Mentre a Berlino si decideva sull’Italia, il Cav. tornava ignaro dalle feste di Russia

– Ieri, mentre Merkel e Sarkozy si riunivano a Berlino per discutere delle sorti europee, Berlusconi se ne tornava in Italia dai festeggiamenti a San Pietroburgo per il compleanno di Putin. Se la strana coppia franco-tedesca ha deciso per sé e per l’Europa – conscia che separare i destini di Parigi e Berlino da quelli di Atene, Roma e Madrid è impossibile – non sappiamo di cosa abbia discusso quella italo-russa.

Presumiamo che a tener banco nei dialoghi del Cav. con l’amico Vladimir non fossero i criteri di utilizzo dell’Efsf per la ricapitalizzazione delle banche europee, che è il tema da cui Merkel e Sarkozy sono partiti, tentando di conciliare i rispettivi interessi: l’uno a non pagare per intero sul conto francese, con ripercussioni prevedibili sul rating del paese, le ricapitalizzazioni degli istituti di credito più esposti alla crisi del debito europeo, l’altra ad impedire che siano gli euro tedeschi ad andare in soccorso di Parigi.

Presumiamo perfino, con una qualche malevolenza, che leggendo i lanci di agenzia che hanno preceduto l’incontro, Berlusconi abbia pensato che il vertice franco-tedesco riguardasse questioni franco-tedesche e non un’emergenza in cui l’Italia ha la sua parte – visto che è anche italiano il debito che scotta – e il suo rischio. Che le banche italiane siano in salute solo perché non hanno in pancia molti titoli greci è una balla colossale. Ma come a tutte le balle che racconta, anche a questa Berlusconi potrebbe finire per credere.

Di certo, comunque, Berlusconi e Putin non hanno discusso della modifica dei trattati europei per assicurare “una cooperazione più stretta e vincolante nelle questioni di politica finanziaria ed economica”, che il presidente francese e la cancelliera tedesca hanno infine annunciato (quale rivoluzione questo possa comportare, anche per la ponderazione su base nazionale dei voti nel direttivo della BCE, è spiegato qui). La cosa più probabile, anche se è la più banale, è che Berlusconi neppure prevedesse l’accelerata della coppia Merkel e Sarkozy, visto che tutto quello che avviene nel mondo, e ancora di più in Europa gli passa davanti e di dietro, di sopra e di sotto, lo scavalca e lo trapassa, ma in fondo non lo riguarda.

Ieri si è avuta l’ennesima conferma di ciò che proprio lo standing internazionale, più che il comportamento domestico del premier ha ripetutamente dimostrato: che tra gli interessi italiani e quelli di Berlusconi non c’è solo un contrasto, ma una sostanziale estraneità. Che la “politica” di Berlusconi risponde agli interessi del Berlusconi politico – e speriamo solo a questi – ma non a quelli italiani.

Reagire ad una crisi di ruolo e credibilità internazionale cercando riconoscimenti all’estero dai pochi e meno presentabili degli “amici” rimasti in circolazione non rafforza Berlusconi – che non può neppure considerarsi “l’uomo di Mosca” sul tavolo europeo – ma indebolisce l’Italia privandola di autorevolezza, di peso e perfino di rappresentanza nei consessi internazionali.

Così, mentre Merkel e Sarkozy decidevano cosa fare dell’Europa e dell’Italia, il premier italiano se ne tornava ignaro da una “vista privata” in Russia, dove era andato a farsi i fatti suoi (Sarkò il giorno prima era andato in Georgia, per opporsi ai disegni neo-sovietici di Putin: ecco un’altra differenza di contenuto e non solo di stile). Ma se a San Pietroburgo tutti – c’è da giurarlo – avranno notato la sua presenza, nessuno a Berlino si sarà accorto della sua assenza.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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