-Quando Verdini dice che a regnare è la “legge del caos”, a cui il governo a volte si appoggia e a volte si impicca, spiega anche – ma non lo sa – perché Berlusconi dovrebbe farsi da parte.
Se l’ordine politico di un paese si fonda sul disordine e se ne alimenta, non ci si può sorprendere che i mercati, che ai conti dell’Italia dovrebbero prestare credito, si mostrino diffidenti.

Quanto è successo ieri è grave. Quanto rischia di succedere oggi potrebbe esserlo perfino di più.
Il Rendiconto fotografa il consuntivo di bilancio. Ad uscire bocciati dal voto di ieri non sono i “numeri” – che tali sono e non potrebbero essere diversi – ma l’esecutivo che ha portato quei numeri in Parlamento. Il governo “rende conto” e il Parlamento decide se i conti politicamente tornano. Ieri non sono tornati.

Il “far finta di niente” – c’è perfino chi pensa che, bocciato l’articolo 1 del provvedimento che “approva il Rendiconto”, si possa continuare a votare i seguenti, che ne costituiscono le parti – comporterebbe insormontabili problemi procedurali. Ma soprattutto aggraverebbe un problema sostanziale che comprensibilmente a Palazzo Chigi non apprezzano, ma che certamente al Quirinale comprendono in tutta la sua gravità.

Che l’esecutivo oggi si nasconda dietro l’articolo 81 della Costituzione – utilizzata come una sorta di scudo umano – appartiene al disordine istituzionale che il disordine politico porta con sé. Approvare il Rendiconto è costituzionalmente necessario, ma non è il presupposto per tenere in piedi un governo che in piedi non sta. Non è da irresponsabili – come dice Berlusconi – far cadere il governo a Rendiconto non approvato, ma al contrario far finta che un governo ancora ci sia, quando invece manifestamente non c’è.

Napolitano oggi si è chiesto e ha chiesto al premier “se la maggioranza sia in grado di operare”. È una domanda di cortesia, retorica: la risposta c’è già, l’hanno data i fatti di questi mesi, ed è “evidentemente no”. Ciò che va impedito, al momento, è che il governo torni alla Camera a chiedere e “ricomprare” a caro prezzo la fiducia parlamentare. Per approvare il Rendiconto, c’è tempo. Per riportare ordine nella vita politica e istituzionale dell’Italia “berlusconiana”, il tempo è invece scaduto.