– Per alcuni il fine giustifica i mezzi. E per mandare via il “nemico” ogni mezzo è giusto.

La nostra democrazia ha già vissuto le pagine tragiche dell’estremismo e delle rivoluzioni senza popolo; eppure, purtroppo, ancor oggi c’è una minoranza politica per la quale la lotta violenta rappresenta un possibile e legittimo strumento di lotta e che si ostina a vedere in Italia pericolosi dittatori, laddove al massimo ci sono macchiette.

E’ una fortuna che almeno la politica istituzionale non abbia provato a giustificare le violenze di sabato, anche se non sono mancate – a destra, come a sinistra – alcune uscite frettolose ed infelici.

Tuttavia, limitarsi ad affermare che i fini non giustificano i mezzi non è sufficiente, nella misura in cui implica riconoscere ai fini dei manifestanti di Roma una valenza positiva.

Secondo molti di coloro che hanno commentato i fatti di sabato, la violenza era estranea dalla posizioni del popolo degli “indignados”. Non è stata solo un evento incidentale, ma anzi ha rappresentato un vero e proprio tradimento dello spirito genuino della manifestazione.

Ora, fermo restando che le responsabilità penali sono personali, la tesi che si possano separare del tutto le “ragioni” di chi sfilava a volto scoperto ed i “torti” di chi indossava il casco e la felpa nera non convince del tutto.

Del resto, se qualche mese fa alcuni osservatori ritenevano che si potesse prefigurare un movimento civico e largamente deideologizzato, non c’è voluto molto perché gli “indignados” si consolidassero sulle posizioni trite e ritrite dell’anticapitalismo tradizionale – fino a presentarsi nella pratica come evoluzione della specie dei “no global” che furoreggiavano qualche anno fa, ereditandone gran parte del substrato politico ed ideologico.

Quando gli “indignati” criminalizzano le banche e la proprietà privata e sostengono ricette di sostanziale esproprio, possiamo davvero sostenere che le azioni delle minoranze violente siano distoniche rispetto alle aspirazioni della maggioranza dei manifestanti?

O forse non è più corretto ritenere che la vandalizzazione dei “beni capitalisti” semplicemente anticipi il programma di un eventuale governo degli indignati – allo stesso modo in cui le squadracce fasciste, naziste, comuniste, islamiste hanno spesso anticipato (non certo “tradito”) le realizzazioni istituzionali dei relativi regimi?

In quest’ottica la differenza che passa tra “black bloc ed “indignados” pacifici non rischia di essere simile a quella che passava tra quelle squadracce ed i tanti fascisti, nazisti, comunisti, islamisti “per bene” che non si sono sporcati direttamente le mani, ma hanno preferito che lo Stato facesse il lavoro sporco per loro?

In fin dei conti se le violenze scaturiscono sempre nelle manifestazioni di certi ambienti politici e non di altri, non è necessariamente perché la gente che afferisce ai primi abbia più titolo di essere adirata. Tanta gente, di sinistra, di centro, come di destra, ha buoni motivi per avercela con il governo o con la classe politica o ancor più genericamente con il “sistema”. Eppure non tutti incendiano auto o sfasciano vetrine.

La vera differenza non la fa il livello di insoddisfazione verso lo status quo, ma la fanno i sistemi valoriali su cui si basano le varie tendenze politiche.

Chi si riconosce nei valori fondamentali dell’individuo e della persona e nel rispetto di alcuni basilari principi di libertà economica è intrinsecamente “vaccinato” contro la violenza. Non lo è, invece, chi attribuisca un primato alla massa piuttosto che al singolo, perché evidentemente potrà essere disposto a passare sopra ai diritti dei singoli quando questo sia funzionale al prevalere della propria fazione.

Le ideologie collettiviste e massificanti sono quindi intrinsecamente predisposte ad esiti aggressivi, mentre chi crede nella libertà individuale non può ammettere il ricorso all’uso aggressivo della forza neppure per raggiungere obiettivi che gli paiono utili nel breve periodo.

I fini, dunque, non giustificano i mezzi, ma al contrario è giusto dire che i mezzi prefigurano i fini. Se i fini si proiettano nel domani, i mezzi sono scelta concreta, scelta dell’oggi – e la giustezza dei mezzi di una battaglia politica tanto e subito ci può dire sulla correttezza e sulla nobiltà della causa.