Caro Sacconi, proprio sulla famiglia i cattolici di Todi non vi credono più

– Nel corso di questi anni il Governo Berlusconi ha “garantito una regolazione pubblica coerente con la tradizione cristiana”, che “vuole evitare la manipolazione della vita, che vuole garantire l’interruzione di gravidanza in condizioni di compiuta assistenza pubblica finalizzata innanzitutto ad evitarla, che vuole considerare l’istituto matrimoniale come  un progetto di lungo periodo tra un uomo e una donna potenzialmente votato alla procreazione. Da questo punto di vista l’Italia ha visto un’influenza della cultura cristiana consolidarsi nel corso di questi anni”. Con queste parole il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a margine del Forum delle associazioni cattoliche di Todi, ha risposto alla domanda se Berlusconi fosse un “buon cristiano”. Parole che però vanno a sbattere contro la dura realtà dei fatti.

Le politiche messe in atto dall’attuale esecutivo vanno esattamente nella direzione opposta ai valori della Chiesa, cui il Governo pure dice di ispirarsi. E sembrano più disgregare che consolidare quel “nucleo primario” della società rappresentato dalla famiglia. E’ vero: il Governo ha sposato campagne care al mondo cattolico sui temi più tipicamente bioetici (sul fine vita, sull’aborto, sul riconoscimento delle unioni civili…). Ma, alla luce dei fatti, si è trattato di spot dettati più da un finto moralismo tardo-democristiano che da un disegno robustamente e coerentemente conservatore.

La mitopoiesi della famiglia non ha trovato corrispondenza in vere politiche per la famiglia. Sul welfare familiare, niente. Su di un fisco più a misura di famiglia, neppure. Su misure concrete volte a garantire la libertà di scelta educativa delle famiglie, neanche a parlarne.  L’accessibilità dell’istituto familiare dipende da fattori non solo culturali e morali di disponibilità all’impegno, ma economici. La famiglia deve basarsi su alcuni presupposti pratici, al di là (purtroppo) del semplice affetto e rispetto reciproco tra due persone.

Per mettere in piedi una famiglia poi bisogna avere un lavoro che dia un reddito e meglio ancora se ce l’hanno entrambi i coniugi. E sull’incremento dell’occupazione giovanile e più ancora femminile, l’attuale Governo ha completamente fallito. Un modello di flessibilità discriminatorio e iniquo, difeso con ostinazione da Sacconi – l’unico a non rendersi conto che la Legge Biagi è giusta ma incompleta e se non viene completata finisce per diventare ingiusta – ha avuto l’effetto di irrigidire i corporativismi e di rafforzare il “collocamento di relazione”, che ha bloccato la mobilità sociale e occupazionale e frenato, non favorito, lo sviluppo del nostro Paese. Con il risultato che il merito, che avrebbe dovuto essere il metro con cui giudicare un lavoratore, ha lasciato spazio alla dimensione temporale del rapporto di lavoro, scandito dalle scadenze dei contratti a termine, o alla “fantasia contrattuale” dei datori di lavoro. Ma se si accorciano i contratti – non solo è instabile il “posto”, ma è discontinuo il lavoro e iniquamente ripartito il costo della flessibilità – si rimanda il matrimonio.

E’ innegabile dunque che uno dei principali errori politici di Berlusconi sia stato quello di ignorare gli allarmi non di una non meglio identificata base cattolica, bensì dello stesso Benedetto XVI. Il Papa, infatti, in questi anni ha più volte puntato il dito contro il fenomeno della precarietà in Italia. Perché, parole di Joseph Ratzinger, il lavoro intermittente “compromette il futuro dei giovani e la serenità di un progetto di vita familiare con grave danno per uno sviluppo autentico e armonico della società”.

La mancanza di stabilità lavorativa e dunque economica – che bilancia l’infrangibile stabilità occupazionale degli insiders – è il principale problema delle famiglie e il maggiore ostacolo alla formazione di nuove famiglie. Tutto questo, il Governo, ha fatto finta di non sentirlo. Ed ecco perché i cattolici, nel forum di Todi, hanno deciso di rompere il silenzio e, di fatto, sfiduciare l’attuale esecutivo. Chiedono misure sul fisco, sul lavoro e sulla famiglia. In una parola, sulla vita. Quella vera.


Autore: Luigi De Santis

Romano di nascita, è convinto che le condizioni del diritto e del processo penale siano ottimi osservatori per testare lo stato di salute di una società e che persino l’Italia meriti un sistema giuridico autenticamente liberale. Concorda pienamente con chi ha sostenuto che “il diritto non è accademia : è vita e, se il suo studio non appassiona, significa che non vi è interesse per le vicende umane”.

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