L’alternativa c’è (anche se non si vede)

di SIMONA BONFANTE – Berlusconi dice: ‘o me o il nulla’. Ed è davvero questo il punto.
Il ‘me’ è la sua ormai mitologica, politicamente posticcia, culturalmente marginale, sistemicamente traumatica maggioranza di interessi sinergicamente impegnati a tutelare se stessi. Il ‘nulla’ è l’iconografica rappresentazione di questo ultimo miglio di seconda repubblica: l’aula parlamentare semivuota alla quale il Presidente del Consiglio ha rivolto ieri il suo 53esimo appello alla fiducia.

L’alternativa a Berlusconi, in Parlamento, non c’è – non ancora, almeno. Ed è difficile possa materializzarsi entro la fine di questa ormai tramortita legislatura. C’è chi saggiamente la auspica, per fare cose sagge e necessarie. Ma oltre l’auspicio ancora non si va. L’alternativa non c’è neanche nelle piazze, sebbene copiosamente animate in questi giorni da rumorose, confuse, arbitrarie manifestazioni di indignazione collettiva contro un indistinto chiamato ora ‘mercato’, ora ‘finanza’, ora ‘Bce’, ora ‘globalizzazione’, ora persino Steve Jobs. Gli stessi mercato, finanza, Bce, globalizzazione che hanno messo in mora l’anti-liberalismo, ovvero il corporativismo pianificato, del Governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi.

L’alternativa a Berlusconi, quindi, è anche un’alternativa alla piazza, ovvero alla demagogia, alle scorciatoie logiche, agli espedienti populisti, ai nemici brandizzati  – i comunisti, per l’uno; il mercato, per gli altri. L’alternativa a Berlusconi è la oggettivizzazione della verità: sui dati economici, sui vizi di sistema, sulle cellule malate che ne hanno sclerotizzato la funzionalità.

L’alternativa a Berlusconi è un progetto, coerente, verificabile, prospettico. Le indicazioni della Bce non sono un programma politico ma un menù d’azioni intrinsecamente catalizzatrici di giustizia sociale. Non sono cose di destra o di sinistra, ma cose giuste e basta. O meglio: cose giuste e ‘non basta’. Perché la politica è irriducibile alla tecnica così come lo è alla dogmatica.

Limitarsi – come fa Berlusconi e come fanno le piazze – a sloganizzare paradigmi confondendo i piani del sogno e della veglia, della finzione e della realtà, non porterà all’alternativa al berlusconismo ma solo ad un berlusconismo sotto altre bandiere.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “L’alternativa c’è (anche se non si vede)”

  1. I Radicali sono entrati in aula; Della Vedova è rimasto fuori a cercare asparagi con Bocchino.
    mn

  2. che figura Fini che va dal capo dello Stato in rappresentanza dell’opposizione! che figuraccia! l’uno per cento elettorale non glielo nega nessuno.
    mn

  3. Johre68 scrive:

    Mi scusi, ma come fa a dire che le indicazioni della bce sono giuste e basta? Questa è follia! Io, per esempio le reputo giustissime, ciò non dimeno, non posso immaginare che siano in linea con ciò che farebbe il partito democratico e per non parlare di chi sta ancora più a sinistra. Il terzismo, non è meno populista del posizionamento politico a volte.

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