto alla proprietà? E chi l’ha mai negato?

    “(in spregio alla stessa Costituzione, che, fra l’altro tutela anche il risparmio…), questa è una deriva totalitaria.”
    Risparmio? quindi un povero industriale che assume un giovane di 21 anni (parlo per esperienza diretta) con un contratto di una settimana, poi un contratto di 1 mese, poi un contratto di 3 mesi e poi un contratto di 6 mesi, poi lo lascia a casa dieci giorni in modo da poterlo riassumere per altri 6 mesi alle stesse condizioni cosa fa, risparmia? Va tutelato? Vogliamo parlare anche del “risparmio” ottenuto sfruttando neo-laureati di ogni colore e forma sottopagandoli o non pagandoli del tutto?

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    “Come pensi, poi, potresti garantire lavoro e sussidi se non vi è alcun garanzia affinchè i debiti siano pagati? Perchè qualcuno dovrebbe investire in un paese che si permette di confiscare il risparmio ipotizzando improbabili patrimoniali?”
    Leggi sopra alla voce “privilegi”; far pagare le tasse a tutti invece di ciarlare (e magari fare qualche bel condono) potrebbe essere un’altra idea interessante, chissà che funzioni :)

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    “Se per te è accettabile che lo stato, e quindi la politica, controlli ogni aspetto dell’esistenza degli individui, questo per me è intollerabile.”

    Su questo sono d’accordissimo con te; io sono a favore del liberalismo, seppur un po’ più verso il socioliberalismo di quanto lo sia tu (almeno è quanto credo di aver capito leggendoti). Ma l’anarco-capitalismo è altrettanto nocivo, a parer mio.

  7. scusate, ma… allora, la società dovrebbe essere costituita tutta da yes-men? Secondo me occorre essere più accorti e chiedersi, innanzitutto, perché delle persone arrivano a protestare? Occorre cercare di capirli e, semmai, impegnarsi per fornire loro degli strumenti adeguati al superamento degli ostacoli che la vita pone dinnanzi ad ognuno di noi. Non serve a nulla criticare la presunta ignoranza di queste persone. Chi siamo noi per farlo? Non serve nemmeno ignorare il problema, perché significa comportarsi come gli struzzi, che, mettendo la testa sotto la sabbia, credono che il problema sia risolto. Occorre invece un maggior impegno da parte di tutti, per fare in modo che la società sia migliore. Se aspettiamo che siano altri a farlo, nessuno si prenderà la briga di farlo. Sono anch’io contrario alle manifestazioni di protesta che bloccano ferrovie e autostrade, perché mi sembrano forme di violenza. Però quali alternative alla protesta, hanno secondo noi i manifestanti? Perché non ci sediamo e parliamo con loro, cerchiamo di farli ragionare, impegnandoci ad aiutarli veramente? Spesso leggo o sento parlare di certezza del futuro. Se solamente fossimo consapevoli che ogni istante che viviamo potrebbe essere l’ultimo, forse non ci importerebbe molto della sicurezza di un futuro, magari inesistente. Prendendo a prestito una famosa frase di Confucio, a questi manifestanti dovremmo insegnare a pescare, anziché donare loro un pesce.

  8. Luigi Di Liberto scrive:

    “Ti rinvio all’articolo nei punti in cui si parla del “ripudio” del debito. È possibile ragionare con queste premesse?”

    Non solo è possibile ma è mio parere doveroso ragionare in questi termini, fosse anche solo per ottenere la via di mezzo del congelamento.

    Mi pare che questa sia una buona analisi da cui partire.

    http://www.finansol.it/?p=5694

  9. Luigi Di Liberto scrive:

    Vale anche la pena di vedere questo documentario.

    http://www.debtocracy.gr/indexen.html

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