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Le parole chiave di un manifesto per cambiare questo Paese

-Tutti fanno il loro programma. Questi sono mesi di programmi.
Tutti quelli che sono scesi in campo, quelli che in campo ci sono da sempre, quelli che dicono di non voler scendere in campo ma in campo ci sono già, quelli che il campo lo vedono come un terreno da arare per il loro lobbysmo, quelli che in campo vorrebbero esserci ma che, non contando una cippa, lo vedono e lo vedranno solo sul web o in tv.

Tutti, giustamente, pubblicano, di qui o di là, il loro scritto programmatico. E tutti vanno per parole chiave:
legalità, diritti civili, giustizia, economia, solidarietà, cultura, ambiente, cittadinanza, partecipazione, giovani, università, scuola, riforme, partito, alleanze, destra, sinistra, repubblica, patria, carceri, volontariato, donne, nazione, sicurezza, partito, rappresentanza, burocrazia.

Queste sono le parole della politica. Sono nomi, parole che indicano categorie civili.
La maggior parte di questi programmi, poi, citano, dicendolo e non dicendolo, concetti di matrice e di riferimento liberale. Ma veri o presunti, sinceri o posticci?
Qualche mese fa, con l’amico Marco Martorelli, per sviluppare una proposta di comunicazione politica, facemmo un lavoro inverso. Ci mettemmo a cercare alcune ricorrenze tematiche, predicati culturali, presenti nella dialettica politica sommersa.
Nei leciti desideri dei cittadini con una coscienza politica attiva.

Cercammo termini che non fossero “nomi” politici, ma predicati dinamici, che andassero oltre le parole “moderne” della “sinistra” e della “destra” e che coniugassero le logiche dinamiche della contemporaneità. In poche parole non termini statici, ma termini/azione, trasformantivi. Poi li traducemmo in logiche politiche, una sorta di dizionario per una sorta di liberalismo 2.0:
Chiarezza: nel rapporto tra istituzione e cittadini. Nelle norme e nelle regole. Nella comunicazione delle istituzioni. Nei diritti e nei doveri. Negli obblighi del cittadino e nel suo rapporto con le istituzioni e con le leggi.
Velocità: nell’elaborazione delle scelte politiche, nella sincronizzazione dei tempi della politica con i tempi imposti alla società dall’economia globale di mercato. Nella realizzazione delle opere pubbliche. Nella risposta alle emergenze. Nei tempi dei servizi pubblici: dall’autobus al processo.
Scelta: come autonomia dell’individuo. Reale preminenza di scelta del cittadino. Scelta come possibilità di scelta di vita, di condivisione, di costruzione, di fine. Possibilità di scelta educativa e lavorativa. Individui che scelgono senza i vincoli dell’obbligo e della riduzione del loro arbitrio, in nome delle proprie convinzioni.
Trasformazione: delle strutture dello Stato, delle economie locali, delle strutture sociali e delle infrastrutture tecnologiche. La trasformazione di un paese che per assolvere alle sfide della contemporaneità e del futuro deve compiersi in un moto continuo.
Sperimentazione: di nuovi modi della produzione industriale, scientifica, di studio, culturale. Sperimentazione di nuove formule sociali e comunitarie, di nuove formule del lavoro, di nuove identità professionali. Sperimentazione come innesco dell’ innovazione. Sperimentazione d’ incontro tra popoli e culture diverse. Sperimentazione come ingresso nel futuro tecnologico.
Semplicità e/o Leggerezza: come presenza dello stato e delle regole. Semplicità e maggior leggerezza nelle normative fiscali, nella razionalizzazione del sistema normativo e dell’apparato amministrativo dello stato. Leggerezza dell’intervento dello stato lì dove la società di per sé funziona. Uno Stato forte, presente, ma non invadente.
Ambizione: del paese, della nazione e dell’individuo. Ambizione di diventare ed essere un paese di primo piano nella globalità delle relazioni politiche ed economiche. Diritto all’ambizione del cittadino a potersi compiere nei suoi sogni, progetti e ideali senza doversi scontrare con gli ostacoli di una burocrazia elefantiaca e con gli steccati sociali e le logiche di casta e di appartenenza.
Certezza: delle soluzioni e delle risposte. Certezza nel diritto alla giustizia, e certezza nella giustizia. Certezza della sanzione e della pena. Certezza dei diritti, certezza dei doveri.
Attenzione: alla sicurezza, alla cura, all’ambiente, alle esigenze dei cittadini e dei territori. Attenzione alle esigenze ed istanze delle categorie e delle identità sociali. Attenzione ai bisogni dei più deboli e di chi vive ai margini.
Conoscenza (e competenza): come competenza professionale, come aggiornamento delle strutture culturali, come ragione del sistema educativo. Conoscenza come valore primario di un paese che fa di essa e della cultura un valore primario della propria identità. Conoscenza delle proprie radici, conoscenza di sé e delle alterità. Solo attraverso di essa il futuro non fa paura ed il nuovo è raggiungibile.
Credibilità: politica, istituzionale, professionale. Per un paese in cui la credibilità deve sostituirsi all’improvvisazione politica e professionale, dove chi è preposto a far qualcosa sia lì per merito e credibilità.
Bellezza: del cittadino, dei prodotti, del paese. Bellezza come tutela della salute psicofisica degli italiani. Bellezza come espressione industriale del talento creativo che ci vede leader in settori della produzione. Bellezza che come mantenimento e salvaguardia del nostro patrimonio artistico e paesaggistico.
Naturalità: per un paese attento all’ambiente e alla salute. Con la natura protetta da energie pulite, rinnovabili e non inquinanti. Con la cura nei controlli delle logiche di produzione agro-alimentari. Con la preservazione degli ecosistemi.

E poi, imprescindibilmente, “cultura”. Cultura è intraducibile in termini diversi. La parola cultura è dinamica per statuto. Se non fosse dinamica si sclerotizzebebbe – e con essa tutta la società, come sta accadendo alla nostra.

Bene. Le parole di cui sopra potrebbero essere parole chiave per un movimento politico? Non so, di certo rappresentano le istante e i desideri di chi questo paese vorrebbe cambiarlo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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