di LUCIO SCUDIERO – Caro Indignato,

scrivo a te, che sabato scorso eri in corteo senza spranghe né estintori, per manifestare un disagio che ci affratella, un’ansia che, uguale per me e te, ci opprime. Scrivo a te scegliendo di non considerare i tuoi sventurati compagni di percorso, ché quando vorrò parlare con loro mi arruolerò in polizia e amabilmente li convincerò con la forza argomentativa di un manganello: sai come si dice, à la guerre comme à la guerre.

Io e te dobbiamo provare a parlare. Siamo coetanei, probabilmente ci accomuna la medesima provenienza geografica o sociale, certamente mio e tuo sarà il sudore  in cui diluiremo il cemento che ricostruirà questo Paese dopo il suo crollo. Perché non credere agli slogan, tanto io (che non ero in piazza) quanto tu (che c’eri) pagheremo la crisi economica e il debito sovrano dei nostri padri. Ragion per cui tocca mettersi d’accordo, me e te, sul massimo comun divisore delle cose da fare e chiedere per il futuro nostro e del nostro paese.

Innanzitutto, isoliamo i devastatori. Non c’è onore a sfondare vetrine né a bruciare l’unica utilitaria che porta reddito a una famiglia. Potrebbe essere la nostra.

E cerchiamo di capirci sul debito pubblico. Ti ho già detto che, direttamente (via tasse, se evitiamo il default) o indirettamente (con tassi di disoccupazione al 20% per dieci anni, con un default) lo pagheremo. Quel che non ti ho ancora detto è che se permetteremo a certi simboli e certi feticci di fare sciacallaggio della  nostra comune ansia (che porta te in piazza, e me a diffidarne) di debito pubblico ne pagheremo anche di più.  A quei simboli e a quei feticci piacerebbe, ad esempio, continuare a mandare i nostri padri in pensione a 58 anni. A noi questo non può né deve piacere. Perché o vorrebbe dire pagarle con le nostre pensioni, oppure con altro debito, cioè ancora coi nostri soldi e le nostre tasse.

Mi dirai: io sono indignato perché non trovo un lavoro decente, figuriamoci una pensione. Ti risponderò con una domanda, confidando nella tua onestà intellettuale e nella tua buona cultura: credi che ne troverai mai uno se chiuderemo il paese alle possibilità di investimento, soprattutto estere? Se semplicemente sostituiremo certe rendite di posizione con altre pagate da altra spesa pubblica o garantite da altri monopoli legali? Se, in nome del feticcio dell’eguaglianza, distruggeremo quelle poche opportunità che ci restano?

Prima di indignarti, trova una risposta a queste domande. E convincimi che il tuo autolesionismo sia finito con  la marcia a braccetto dei criminali di sabato, e non si spingerà fino al terreno delle proposte. Magari la prossima volta sfiliamo insieme.

F.to

Un Outsider