In Italia il condono è più ‘rinnovabile’ delle energie

– Negli ultimi giorni circola la voce che nel decreto legge sviluppo possa finir dentro un condono per gli impianti da fonte rinnovabile costruiti senza titolo abilitativo.

Si tratterebbe di un condono amministrativo e penale dal costo esiguo: chiunque avesse realizzato un impianto senza autorizzazione (o altro titolo), dovrebbe pagare 10 euro a KW istallato. Per fare un esempio: con 5000 euro si potrebbe cancellare il misfatto di aver costruito, magari in un’area naturale protetta, un impianto fotovoltaico da 500KW (che occupa circa un ettaro di terreno) capace di produrre 8000 mila KWh. Il punto è che il medesimo impianto beneficerebbe di incentivi per 220 mila euro, nel caso fosse stato realizzato lo scorso settembre, ma la stessa cifra potrebbe salire se fosse entrato in esercizio nei mesi precedenti. Ad esempio, il condono di un impianto delle medesime dimensioni realizzato un anno fa farebbe guadagnare 290 mila euro all’anno.

Ora, questi incentivi gravano sul sistema elettrico: in altre parole, sulle tariffe che pagano i consumatori. L’AEEG stimava lo scorso giugno che gli incentivi alle rinnovabili pesano sul bilancio di un anno di una famiglia tipo italiana per circa 41 euro.

Una cosa di non poco conto è che anche le pubbliche amministrazioni pagano la bolletta. Quindi se proprio serve far cassa, una sanatoria per gli impianti che fanno lievitare le bollette pagate dagli uffici delle amministrazioni pubbliche non è proprio la via più profittevole.

Si può obiettare: tanto gli impianti abusivi godono comunque degli incentivi. In realtà la concessione degli incentivi è di norma subordinata alla trasmissione al GSE del titolo abilitativo. Se sono molti i casi di concessioni rilasciate senza titolo, sarà il caso di rendere più rigorosa la lettura della documentazione da parte dei funzionari a ciò preposti. Se poi sono numerosi i casi di titoli falsificati, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili devono comunque essere noti al GSE per poter incassare gli incentivi e basterebbe una verifica incrociata ad opera del GSE e dell’autorità che avrebbe dovuto autorizzare l’impianto per rilevare le false attestazioni.

Anche l’Ifi, l’associazione delle Industrie Fotovoltaiche Italiane, ha espresso forti perplessità.

Ora, i problemi del settore sono ben altri. Di per sé le norme che subordinano la posa di qualche pannello fotovoltaico sul proprio giardino o sul proprio campo è una limitazione al diritto di proprietà. Ma una volta stabilita la norma secondo cui occorre richiedere alla regione o al comune il permesso a realizzare l’impianto, in uno stato di diritto la stessa norma va rispettata e fatta rispettare. Quello che il settore chiede è tutt’altro. È proprio la certezza del diritto che sembra latitare da anni a questa parte. A marzo è stata stravolta la normativa che disciplina l’autorizzazione degli impianti e le forme di incentivazione, escludendo ad esempio, agli impianti fotovoltaici di maggiori dimensioni siti in aree agricole. Le regioni hanno più volte posto ostacoli per rendere più gravoso e soprattutto più costoso l’ottenimento delle autorizzazioni. In Puglia si è fatto l’opposto, permettendo la realizzazione con semplice denuncia di inizio attività gli impianti fino a 1MW con una legge poi dichiarata incostituzionale; ma pochi mesi dopo una norma statale ha consentito lo stesso regime autorizzatorio semplificato per la stessa tipologia di impianti. Dal 29 settembre scorso si attende l’emanazione dei nuovi meccanismi di incentivazione e molte imprese hanno smesso di investire temendo una stangata. Gli incentivi al fotovoltaico sono stati corretti al ribasso due volte in meno di un anno, con tagli fino al 40%. Ad agosto la Robin Tax è stata estesa al settore delle rinnovabili, con un aumento dal 27,5 al 38% dell’imposta sui redditi da società delle imprese operanti nel comparto. La mancanza di certezza del diritto non si compensa con altre misure che minano nuovamente, seppur a favore dei privati più scaltri, la certezza del diritto.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

4 Responses to “In Italia il condono è più ‘rinnovabile’ delle energie”

  1. Marco scrive:

    Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

    Comunicato stampa: NO al condono sulle rinnovabili, SI alla moratoria su eolico e fotovoltaico industriali

    SI, alla proposta di moratoria di Confindustria per gli impianti rinnovabili industriali.
    NO, a qualsiasi ipotesi di condono in materia di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili.

    Si alla moratoria richiesta dal Tavolo della Domanda di Confindustria: il sistema attuale di iper-incentivazione garantisce rendite ingiustificate che nulla hanno a che vedere con competitività e sviluppo.

    Nessun condono per gli impianti industriali di eolico e fotovoltaico viziati da illegalità. Non deve essere ammesso nessun tipo di condono, anzi, siano smantellati, i siti bonificati e la natura ripristinata!

    http://comitatonazionalecontrofotovoltaicoeolico.wordpress.com/2011/10/15/comunicato-stampa-no-al-condono-sulle-rinnovabili-si-alla-moratoria-su-eolico-e-fotovoltaico-industriali/

  2. gli incentivi per il fotovoltaico e l’eolico solo un miope non li vorrebbe, tuttavia dovrebbero essere spostati interamente per impianti sotto i 20kw.

    il condono per gli impianti fuori norma invece è una follia.

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