di SIMONA BONFANTE – Una leadership che è costretta a blindarsi e scongiurare manifestazioni di dissenso, reprimendone anche le più innocue occorrenze, non è una leadership ma un padronato. Un padronato incapace di nulla di diverso dall’adire metodi staliniani per perpetuare la propria stretta sulle leve del comando, non è più un padronato ma una dittatura.  Umberto Bossi e Silvio Berlusconi sono quella cosa lì.
La tendenza è diffusa: d’altronde, in un paese a debordante maggioranza illiberale, è comprensibile. Eppure, anche nel Pd si sono arresi: a Matteo Renzi, la sua osteggiatissima corsa alla leadership bersaniana, non gliela può impedire nessuno.

Anche nei regimi illiberali come il nostro, però, quando si supera la pur altissima soglia di tolleranza alla trasgressione delle peculiarità democratiche, il rischio è la sollevazione, ed in tal caso, per il padrone, son guai. Sta succedendo alla Lega, sta succedendo al Pdl.  Bossi e Berlusconi non capiscono: si stupiscono, anzi, di come possano mostrare così poca gratitutidine e così tanta sfacciataggine queste spaiate voci libere, questi amministratori che rimettono la tessera, questi blogger che dicono ‘ci ho creduto, t’ho votato’, hai fatto nulla, mo’ basta’. Non capiscano, B&B, come possa esserci gente così ingenua da pensare che il partito – il loro partito – possa avere vita propria, e che quella vita possa addirittura essere alimentata per via democratica, dai militanti, i simpatizzanti, gli elettori, gli eletti.

Lo scorso week-end il Premier festeggiava a Mosca il compleanno del prossimo ed ultimo Presidente della Federazione russa (e – come è ormai palese – il Primo della nuova Urss), mentre Merkel e Sarkozy decidevano le sorti dell’Europa. Lunedì, ben riposato, arriva il Ministro Frattini e coi franco-tedeschi fa l’offeso. Certo, non è che questi possono decidere anche di noi, ma senza di noi? E no che non possono: è solo che noi è da un bel po’ di tempo che, là dove si decidono le cose, non ci siamo praticamente più.
Ecco, caro segretario Alfano, basterebbe questo, no, a rendere legittime le preoccupazioni di quanti chiedono che al governo ci vada subito uno capace di governare davvero.