– I liberali perdono tutte le battaglie, perché non sanno come muoversi nelle moderne democrazie: non hanno privilegi legali da vendere e si oppongono alla spesa pubblica usata per comprare voti e ciò non porta né voti, né alleati.

Ma i liberali non raramente vincono le guerre, perché le loro teorie, a differenza di quelle dei loro oppositori, di destra e di sinistra, sono di norma corrette. Il risultato è la maledizione di Cassandra: sapere le cose in anticipo, e non poter far nulla per evitarle. I liberali vincono le guerre, di fatto, per suicidio delle idee avversarie.I liberali hanno sempre saputo che i mercati funzionano se la domanda e l’offerta sono libere di determinare i prezzi, ma la politica ha sempre controbattuto che i “prezzi giusti” doveva deciderli lei, e ogni volta che ci ha provato ha prodotto file di consumatori insoddisfatti e disoccupazione di massa. Hayek e Friedman sapevano negli anni ’60 che l’espansione monetaria avrebbe provocato inflazione, ma la politica non poteva perder tempo a capire la teoria e si arrivò alla stagflazione.

A leggere oggi Hazlitt, “Economics in one lesson”, si fa fatica a credere che c’è stato un periodo in cui il protezionismo, le barriere alla concorrenza, il controllo dei prezzi e altre politiche già confutate un secolo prima da Bastiat erano considerate la base della prosperità: mezzo secolo fa erano tutti tremontiani! Poi è arrivata la globalizzazione, e miliardi di persone sono uscite dalla povertà grazie al mercato. E non dimentichiamo il socialismo, che Mises e Hayek sapevano essere disfunzionale, ma che continuò ad essere elogiato da economisti come Samuelson fino agli anni ’80, poco prima del collasso finale.

Oggi abbiamo la crisi dei mercati finanziari e delle finanze pubbliche. Quante volte avete sentito liberali prevedere che ciò sarebbe accaduto? Ma la politica doveva dare la casa a tutti, non poteva evitare di distruggere il sistema finanziario. Doveva spendere per “soddisfare le richieste degli elettori”, non poteva rispondere “non se ne parla, non ci sono le risorse”. La politica è intrinsecamente disfunzionale.

Ogni politico ha incentivi a guadagnare voti con politiche che hanno effetti benefici nel breve termine (inflazione, debito, protezionismo) e nefasti nel lungo termine, e ad avvantaggiare gruppi organizzati (le “lobby”) a danno del resto della società, attraverso lo stupro del diritto e delle finanze. E soprattutto non ha incentivi ad affrontare questi problemi prima che incancreniscano al punto da rendere inevitabile una crisi: che ci voleva a tenere a bada il debito dieci anni fa? Nessuno, da entrambi i lati dell’Atlantico, è stato all’altezza.

I liberali possono perdere tutte le battaglie, risultare antipatici, e non aver idea di come uscire dalla “politicizzazione” della società che ancora oggi trionfa ovunque. Ma tendono ad avere ragione. E nel lungo termine, dopo aver causato prevedibili ed evitabili crisi, povertà, inflazione e disoccupazione, indebolito la società, e usato inutilmente la coercizione contro i mulini a vento, la politica è costretta a fare scelte liberali, per sopravvivere. In passato sono state la riduzione del protezionismo, la riforma delle assicurazioni sui depositi e il controllo dell’inflazione; in futuro potrà essere il controllo del debito e l’eliminazione delle politiche creditizie destabilizzanti. Speriamo.

La democrazia porta spontaneamente alla sostituzione delle scelte individuali con le scelte collettive, ma per quanto la fagocitazione della sfera sociale da parte di quella politica sia una tendenza connaturale alla politica, il mondo non può fare a meno dei liberali, perché sono gli unici che sanno come evitare che questo triste teatrino si diriga verso l’autodistruzione.

Può darsi che un giorno i liberali non faranno in tempo a venir presi sul serio, può darsi che la civiltà occidentale all’ennesimo tentativo riuscirà ad autodistruggersi.  Però, se cercate una soluzione ad un problema, sapete dove cercarla anche prima che il problema si palesi: ascoltate Cassandra.

Il meccanismo alternativo, il pragmatismo interventista che va avanti per prove ed orrori (con la ‘o’) e aborre i principi, è troppo lento e troppo costoso. Come dice il mio amico Arthur Wellesley, nessuno lo ammetterà mai: il collettivismo è l’unica visione del mondo che stimola l’immaginazione, i sogni e i desideri delle masse. I liberali, al massimo, possono fungere da capri espiatori: ma di fatto, alla fine, sarà sempre necessario dar loro retta.