di PIERCAMILLO FALASCA e MARIANNA MASCIOLETTI – SEL, SEL. Compagni. Pardon, amici. Ma che ci combinate? Prima tappezzate Roma di manifesti (molti abusivi) per commemorare Steve Jobs e soltanto dopo vi accorgete che avete scelto uno che in vita ha rappresentato tutto il contrario di quello che predicate?

Va bene tutto, ma il logo di Sinistra Ecologia e Libertà dentro la mela di Apple, il nome di Vendola accostato a quello di Jobs, a noi che conosciamo le vostre posizioni in campo economico, pare veramente paradossale. Serve ricordare che Jobs era un imprenditore? Un capitalista, come dite voi, che addirittura dalla sua azienda ricavava profitti e si guardava bene dal donarli ai precari della scuola? Serve ricordare che Apple, tecnicamente, era una di quelle perfide multinazionali che voi combattete con tanto ardore?

Evidentemente sì, serve. Tanto che è dovuto intervenire proprio il grande Nichi a sedare le polemiche, sconfessando il manifesto e ribadendo le differenze inconciliabili tra Jobs e il vendolismo. Ha deciso però di concentrarsi solo su uno dei punti che differenziano Apple e SEL, la battaglia per il free software.

Non ha accennato, ed è un peccato, al fatto che Jobs con il suo esempio contraddice l’idea (pardon, “narrazione”) vendoliana della vita e del lavoro: il patron di Apple il suo successo se l’è costruito da solo, senza sussidi all’imprenditoria giovanile, senza timore di licenziare chi non correva alla sua velocità, assicurandosi monopoli temporanei in mercati che creava da sé, chiedendo prezzi elevati ai consumatori, multinazionalizzando un’impresa nata in un garage non in regola con la stantìa burocrazia. Ha avuto un’idea, l’ha sviluppata, ha rischiato del suo, l’ha tradotta in realtà e, giustamente, ne ha raccolto i copiosi frutti, guadagnando uno sproposito. Ad un certo punto è stato persino licenziato dall’impresa che aveva fondato: incassato il colpo è ripartito, ha sviluppato nuove idee ed è tornato da vincitore e salvatore della patria alla Apple.

Fregandosene della crisi, della giustizia sociale, della bontà e della cattiveria, Jobs ha realizzato quello in cui credeva, l’ha venduto (anche a molti militanti di SEL, sospettiamo), l’ha venduto bene e – giustamente, dal nostro punto di vista – ha reinvestito i guadagni per ingrandire la sua azienda. Un creativo schumpeteriano, un distruttore di dogmi.

Non condividiamo certi toni messianici con cui il defunto signor Apple è stato ricordato all’indomani della sua morte: non riteniamo fosse un dio sceso in terra o l’unico vero filosofo dei nostri tempi. Steve Jobs era semplicemente un uomo, un uomo che ha saputo dare una forma ad un’intuizione e, con grande acume commerciale unito ad uno straordinario carisma, ha saputo venderla, a caro prezzo, a quelli che volevano condividerla con lui.

Purtroppo, per la sinistra nostrana, il denaro, il successo, la libertà d’impresa (soprattutto individuale) sono tuttora dei tabù: che un ex-hacker abbia fondato una società poi diventata miliardaria, che abbia insomma fatto i soldi con una sua idea, e senza aspettare i finanziamenti della Regione, per un militante di SEL con le idee “giuste” è né più né meno che la storia di un gravissimo tradimento.